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Riso Gallo Venere “prodotto in Uk”: ma l’origine è italiana. Le perplessità di un lettore e la risposta dell’azienda

Pubblichiamo di seguito la lettera  di un nostro lettore e la risposta dell’azienda Riso Gallo SpA.

Tra gli scaffali del supermercato ho trovato un prodotto interessante, una confezione di riso venere Gallo già cotto, pronto da mangiare. Però ho notato che sul retro c’è scritto che è “prodotto in UK”. Ma il riso è italiano o del Regno Unito? La legge italiana non prevede forse per il riso obbligo di indicare l’origine in etichetta? Luca S.

Il Riso Gallo Venere è “prodotto in Uk” ma l’origine è italiana

La lettera è stata inviata anche all’azienda Riso Gallo SpA che così ha risposto

Il riso Venere di tutta la nostra produzione è coltivato in Italia, nella pianura padana, come del resto si evince dalla certificazione “Filiera Riso Venere – Autorizzazione n. 549” riportata nel riquadro sul retro della busta.
In ogni caso le garantiamo che l’obbligo di indicazione della provenienza è previsto solo per il riso venduto come tale e non per le preparazioni a base di riso. Il prodotto in questione, ovvero Riso Venere Expresso, è un “preparato a base riso Venere precotto” (denominazione legale riportata sul retro della confezione). Per questa ragione, non appartiene alla categoria merceologica del riso come definita dalla storica legge sul riso L325 del 18/03/1958 (sostituita dalla più recente DM 131 del 04/08/2017), pertanto non è soggetto all’applicazione dell’indicazione dell’origine del riso come regolamentato dal DM 26/07/2017 dove, all’articolo 1, si definisce appunto il campo di applicazione del decreto stesso: “Art. 1 – Ambito di applicazione – 1. Le disposizioni del presente decreto si applicano al riso come definito dalla legge 18 marzo 1958, n. 325, di cui ai codici doganali 1006;[…]”.

Ad ulteriore conferma di quanto sopra esplicitato, si allega la nota ministeriale volta a meglio definire gli ambiti di applicazione e a meglio chiarire in modo univoco, tra tutti gli operatori della filiera, l’interpretazione del decreto in questione. I quesiti sono stati posti, come potrà leggere, dall’Associazione di categoria delle industrie risiere (Airi) con l’obbiettivo di allineare tutti i membri dell’Associazione al volere del legislatore in modo corretto.

Relativamente all’altro punto, ovvero alla scritta “prodotto in UK” riportata sulle confezioni di Venere Expresso, essa non si riferisce alla produzione del riso (nel caso del Venere la coltivazione e la sbramatura avviene in Italia), ma al processo di precottura e confezionamento che viene realizzato proprio in UK.
Sperando di aver chiarito i dubbi, le rinnovo la mia disponibilità in caso di necessità di ulteriori informazioni

Riso GalloEd ecco le riflessioni del lettore.

Mi sembra comunque ambiguo per il consumatore che venga etichettato come “preparato a base riso Venere precotto” un riso tal quale semplicemente precotto (senza aggiunta di altri ingredienti, come invece il termine “preparato a base di…” lascia intendere), sfuggendo così all’applicazione della norma sull’indicazione di origine. Anche la scritta sulla confezione “prodotto in UK”  è ambigua perché il consumatore può essere  tratto in inganno sull’origine del prodotto acquistato. È evidente che tale scritta viene riferita all’unico ingrediente presente nella confezione, e non al processo produttivo che l’azienda realizza dove ritiene meglio, anche in uno o più Paesi nel mondo.
Curioso comunque che un prodotto “povero” come il riso venga inviato dalla Pianura Padana in UK e poi debba ritornare sui nostri scaffali, solo per essere precotto e confezionato.
Luca S.

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15 Commenti

  1. Avatar

    E’ demenziale.
    Si coltiva il riso in Italia, lo si spedisce in GB solo per la precottura e il confezionamento e torna in Italia.
    Alla faccia dell’inquinamento.
    Per me, questo prodotto (come tutti quelli prodotti in modo simile) può rimanere sullo scaffale.

    • Avatar

      Sul piano della coscienza ambientale, capisco il suo commento. Non credo però che la ditta sia demente. Sa fare i suoi conti di sicuro. Evidentemente in UK ci sono strutture che gli permettono un costo di lavorazione tale da compensare perfino il trasporto. Oppure, mera ipotesi, è un prodotto particolarmente acquistato in UK per cui conviene produrre lì anche la quantità destinata a rientrare in Italia.
      Faccio peraltro notare la “buona fede” della ditta, in quanto è evidente che avrebbe interesse, per il prodotto venduto in Italia, ad etichettarlo come italiano… Non possiamo quindi nemmeno scrivere che ci prenda in giro, quanto prendere atto che le logiche (ed i costi) commerciali hanno altri riferimenti che non quelli ambientali.
      Del resto, un solo volo aereo può portare in UK e viceversa parecchie tonnellate di prodotto: un solo volo aereo, come uno delle centinaia che ogni fine settimana spostano i cittadini europei a Parigi, Barcellona Vienna ed ovunque, per brevi ma inquinanti soggiorni di 2 giorni….

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      Mamma mia, da non comperare assolutamente ! Non siamo più capaci neppure di cucinare un pugno di riso ? Lasciatelo pure agli inglesi, che in quanto a cucina…..

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    Personalmente non ritengo intelligente pagare un prezzo che al suo interno considera il costo di un viaggio del prodotto andata e ritorno attraverso e poi (tra un pò) fuori dall’Europa.

    Senza considerare l’inquinamento che ne consegue.

    Peccato, perché il prodotto è buono e sopratutto molto pratico.

  3. Avatar
    Giacomo Moretti

    Probabilmente viene precotto nella nazione dove se ne consuma di più in quel formato.
    Cosi avrebbe senso

  4. Avatar

    Il riso venere ve.lo potete precuocere in casa e velo mettete sottovuoto da soli. Dura come minimo una settimana.

    • Avatar

      Federico sono d’accordo con te, stiamo rasentando la follia. Non comprerò mai un prodotto che nonostante la sua semplicità si renda complice di inquinare con gli assurdi trasporti fuori dall’Italia solo per essere bollito.

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    Per la normativa la denominazione “riso” è riservata solo a quello per così dire “non cotto”, pertanto non c’è nulla di ambiguo e neppure l’intenzione di sottrarsi ad alcunché, semplicemente l’osservanza delle norme sulla denominazione del prodotto, casomai è il consumatore medio a non conoscere la legge, come dicono i giuristi “ignorantia legis non excusat”. Semmai fa sorridere che si citi nella risposta il DM 26/07/2017 sull’origine che, come più volte sottolineato dall’Avv. Dongo, è illegittimo e non applicabile per difetto di notifica a Bruxelles.

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    Di solito ci si lamenta quando un prodotto fatto altrove viene fatto intendere come italiano (italian sounding) ma in questo caso siamo all’opposto: il riso è italiano e il prodotto finale è made in UK, eppure ci si lamenta lo stesso. Secondo me bisogna finirla di lamentarsi “a prescindere” e concentrarsi sulle cose davvero importanti.

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    Grazia Martorano

    Molta parte del problema a mio parere nasce dalle nostre nuove abitudini di consumo. Credo che anche chi ha poco o pochissimo tempo per cucinare dovrebbe provare a far cuocere il riso per esempio al mattino mentre fa colazione per consumare un pasto sano quando torna a casa. Un vantaggio per noi e un vantaggio per l’ambiente.

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    Leggere alcuni commenti è imbarazzante.
    “Prodotto in UK” non è fuorviante; è chiaro e trasparente. Se l’azienda non possiede la tecnologia per preparare il prodotto lo fa fare a qualcun altro oppure l’azienda stessa possiede queste tecnologia in UK.
    Tralasciando il discorso ambientale (ma signori allora dovreste lasciare sugli scaffali, per una ragione o per un’altra, moltissimi dei prodotti che normalmente acquistate) non c’è nulla di strano o fuorviante.
    C’è l’ignoranza e la voglia di creare allarmismi e polemiche talvolta ingiustificate.
    Il mondo dell’etichettatura e della legislazione alimentare può non essere facile ma prima documentatevi un pochino altrimenti andate a leggere e commentare Topolino.

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      Sottoscrivo ogni parola. A questo punto se devo muovere un appunto all’azienda e’ non aver marciato sul fatto che il riso e’ coltivato in Italia. Risibili coloro che dicono che il riso andrebbe precotto in casa. Ma saranno affari del consumatore che tipo di prodotto possono acquistare e per quale motivo? In Italia non si puo’ avere una conversazione sul cibo che non sia pretestuosa, provinciale e irrazionale. Sara’ forse colpa della dieta mediterranea?

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    Il discorso ambientale dovrebbe entrarci sempre, anche se ovviamente un prodotto che noi non possiamo far crescere in loco dobbiamo per forza farlo viaggiare per consumarlo.
    Non si tratta nè di allarmismi nè di polemiche , semplicemente non ha (buon) senso produrre una cosa , farla cucinare o confezionare ben lontano e riportarcela a casa per essere venduta, secondo me è una pratica , consentita dalla legge ma deprecabile e come suggerito dovrebbe essere lasciata sugli scaffali insieme a tanti altri prodotti similari, tra l’altro io vedo lo stesso identico articolo prodotto in Italia.
    Ma insomma non stiamo parlando di tecnologia della fusione nucleare , è un tipo particolare di cottura e si tratta solo di vile denaro , evidentemente l’azienda produttrice ha deciso così per sue convenienze e sicuramente scaricherà il costo sull’utilizzatore finale ad esclusione dello spreco energetico e dell’inquinamento che è sulle spalle di tutti.

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