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Il “finto” riso biologico: FederBio si difende dai sospetti sollevati da Report e spiega come funziona il sistema delle rese e delle stime

La questione del finto riso biologico dibattuta nella trasmissione televisiva Report, è scaturita da una lettera aperta firmata dai presidenti delle associazioni giovanili delle quattro principali province risicole italiane.I giovani risicoltori scrivevano «non si può certo affermare che alcuni pratichino il “finto biologico”», ma sollevavano interrogativi su qualche appezzamento di riso biologico in mono-succesione troppo “pulito” dalle erbe infestanti. Facciamo un passo indietro, per comprendere meglio la situazione. Va premesso che nell’agricoltura biologica è vietato l’uso di diserbanti chimici di sintesi per tenere sotto controllo le erbe infestanti (che nelle risaie sono particolarmente insidiose) e si deve rispettare il metodo delle rotazioni agrarie pluriennali, senza seminare consecutivamente la stessa coltura nello stesso appezzamento. Non siamo di fronte solo a una buona pratica agronomica (fondamentale quando non si utilizzano erbicidi e insetticidi), ma a un preciso obbligo di legge.

Il regolamento CE n.834/2007, che ha aggiornato il quadro normativo europeo, prevede che «la fertilità e l’attività biologica del suolo siano mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, comprese leguminose e altre colture da sovescio, e che la concimazione avvenga con concime naturale di origine animale o con materia organica, preferibilmente compostati, di produzione biologica» e che «la prevenzione dei danni provocati da parassiti, malattie e infestanti è ottenuta principalmente attraverso la protezione dei nemici naturali, la scelta delle specie e delle varietà, la rotazione delle colture, le tecniche colturali e i processi termici». Un decreto ministeriale del 2010 definisce meglio quest’obbligo stabilendo le regole per il succedersi nel tempo della coltivazione di specie vegetali differenti sullo stesso appezzamento.

Cos’è successo in Piemonte? La Giunta Regionale, senza alcuna richiesta da parte delle organizzazioni degli agricoltori biologici (che, anzi, hanno giudicato il provvedimento un non-sense agronomico) ha dettato proprie disposizioni in materia di produzione del riso, rendendo nei fatti la pratica della rotazione del tutto facoltativa (con delibera n.55-954 del 3 novembre 2010).  Il ministero delle Politiche agricole ha richiamato più volte all’ordine la Regione, ma questa, ritenendo l’agricoltura un tema di sua esclusiva competenza, ha mantenuto la propria decisione. AssoBio, l’associazione delle maggiori imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici (vi aderiscono circa quaranta aziende italiane), giunta a conoscenza del documento dei giovani di Confagricoltura, li ha sollecitati a segnalare comportamenti illeciti, di cui avessero prova, agli organismi di controllo o alla Regione, al Nucleo Antifrodi dei Carabinieri e all’Ispettorato Centrale Repressione Frodi.

riso biologico
Le stime considerate da Report non corrispondono a ciò che realmente si è ottenuto nel “bio”

AssoBio ha anche offerto la disponibilità della federazione FederBio a gestire una loro segnalazione in forma anonima, con l’obiettivo di bloccare ogni comportamento illecito «di operatori che esercitino una concorrenza sleale a danno dei consumatori e dell’intero sistema produttivo biologico nazionale». Secondo AssoBio «non procedendo alle segnalazioni di rito agli organismi e/o alle autorità competenti né direttamente né tramite FederBio, la vostra nota rimarrà una generica lamentazione; nessun eventuale problema verrà risolto e l’unico risultato sarà quello di aver instillato dubbi tra i lettori in relazione all’operato delle aziende che operano correttamente», tuttavia i giovani risicoltori non hanno dato seguito alla lettera aperta.

La questione riprende a dicembre con l’inchiesta televisiva di Report che viene rimbalzata con un certo risalto sulla stampa. Sui giornali si è letto (c’è ancora abbondante traccia sul web) che secondo «il sito del Sinab (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, un ufficio del ministero delle Politiche agricole)  il riso bio prodotto in Italia ammonta a 570.217 mila quintali, su una superficie di 8.405 ettari». Se il dato fosse vero vorrebbe dire la resa sarebbe di  67.842 quintali per ettaro! Un’esagerazione. In realtà, sul sito del Sinab si legge che la resa “stimata” del riso è di 570.217 quintali (non 570.217 mila, ovvero mille volte di più ) e che gli ettari coltivati a riso erano 9.528 e non 8.405. A conti fatti con le cifre corrette, la resa media per ettaro era più umana di quanto riportato negli articoli, e cioè 59,8 quintali contro i 66 quintali per ettaro che l’Ente Nazionale Risi indica per il riso convenzionale.

Ma c’è un altro problema: la pubblicazione del Sinab indica soltanto “stime” perché è stata realizzata, come ogni anno, in occasione di Sana, fiera del biologico che si tiene a Bologna ai primi di settembre (il che significa che è stata messa a punto a luglio). Non avendo il tempo materiale di elaborare i dati di consuntivo (quelli verificati davvero nel corso delle ispezioni alle aziende) che gli organismi di controllo comunicano ogni anno al ministero, come previsto dalla norma, al Sinab non rimane che pubblicare delle “stime”, che  in assoluta trasparenza e correttezza sono indicate come tali. Se le testate che si sono occupate della questione avessero effettuato un check dell’articolo con il Sinab o con FederBio, avrebbero appreso  che (“stime” a parte) la resa media per ettaro rilevata  dagli organismi di controllo per il 2013 era stata soltanto di 44,65 quintali per ettaro, cioè ben il 32,3% in meno delle resa media del riso convenzionale.

È quindi del tutto campata in aria l’informazione che le rese del riso biologico sarebbero state identiche a quelle del riso convenzionale.  Si può dire che il Sinab ha sovrastimato  (ma ha chiaramente indicato che di stime si trattava) la produzione: oggettivamente troppo poco per  un articolo. C’è di più: nel 2013 le 235 aziende risicole  biologiche hanno ricevuto 500 ispezioni (una media di 2,12 ciascuna); al 35,3% delle aziende sono stati prelevati campioni da sottoporre ad analisi; degli 83 campioni, 3 sono risultati positivi all’analisi (cioè presentavano residui di principi attivi non ammessi nella produzione biologica) e hanno dato luogo alle conseguenze previste dalla legge (soppressione della certificazione, sospensione o esclusione dell’azienda dal sistema di controllo, segnalazione alle autorità competenti). Chi ha seguito la trasmissione di Report ricorderà che un’azienda sospesa dal sistema di controllo in seguito alle analisi è stata contattata telefonicamente dal giornalista, ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Tutti i documenti sono a disposizione di chi ne faccia richiesta. Un risultato positivo di questa attenzione mediatica c’è stato. La Regione Piemonte, con delibera di Giunta n.41-526 del 3 novembre 2014 ha revocato la delibera del 2010 (assunta da una Giunta diversa), rimettendosi  in linea con le norme nazionali ed europee e ripristinando l’obbligo della rotazione, che c’è sempre stato in Lombardia (maggior regione risicola biologica italiana), in Veneto e nelle altre regioni e che è fondamentale per la buona pratica agronomica. Peccato che per arrivare a questo risultato positivo il settore biologico sia stato infangato.

Roberto Pinton (unità di crisi di FederBio)

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. È chiaro dalla trasmissione Report che il riso bio non esiste, lo hanno detto in molti nella trasmissione e io che compro spesso bio non comprerò riso bio.

    Mi dispiace per gli agricoltori onesti che ci sono ma se anche l’Istituzione massima ovvero la Regione Piemonte è favorevole e fa leggi che supportano questo sistema del finto bio allora non c’è più speranza..

    Io compro riso industriale piemontese o magari estero se carpiscono la mia fiducia. In certi paesi c’è più onestà.

    • Roberto La Pira

      Io riso biologico esiste e Report non è certo l’oracolo di Delphi. Altre volte Report ha riportato concetti errati nei servizi dedicati al cibo e noi lo abbiamo scritto . Diciamo pure che la nostra autorevolezza in materia alimentare ha qualche punto in più.
      in

    • Se ha la cortesia di leggere l’intervento, vede che nel 2013 c’erano 235 aziende risicole biologiche, che hanno subito 500 ispezioni e 83 prelievi di campioni da analizzare; 3 sono risultati non conformi, sono state sanzionate e segnalate alle autorità.

      L’aritemitica che ho imparato io mi porta a considerare che 80 analisi su 83 (non sulla granella, ma sulla pianta, dove -eventualmente – si possono trovare i residui) non hanno rilevato presenza di fitofarmaci.

      Il “sistema di controllo” serve a “controllare”.
      Verifica il comportamento delle aziende e segnala all’autorità competente i comportamenti non a norma; con la sua pressione, scoraggia comportamenti criminosi.

      Non può impedire che siano commessi, proprio come la polizia non può impedire che si commettano reati: ragionevolmente le si può chiedere di scoprire i colpevoli e di consegnarli alla giustizia, funzionando, così, anche da deterrente. Ma la pretesa che la sua esistenza impedisca di per sè il compimento dei reati è fantasiosa.

      Sosterrebe che a Milano non ci sono persone oneste perchè a Milano è emersa una «cupola degli appalti» sull’Expo?
      Eppure non si fa scrupolo di sostenere che il riso biologico non esiste proprio perchè il sistema di controllo ha funzionato facendo emergere tre casi di non conformità…
      Saranno lieti i risicoltori biologici intervistati da Report e gli altri 230 e passa.

      Per quanto riguarda la Regione Piemonte, ha ripristinato la normalità revocando la precedente delibera di giunta che era un insulto all’agronomia e alla logica.

      Sul diserbo del riso “industriale” (come lo chiama Lei) veda http://enterisi.it/upload/enterisi/gestionedocumentale/BoglioloBonfadini13-01-11_784_2304.pdf, http://www.venetoagricoltura.org/upload/pubblicazioni/Forum%20Fito%20023/SCARABEL.pdf, http://gire.mlib.cnr.it/documentsSource/pubblicazioni/gestione_riso.pdfe quant’altro può sbizzarrirsi a trovare in rete.

      Le segnalo che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nel 2010 ha trovato residui di pesticidi nel 55,1% dei 714 punti di campionamento delle acque superficiali (nel 34,4% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti delle acque potabili); è risultato contaminato il 28,2% dei 656 punti di prelievo delle acque sotterranee, nel 12,3% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti.
      Le sostanze complessivamente individuate nelle acque sono state 166, in prevalenza diserbanti e loro metaboliti.

      Gli standard di qualità ambientale (SQA), cioè la concentrazione di un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata, per tutelare la salute umana e l’ambiente sono stati superati per 35 sostanza sulle 289 cercate nelle in 1.297 punti di monitoraggio delle acque superficiali, per 58 sostanze su 345 cercate in 2.324 punti di monitoraggio di in quelle sotterranee.

      Auguri, con il suo “riso industriale”.

  2. Compro solo riso integrale bio, Made in Italy, e continuerò a farlo, perchè ho fiducia.
    Ci sono moltissimi produttori onesti, e penso che quelli che non lo sono, in realtà ne sono pochi.
    Credo invece che ci siano molte aziende che hanno interesse nel diffamare i prodotti biologici…