Home / Packaging / Packaging, giro di vite in Cina contro gli imballaggi in eccesso. Centinaia di prodotti coinvolti

Packaging, giro di vite in Cina contro gli imballaggi in eccesso. Centinaia di prodotti coinvolti

Nello scorso mese di novembre l’Amministrazione statale cinese per la regolazione del mercato (SAMR), insieme con il ministero dell’Industria, ha reso noto il suo nuovo regolamento sul packaging di centinaia di prodotti alimentari e cosmetici. Lo scopo è quello di ridurre l’enorme quantità di materie prime impiegate nel confezionamento, vietare pericolose commistioni finora permesse e anche tenere sotto controllo i prezzi di prodotti popolarissimi. La normativa, di cui dà conto FoodNavigator, si dovrà applicare a 31 categorie di alimenti tra i quali gli oli, i cereali, gli aromi, i prodotti a base di carne, i biscotti, i latticini, gli alimenti in scatola e quelli a basso prezzo, le bevande, i tè, gli snack, le caramelle, il cioccolato e molto altro: virtualmente, a tutti i prodotti alimentari (e cosmetici).

Il provvedimento è stato motivato dal fatto che oggi tra il 30 e il 40% dei rifiuti domestici cinesi deriva proprio dal packaging, un eccesso diventato ormai intollerabile. Per questo il governo cinese ha deciso di regolamentare in modo assai rigoroso ogni dettaglio. Così, i produttori di cereali e alimenti a base di cereali non potranno utilizzare più di tre strati di imballaggio. Per esempio, per uno snack, non potrà esserci più di un involucro per la singola unità, seguito da un altro per tutti gli snack della confezione, ed eventualmente da un terzo strato per evidenziare il brand. Per altri prodotti ne sono concessi fino a quattro. Per quanto riguarda gli spazi vuoti concessi, tutto dipende dal volume finale. Si va da confezioni con uno spazio vuoto fino all’85%, se il prodotto è di un millilitro o di un grammo (o meno), fino a prodotti con volumi o pesi superiori a 50 g (o ml) con una percentuale massima permessa è del 30%. Per scoraggiare ulteriormente l’eccesso di confezioni, il SAMR ha anche stabilito, con eguale minuzia di particolari, quanto un produttore può spendere, e cioè non più del 20% del costo del prodotto impacchettato, anche se lo strato più interno (spesso il più costoso) può essere escluso dal calcolo finale. 

 

mooncake
Sono stati introdotte misure di riduzione del packaging specifiche per i prodotti festivi, come le mooncake

Un aggiornamento di questi giorni ha poi introdotto ulteriori restrizioni, con un’attenzione specifica agli alimenti prodotti in occasione delle festività quali le mooncake, tradizionali per la festa di metà autunno, e i ravioli di riso i (zongzi) tipici di quella annuale delle barche drago, per evitare che alimenti così particolari, ma anche estremamente popolari in certe settimane, possano sfuggire alla normativa, rientrando nella categoria ‘altro’. Anche per mooncake e ravioli valgono dunque la regola dei tre strati massimi, così come quella del costo non superiore al 20%. Ma c’è di più. Per rendere il packaging più sicuro, le nuove norme vietano di utilizzare metalli o pietre preziosi e legni pregiati nelle confezioni, come invece era permesso e molto comune finora in occasione delle festività. Ora non sarà più possibile inserire oggetti nella stessa confezione del cibo e neppure realizzare packaging misti, che oltretutto farebbero superare i limiti di costo. Nella nuova versione, infine, si anticipa ad agosto 2022 l’entrata in vigore di queste regole, prima di quelle generali previste per settembre 2023, proprio pensando alle festività autunnali, anche se tutto ciò che è stato prodotto prima di quella data potrà essere venduto.

Ai produttori, comunque, sono richiesti grandi cambiamenti e sacrifici economici, perché la era pratica molto comune racchiudere alimenti di diverso tipo in un unico packaging speciale. Ovviamente, tutto ciò avrà ripercussioni sulle pubblicità, che non potranno più contare su queste confezioni festose e particolarmente assortite.

La Cina muove così i suoi primi passi verso comportamenti più consapevoli e sostenibili, mentre in tutto il mondo ci si interroga sull’impatto del packaging di per sé (e non solo di quello in plastica), e su come fare per ridurne la portata e utilizzare materiali diversi da quelli attuali, possibilmente biodegradabili, riciclabili o compostabili. Viste le dimensioni del mercato cinese, se le nuove norme accelerassero la transizione, si raggiungerebbero già traguardi insperati.

© Riproduzione riservate Foto: Depositphotos

Da 12 anni ilfattoalimentare racconta con i suoi articoli cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

In questi anni ci hanno sostenuto decine di aziende grandi e piccole con i loro banner e moltissimi lettori con le donazioni.
Tutto ciò ha reso possibile la sopravvivenza di un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici.

Il Fatto Alimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli e ai dossier. Questo perché in rete tutte le persone hanno il diritto ad avere un'informazione libera e di qualità, senza il vincolo di dovere pagare. Tutto ciò è possibile grazie alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza la necessità di farcire gli articoli con pubblicità invasive.

Sostieni ilfattoalimentare ci vuole solo un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche sostenerci con un versamento mensile.

Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

Guarda qui

acquario di genova acqua brick tetrapack

Anche l’Acquario di Genova dice basta all’acqua in bottiglie di plastica: arrivano i brick firmati

Anche l’Acquario di Genova, il più grande d’Europa, dice basta alle bottiglie di plastica monouso: …