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Piano del governo britannico per ridurre le calorie di pizze e cibi pronti. In dieci anni, i bambini di 11 anni gravemente obesi sono aumentati di un terzo

bastoncini di pesce patate fritte carta paglia salsaIn Gran Bretagna, le pizze vendute ai ristoranti e nei supermercati dovranno ridurre le dimensioni o i condimenti, così come torte, piatti pronti e sandwich, per ridurre le calorie. È quanto anticipa la stampa inglese, secondo cui il governo sta predisponendo un nuovo piano anti-obesità, che dovrebbe contenere nuove raccomandazioni. Secondo la bozza del piano, una pizza standard non dovrebbe contenere più di 928 calorie, molto meno di parecchie di quelle attualmente vendute da takeaway, ristoranti e negozi. Limiti verranno raccomandati anche per sughi, zuppe, hamburger e carni lavorate.

Le indiscrezioni sul nuovo piano sono apparse insieme ai nuovi scioccanti dati sull’obesità infantile pubblicati da Public Health, il Dipartimento della Salute del governo di Londra, che ha confrontato i dati relativi all’attuale anno scolastico 2017-2018 con quelli dell’anno 2006-2007. In questo decennio, il numero dei bambini di 11 anni gravemente obesi è aumentato di oltre un terzo, raggiungendo il 4,2% dei bambini. Si tratta dell’incremento più alto mai registrato. Nel 1990 la percentuale era dello 0,4%. Persistono anche storiche disparità, che vedono nelle aree più povere tassi di obesità doppi rispetto alle aree benestanti.

In dettaglio, i dati di Public Health indicano che, nell’ultimo decennio, la percentuale di bambini di 4-5 anni in sovrappeso od obesi è rimasta stabile al 22,4%. Nelle aree più svantaggiate, il 12,8% dei bambini di questa età è obeso, rispetto al 5,7% delle aree meno svantaggiate

Tra i bambini di 10-11 anni, la percentuale di obesità e sovrappeso è salita dal 31,6% al 34,3%. Il tasso di obesità è del 26,8% nelle aree più svantaggiate, contro l’11,7% delle aree meno svantaggiate. In entrambe le fasce di età, l’obesità grave è quattro volte più elevata nelle aree svantaggiate.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. Siamo nel 2018 ma a differenza di tanti altri settori come l’automazione, la robotica, l’informatica le biotecnologie, quella della scienza della nutrizione sembra non aver fatto progressi restando ancorata ancora a credenze degli anni 80-90 quando il nemico era la caloria e non l’insieme della qualitá nitirizionale dei singoli nutrienti.

    In questo articolo si parla di ridurre le calorie dei prodotti e non di aumentare la qualitá nutrizionale degli ingredienti. Esattamente quello che le aziende alimentari vogliono sentirsi dire.
    Qualcuno crede ancora che 100 calorie di farina raffinata x pizze siano uguali a 100 calorie di farina integrale con piú fibre (quella vera)?

    É inutile obbligare le aziende a ridurre le calorie e non incentivarle invece a una scelta di materie prime piú in linea con i risultati della ricerca scientifica in fatto di salute.

  2. Sono perfettamente d’accordo con Mattia sull’opportunità di migliorare la qualità degli alimenti ed è corretta anche la riduzione dell’apporto calorico, ma preferisco parlare di riduzione delle porzioni piuttosto che del conto delle calorie e soprattutto della completezza e combinazione dei pasti con tutti i nutrienti bilanciati.
    La qualità degli alimenti, oltre che coincidere con la freschezza e la genuinità, anche per me consiste nell’integrità degli ingredienti utilizzati, dall’assenza di contaminanti chimici ed interferenti endocrini.