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Ragù Barilla con carne di maiale arriva in Arabia Saudita. L’Italia bacchettata dalle autorità locali

ragu barilla retro 2018Il Ministero della Salute italiano è stato richiamato dalle Autorità Saudite per alcune irregolarità riscontrate durante le ispezioni frontaliere arabe su alcuni alimenti provenienti dall’Italia.

Uno dei marchi coinvolti che ha sollevato il problema più imbarazzante e stato il Ragù alla bolognese Barilla, che aveva tra gli ingredienti la carne di maiale, alimento vietato dalla Sharia. La legge religiosa islamica, pienamente applicata in Arabia Saudita, vieta l’importazione di cibi con carne di  maiale. Secondo quanto segnalato dalle autorità saudite, l’etichetta in inglese sui barattoli del sugo pronto riportava correttamente la presenza dell’ingrediente (pork), ma la scritta non appariva sull’etichetta araba applicata sopra.

Un’altra irregolarità riguarda la presenza, in alcune scatole di pandori, di bustine di sostanze essiccanti senza l’apposita indicazione “do not eat” (non mangiare).

Infine gli operatori doganali sauditi hanno scoperto che alcuni container non mantenevano la temperatura di refrigerazione idonea ai prodotti alimentari freschi e congelati come previsto dai regolamenti della Saudi Food and Drug Administration (SFDA) – GSO (GCC Standardization Organization). In particolare le violazioni riguardavano lotti di mascarpone, ricotta, insalata di mare e pizza congelata.

macinato
La carne di maiale, presente nel ragù Barilla, è un alimento vietato dalla sharia, la legge religiosa islamica pienamente applicata in Arabia Saudita

A seguito di questo richiamo ufficiale, il Ministero della Salute italiano ha emesso una circolare diretta a tutti gli assessorati alla sanità delle Regioni e delle Province autonome, ma anche alle associazioni di categoria dei settori latte, carne, uova e pesca. Nel documento si invitano gli operatori a una maggiore attenzione alle corrette modalità di conservazione degli alimenti, in particolare al rispetto della catena del freddo, e delle regole imposte dalle religioni dei Paesi di destinazione delle merci.

C’è da sperare che questo incidente non abbia in futuro ripercussioni negative sugli scambi agroalimentari tra i due Stati.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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