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La Repubblica attacca il pane "rumeno" venduto nei supermercati con accuse pesanti. Ma ?fa male? veramente o non piace perché è rumeno?

Allarme per il pane importato dalla Romania e venduto nei supermercati: è il messaggio del quotidiano la Repubblica che allerta i lettori.
L’articolo sul pane rumeno di Paolo Berizzi pubblicato in prima pagina sul quotidiano La Repubblica del 1 novembre 2011, sostiene che un quarto del pane venduto nei supermercati arriva dalla Romania. L’autore lascia intendere che lo sfilatino rumeno  “precotto, surgelato, riscaldato e mangiato” è di scarsa qualità. A sostegno della bizzarra teoria scende in campo Federpanificatori che in un’intervista dichiara “nessuno può garantire sulla qualità  degli impasti surgelati  e sul pane precotto“.

Il giornalista avanza anche sospetti sulla bontà della materia prima e riferendosi al pane rumeno venduto nei supermercati scrive “Se sia anche taroccato e un pericolo per la salute, questo, in assenza di tracciabilità, non è dato sapere“.

Si tratta di concetti bizzarri scritti (mi auguro in buona fede) da un Berizzi che non ha studiato bene la materia, ma si è affidato ai comunicati stampa di Coldiretti trasformando teorie verosimili in verità assolute.

Berizzi non sa che tutti gli alimenti prodotti e/o importati e/o commercializzati in Europa (compreso il pane rumeno) devono sottostare ai medesimi requisiti di sicurezza stabiliti nel reg. (CE) n. 178/02,  “General Food Law. Secondo il regolamento tutte le imprese della filiera devono avere i registri relativi alla rintracciabilità dei prodotti alimentari. In altre parole i fornai, i mugnai che forniscono la farina, gli importatori che vendono i cereali e tutti i soggetti della filiera devono avere le informazioni necessari e per ripercorrere i passaggi che vanno dalla materia prima al prodotto finito. C’è di più, secondo la recente giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, anche i supermercati sono responsabili della  sicurezza dei prodotti venduti sugli scaffali.

 

In ogni caso va spiegato a Berizzi che la tracciabilità non c’entra niente con la salute e con la qualità del prodotto, sono concetti diversi e forse serve un ripasso della materia.

Per capire quanto siano infondate le accuse basta   ricordare che la migliore pasta italiana e i migliori panettoni natalizi, contengono farina di alta qualità importata da paesi come la Russia e il Nord-America. Anche in questo caso l’origine della materia prima non viene indicata sull’etichetta, proprio come avviene per il pane rumeno, ma nessuno azzarda ipotesi fantasiose sulla qualità e su ipotetici pericoli per la salute.

 

Dario Dongo e Roberto La Pira

Foto:Photos.com

 

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8 Commenti

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    Complimenti per la chiarezza!

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    Se in Italia, i giovani non fanno più i panificatori, dovremmo abituarci e adattarci ai prodotti surgelati e riscaldati degli altri paesi. Mi chiedo, la scuola pubblica incentiva i corsi per la formazione di queste importanti figure professionali?

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    dalla teoria alla pratica c’è di mezzo il mare… andate sul posto per verificare se si rispettano quei requisiti di sicurezza oppure vengono camuffati.
    tanto per dare un esempio, lì il pane integrale è pane bianco con coloranti.
    inoltre, la cosa che dà più fastidio non è che venga dalla Romania (anche se viene anche da Bulgaria ed altri paesi), ma che si spacci il pane fresco per quello che non è. Personalmente lo compro dal panettiere oppure me lo faccio in casa. Nemmeno quello che faccio io lo congelo per mangiarlo dopo 2 anni.

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    I Signori Dario Dongo e Roberto La Pira rispondono in modo "CORRETTO" MA "burocratico" all’articolo su Repubblica e citano le "leggi"…assomigliano a quelli che dicono" ma se li mettono in commercio allora sono sani e "tranquilli"i cibi!!.Non è proprio cosi!!!Tutto il cibo è ormai artificiale nel senso che vi viene aggiunto qualcosa di estraneo.A prescindere dal gusto (caratteri organolettici) e che è in relazione alla preparazione(lievitazione artificiale, naturale) alla cottura etc e che è fondamentale specie per il pane, nessuno puo garantire ,in assoluto, sulla composizione delle farine e del pane sia rumeno che argentino o italiano.L’industria globalizzata alimentare ormai decide la "qualità" dei suoi prodotti : gli addensanti ,i coloranti, iconservanti, gli edulcoranti (tutte sostaze tutta’altro che tranquille)che "possono " essere presenti nei cibi.E’ ben noto peraltro che molti addittivi permessi in alcuni paesi sono vietati in altri..in conclusione l’industria globlizzata puo pensare al nostro gusto( ed al suo profitto) ma non alla nostra salute…perchè altrimenti qualcuno mi deve spiegare perche nello yogurt alla fragola viena aggiunto il colorante E151(estratto dalla carcassa di un insetto,la cocciniglia), o perchè in 5000 prodotti in commercio c’è l’Aspartame(tra cui nelle maggior parte delle gomme da masticare e nella cocacola light o perchè nel salame e nel prosciutto ci sono i nitrati e i nitriti che danno oltre un bel colore rosso alla carne ma aumentano il rischio di tumori allo stomaco, o perche al pane si aggiunge lo zucchero( che fa ingrassare)o nella nutella ed in altre creme da spalmare c’è l’olio vegetale che è l’olio di palma un grasso saturo che determina aumento del colesdterolo e cosi via in una litania infinita..
    un medico nutrionista

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    alfredo clerici

    Ancora una volta, dimostrazione della "professionalità" dei giornalisti (specie quelli che si affidano a Coldiretti).
    E ancora una volta, Dario e Roberto: bravi!
    (e non date retta ai nutrionisti)

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    …… SOPRATTUTTO DATE RETTA A CHI PARLA SENZA CONOSCERE !!!!
    GIORGIA .

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    A dire il vero ne ho sentito parlare molto male anche a Decanter (Radio Due) la settimana scorsa. A questo punto sono perplessa, ma – nel dubbio – preferisco il pane italiano… 🙂

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    oltre al sig Berizzi, dovrebbe essere ripresa anche la Rai che ha trasmesso un servizio poco edificante sull’argomento