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Prodotti blocca-fame: dal pericolo degli anoressizzanti alle false promesse degli integratori

integratoriAl termine di uno dei processi più importanti degli ultimi anni in Francia, il 29 marzo 2021 il laboratorio farmaceutico francese Servier è stato condannato a pagare un’ammenda di 2,7 milioni di euro per “omicidio plurimo colposo” e “frode aggravata” nello scandalo del farmaco Mediator. Sebbene sia impossibile stabilire il numero esatto delle vittime, le stime indicano un numero compreso tra 1500 e 2100 morti nella sola Francia, cifre che negli altri paesi come l’Italia – dove il farmaco è stato venduto con il nome di Mediaxal fino al 2003 – sarebbero molto più basse poiché il suo ritiro dal mercato è avvenuto diversi anni prima. In commercio dal 1976 al 2009, il Mediator è stato prescritto in Francia a circa 5 milioni di persone inizialmente come farmaco coadiuvante nella terapia per il diabete, ma poi usato, dopo che vennero scoperti i suoi effetti anoressizzanti, da persone sane durante le diete dimagranti.

Il suo principio attivo, il benfluorex, derivato della fenfluramina che a livello farmacologico è una sostanza anfetaminica, si è rivelato molto efficace come blocca-fame e per questo motivo utilizzato contro il sovrappeso diventando presto l’applicazione più diffusa. Per i giudici istruttori, la presentazione del Mediator come farmaco contro l’eccesso di colesterolo e di trigliceridi e come adiuvante era “falsa e a soli fini commerciali”. Come è stato confermato, il Mediator è simile ad altri due farmaci che erano in commercio (Isomeride e Ponderal) fino al 1997, quando furono ritirati poiché potenzialmente dannosi per le valvole cardiache e possibile causa di ipertensione arteriosa polmonare, rischi che avevano in comune con il Mediator,, rimasto sul mercato perché ufficialmente non veniva presentato come anoressizzante.

Prodotti blocca-fame
L’efficacia dei prodotti blocca-fame sembra essere validata da studi clinici, ma spesso si tratta di test eseguiti solo in vitro

Il caso del laboratorio Servier è un fatto emblematico che ha portato con sé un’eco mediatica importante, eppure quella dei prodotti blocca-fame e degli integratori con questa funzione è una questione che viene pubblicizzata quotidianamente attraverso internet e che non suscita molto scalpore. È sufficiente digitare su un motore di ricerca “prodotti blocca-fame consigli” per ottenere una lista di preparati per perdere peso e consultare articoli dai titoli emblematici come “Top 3 farmaci anoressizzanti”. Una dieta che pare essere tornata in auge sul web è la hCG, un piano alimentare elaborato nel 1950 dall’endocrinologo britannico Albert T.W. Simeons, secondo il quale l’ormone hCG (conosciuto anche come “ormone della gravidanza” perché prodotto da quelle cellule che poi formeranno la placenta) porterebbe a un aumento di progesterone, quindi a un aumento del metabolismo con conseguente perdita di peso.

Da consumatori si è costantemente sottoposti a pubblicità che promuovono gli integratori come prodotti blocca-fame o comunque efficaci per perdere peso, sebbene, secondo quanto definito dal ministero della Salute, gli integratori alimentari siano “prodotti alimentari destinati a integrare la dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico”. Come suggerisce il nome stesso, la loro funzione è quella integrativa in presenza di eventuali carenze nutritive e non può dunque spingersi a svolgere attività di controllo del peso. Anche se l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato hanno più volte sanzionato i messaggi promozionali di prodotti presentati come dimagranti, la pubblicità degli integratori alimentari a fini di perdita di peso continua a essere spregiudicata.

“L’efficacia di questi integratori – spiega Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice del Crea Alimenti e Nutrizione – sembra essere validata da studi clinici, ma spesso si tratta di test eseguiti solo in vitro. Un esempio? Gli integratori a base di chitosano.  In vitro si è notato come il polisaccaride chitosano rallenta l’assorbimento dell’amido: da qui il suo utilizzo in prodotti che dovrebbero ridurre l’assorbimento dei carboidrati. Sebbene scegliere di agire sulla capacità di assorbimento a livello intestinale non sia una cattiva idea piuttosto di intervenire sul sistema nervoso centrale come fanno i farmaci anoressizzanti, gli integratori a base di chitosano si sono rivelati del tutto inefficaci quando testati in vivo. Ma anche se questi integratori funzionassero, è importante sottolineare la loro azione momentanea, un discorso che vale anche per le diete a esclusione. Ciò che è fondamentale nella perdita di peso è un cambio di abitudini alimentari che si protrae nel tempo, altrimenti il rischio è di riprendere velocemente i chili persi. Ribadita la necessità di tagliare le calorie, si possono prendere degli integratori sapendo però che il loro effetto è placebo: possono essere assunti come motivanti per adottare un piano alimentare sano. Non rappresentano un reale aiuto ma non presentano nemmeno reali rischi se assunti correttamente. Gli integratori alimentari venduti senza prescrizione non sono pericolosi per la salute se ci attiene alle dosi raccomandate. Gli integratori ‘dimagranti’ sono prodotti in libera vendita anche nei supermercati e ciò fa sì che il consumatore potrebbe sentirsi autorizzato a eccedere con le dosi pensando a una maggiore efficacia senza conoscere la vera pericolosità di un sovradosaggio. Forse ciò che è più pericoloso è il messaggio ingannevole che viene lanciato senza dimenticare un eventuale danno al portafogli.”

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Roberto La Pira

  Francesca Faccini

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