Una mano tiene un megafono su sfondo giallo con caramelle o confetti; concept: allerta alimentare, sicurezza alimentare, RASFF

Bruxelles lavora alla riforma del sistema di allerta alimentare europeo (RASFF): obiettivo comunicazioni più chiare, meno falsi allarmi e maggiore coordinamento tra Stati membri.

In questi mesi la Commissione di Bruxelles sta discutendo come riformare il Sistema di Allerta Rapido sugli Alimenti e Mangimi (RASFF). Il sistema di allerta, avviato 30 anni fa, è ora esteso a tutti i 27 paesi funziona bene, anche se a volte si affolla di notizie che non riguardano rischi per la salute dei consumatori come quando vengono segnalate partite di prodotti con etichette errate. La novità più rilevante di questi anni è scattata nel 2002, quando si è deciso di rendere  pubbliche e di mettere in rete tutte le notizie. Negli ultimi anni si è avvertita la necessità di armonizzare i criteri di valutazione del rischio e il modo di comunicare.

Una comunicazione più precisa

L’intenzione è di comunicare le notizie in modo più precise, utilizzando un linguaggio codificato in grado di fare capire anche al lettore meno esperto i rischi effettivi che potrebbero derivare dal consumo di un prodotto ritirato dal mercato. Si vuole evidenziare meglio quali sono i Paesi interessati  e qual è il Paese di origine del prodotto, indicando chiaramente le misure adottate (es. blocco alle frontiere, fermo commerciale nei magazzini, ritiro dagli scaffali, ecc).

La Commissione vuole delineare con maggior precisione il significato  preciso di  alcune parole-chiave come allerta, notifica iniziale, notifica di aggiornamento.

Un altro obiettivo è quello di ottimizzare il coordinamento tra la rete dei punti di contatto nazionali (vale a dire, gli interlocutori che coordinano nei singoli Paesi l’organizzazione che gestisce gli allerta) e la Commissione.

Chi contribuisce al RASFF

In un incontro tenutosi il 28 giugno, i rappresentanti dell’agricoltura, dell’industria alimentare e i “trader” hanno insistito per informare gli operatori potenzialmente coinvolti sin dall’avvio di una procedura di allerta. Il fronte dei produttori deve però manifestare altrettanta solerzia nell’attivare subito tutte le procedure per prevenire e limitare i danni  attraverso il ritiro immediato dei prodotti e l’informazione ai consumatori.

Si è pure evidenziato che il General Food Law condiziona il lancio dell’allerta all’esistenza di un serio rischio per la salute pubblica (reg. CE n. 178/02,art. 50.2). Sulla base di questo principio  nel Sistema di Allerta non dovrebbero circolare notizie di scarso rilievo sanitario, che possono ingenerare falsi allarmi e ingiustificate paure nei consumatori (come  dimostra il caso delle delle mozzarelle di colore blu che non rappresentano un pericolo per la salute. L’obiettivo è di  riservare al Rasff le notizie di effettiva utilità ai fini della salvaguardia della sicurezza pubblica (come a esempio casi di contaminazione microbica di alimenti).

Gli operatori della filiera hanno infine evidenziato la necessità che le Autorità – dopo aver fatto scattare l’allerta su un prodotto e dopo avere verificato la rimozione dei pericoli (individuata la causa, eliminati i prodotti a rischio) – chiudano il caso  dichiarando il cessato allarme.

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