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Pomodoro egiziano contaminato da pesticidi: sequestro da 1 milione di euro e arresti domiciliari

Glass jar of sauce in the hands of the buyer. Sauce in the hands of the buyer at the grocery storeUn lotto di concentrato di pomodoro egiziano è stato sequestrato nel maggio 2021 per un’eccessiva quantità di pesticidi. Il provvedimento è stato eseguito a seguito di un’indagine scattata nel 2021 da parte dei Carabinieri del Reparto tutela agroalimentare di Salerno e della sezione di Polizia Giudiziaria della procura di Nocera Inferiore. Il risultato dell’operazione Crimson è stato il sequestro di oltre 820 tonnellate di prodotto e la custodia cautelare agli arresti domiciliari di due soci amministratori dell’industria conserviera operante nel territorio nocerino-sarnese. Le autorità precisano che una parte del concentrato era già stato distribuito sul mercato e che l’etichetta richiamava l’italianità del prodotto, ingenerando negli acquirenti l’idea che l’intera filiera produttiva a partire dalla materia prima, fosse di origine nazionale.

L’altro elemento importante è la corruzione di un funzionario pubblico. Le attività investigative – comprendenti l’acquisizione e l’analisi di tabulati di traffico telefonico,  perquisizioni, intercettazioni e accertamenti bancari – hanno riscontrato la corruzione del funzionario D.R.V., responsabile dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari di Salerno (Icqrf).  Gli imprenditori dal 2018, ricevevano dal funzionario informazioni in relazione alle attività investigative volte a riscontrare la salubrità dei prodotti conservieri commercializzati su larga scala in molteplici Stati esteri, pattuendo in corrispettivo l’assunzione per la figlia del predetto e del medesimo funzionario D.R.V., da compiersi all’atto del suo pensionamento.

Passata di pomodoro
Nel maggio 2021 una parte del concentrato era già stato distribuito sul mercato

Nel corso delle attività investigative, è emersa anche la responsabilità per gli amministratori, titolari dell’industria conserviera per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In particolare, le vessazioni nei confronti dei lavoratori sottopagati in nero, che percepivano 4,35 euro all’ora, si sono anche concretizzate in turni massacranti di 43 ore continuative di lavoro, con osservazione, videosorveglianza e controllo continuo anche del tempo di permanenza in bagno che, se ritenuto eccessivo, portava alla decurtazione della paga fino ad annullare il pagamento per l’intera giornata lavorativa. In relazione a tali condotte veniva disposto ed eseguito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma di 979.803,86 euro, quale profitto del reato in relazione al risparmio dei costi d’impresa accertati e documentati dalle indagini. Contestualmente, la direzione provinciale dell’Inps di Salerno ha provveduto ad elevare sanzioni amministrative per euro 275.600.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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5 Commenti

  1. Comodo citare la Petti che tra poco risultera’ quasi innocente e non fare i nomi della sopracitata azienda.

    • In questo caso il nome dell’azienda non è mai stato fatto dalle autorità. Nel caso Petti c’erano stati comunicati dell’azienda che noi abbiamo pubblicato.

  2. Dovrebbe diventare obbligatoria la divulgazione a mezzo stampa della ditta/e e il nome commerciale del prodotto!!! Altrimenti è tutto inutile.

    • Le autorità non hanno diffuso il nome dell’azienda. In rete alcuni siti lo indicano, noi abbiamo cercato di verificare senza ricevere riscontri. Per questo non lo abbiamo riportato nell’articolo.

    • Sì, magari con qualche forma di tutela fino al momento delle analisi di laboratorio, e comunque sempre quando il prodotto è in circolazione, o come spesso capita ancora disponibile nelle credenze degli acquirenti.