Donna in sovrappeso, con pancia scoperta e pantaloni slacciati tiene in mano autoiniettore di Ozempic o altro farmaco antidiabetico; concept: obesità, diabete, semaglutide, liraglutide

Tirzepatide, semaglutide o liraglutide? Il confronto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Qualche mese fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incaricato la Cochrane Collaboration — il circuito internazionale di esperti che analizzano i dati degli studi più autorevoli — di valutare l’efficacia reale degli antidiabetici diventati celebri come Ozempic e Wegovy. L’obiettivo era analizzare nel dettaglio gli agonisti dei recettori del GLP-1 (come il semaglutide, la tirzepatide e il liraglutide), ormai diventati veri e propri blockbuster nel trattamento dell’obesità. L’OMS voleva vederci più chiaro sia per quanto riguarda la reale efficacia in termini di peso, sia per i possibili effetti collaterali a breve e medio termine sia, infine, per gli aspetti socioeconomici quali l’accesso e i costi non solo nei paesi più ricchi ma in tutto il mondo.

Il risultato sono state tre revisioni pubblicate in contemporanea che mettono in luce soprattutto alcuni aspetti di cui si parla troppo poco, al netto del fatto che questi farmaci sono più efficaci del placebo sul peso:

  • la stragrande maggioranza degli studi eseguiti fino a oggi è stata finanziata dagli stessi produttori, ed è quindi improbabile che essi siano del tutto privi di distorsioni dovute al conflitto di interessi;
  • sugli effetti collaterali soprattutto a medio termine si sa ancora troppo poco, nonostante i primi utilizzi risalgano ormai a parecchi anni fa;
  • i risultati sono stati ottenuti soprattutto in paesi ricchi, occidentali, su pazienti per lo più caucasici, ma mancano dati su gran parte del mondo, che oltretutto ha abitudini alimentari e composizioni del grasso corporeo molto diverse;
  • questi farmaci aiutano a perdere peso, ma quello stesso peso si riacquista dopo qualche mese quando si smette.

    Donna che mostra penna con farmaco per il diabete o insulina o farmaco antidiabete ozempic
    Cochrane ha valutato l’efficacia degli antidiabetici come Ozempic e Wegovy

I risultati

Nello specifico, ecco i risultati delle tre revisioni:

Il tirzepatide (Mounjaro e Zepbound), somministrato una volta alla settimana, porta a un calo del peso compreso del 16%, entro 12-18 mesi. I dati di otto studi che hanno coinvolto oltre 6.300 persone mostrano che il peso conquistato si mantiene per circa 3,5 anni. Le informazioni sulla sicurezza sono limitate.

Il semaglutide (Ozempic, Wegovy e Rybelsus), anch’esso somministrato tramite iniezione una volta alla settimana – da poco è disponibile la formulazione orale – assicura una perdita di peso dell’11% dopo 24-68 settimane. I risultati di 18 studi clinici che hanno coinvolto poco meno di 28.000 persone suggeriscono che l’effetto possa durare circa due anni. È più probabile che chi assume semaglutide perda circa il 5% di peso rispetto a quanto non si vede con gli altri, ma anche che soffra più spesso degli effetti a carico del sistema gastrointestinale.

Il liraglutide (Victoza e Saxenda), da somministrare per via iniettiva ogni giorno, fa perdere meno peso: in media il 4-5%, in base a ciò che si vede in 24 studi che hanno coinvolto poco meno di 10.000 persone, ma si tratta comunque di un effetto superiore a quello dato dal placebo. Ci sono invece pochi dati su che cosa succeda per trattamenti che durano più di due anni.

Per quanto riguarda possibili eventi cardiovascolari evitati, qualità di vita o mortalità non ci sono differenze significative, per ora. È invece chiara la differenza di effetti collaterali: la nausea e gli altri sintomi gastrointestinali sono molto più presenti in chi segue il trattamento, e in percentuali non irrilevanti di persone costringono all’abbandono.

Ozempic e occidente

Infine, gli autori fanno notare che non ci sono quasi dati relativi alle persone che vivono in Africa, in America Centrale e nel Sud Est Asiatico e non è detto che i risultati siano sovrapponibili. Poiché però il mercato è ormai globale, è urgente capire come reagiscono le persone curate anche a quelle latitudini. Inoltre resta il problema dell’accesso. Per alcune molecole i prezzi stanno scendendo, perché stanno scadendo i brevetti: quello del liraglutide è già scaduto e nel 2026 scadrà quello del semaglutide, ma per le altre la situazione è tuttora critica, quanto ad accesso e disponibilità.

C’è insomma molto lavoro da fare, e sarebbe auspicabile che, data la rilevanza sociale di queste terapie, fossero enti indipendenti a colmare le numerose lacune esistenti.

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