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Il pistacchio di Raffadali riconosciuto come Dop dall’Ue affianca quello di Bronte

Poche settimane fa il pistacchio di Raffadali (località in provincia di Agrigento) ha ricevuto il marchio Dop dall’Unione Europea affiancando così il più famoso pistacchio di Bronte che viene coltivato nella provincia di Catania. La Sicilia diventa così la capitale del pistacchio Dop. Originario delle zone aride dell’Asia, il pistacchio venne introdotto in Sicilia da Lucio Vitellio già nel 30 d.C.. In base alla ricostruzione operata dal botanico Minà Palumbo, furono gli Arabi a intraprenderne la coltivazione nel IX-XI secolo diffondendola oltre che sulle falde dell’Etna anche nei territori compresi tra Agrigento e Caltanisetta.

Oltre che a Raffadali, la neo Dop viene coltivata da un centinaio di produttori anche nelle contrade di Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta, Agrigento, Cianciana, Favara, Racalmuto, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Cattolica Eraclea, Casteltermini, Santo Stefano Quisquina, Aragona, Comitini, Grotte, Montallegro, Alessandria della Rocca, Siculiana, Realmonte, Naro, Porto Empedocle, Castrofilippo, Campobello di Licata, Ribera, Canicattì, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Camastra, in provincia di Agrigento, e Montedoro e Serradifalco, in provincia di Caltanissetta.

pistacchio
Il pistacchio di Raffadali è piantato in un terreno calcareo e sabbioso e ha un sapore più dolce di quello di Bronte

La Dop, riconosciuta dall’Unione europea, è riservata al prodotto in guscio, sgusciato o pelato appartenente alla cultivar “Napoletana”, chiamata anche “Bianca” o “Nostrana”. Il raccolto avviene nel mese di settembre in funzione del grado di maturazione nelle diverse zone di produzione e all’andamento climatico.
La raccolta viene fatta manualmente avendo cura di non fare cadere i pistacchi per terra. I frutti devono essere sgusciati dopo il raccolto e successivamente essiccati al sole o con  altri sistemi. Rispetto a quello di Bronte, coltivato in un terreno vulcanico, il pistacchio di Raffadali è piantato in un terreno calcareo e sabbioso e ha un sapore più dolce.

Il raccolto interessa circa 500 ettari di pistacchieti situati nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per un totale di oltre 100 tonnellate all’anno e viene impiegato non solo nella pasticceria ma anche come crema da spalmare, pesto, farciture per dolci, e scaglie da aggiungere ai tipici cannoli siciliani. Alla Dop fanno capo già oltre 100 coltivatori e alcuni trasformatori (10-15), ma adesso potrebbero aderire altri soggetti e fare aumentare in modo considerevole il numero degli associati.

© Riproduzione riservata. Foto: Consorzio del pistacchio di Raffadali

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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