Home / Pianeta / Pesce sostenibile, crescono le vendite di prodotti certificati Msc in Italia e nel mondo

Pesce sostenibile, crescono le vendite di prodotti certificati Msc in Italia e nel mondo

Nel carrello degli italiani sono sempre più numerosi i prodotti ittici sostenibili. In un anno le vendite di pesce con la famosa ‘spunta blu’ di Msc sono arrivate a 37 mila tonnellate in volume, 10 mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente, che si traducono in un aumento del 30%. Lo rivelano i dati dell’organizzazione non profit Marine Stewardship Council (Msc), responsabile del principale programma per la sostenibilità ittica, che ha recentemente pubblicato l’edizione 2020-21 dell’annuale rapporto sulla pesca sostenibile.

Il report, che raccoglie i dati fino al 31 marzo 2021, rivela come ormai un pesce su cinque (19%) sul mercato mondiale provenga da attività di pesca certificate dal programma Msc, pari a un volume di 16 milioni di tonnellate di pescato, +11,4% rispetto ai 14 milioni e 200 mila tonnellate del periodo precedente. In totale, in 63 Paesi del mondo si trovano in vendita oltre 20 mila prodotti ittici con il marchio di sostenibilità, di cui quasi 500 in Italia. La maggior parte del pesce certificato sul mercato appartiene alla categoria dei surgelati (547 mila tonnellate vendute), seguiti dai refrigerati (274 mila tonnellate). Il giro d’affari dei prodotti certificati sfiora ormai i 13 miliardi di dollari.

marchio msc pesca sostenibile
La certificazione Msc di pesca sostenibile

Delle 516 attività di pesca che partecipano allo schema (+18 rispetto all’anno precedente), 446 sono certificate, di cui 25 attualmente sospese a causa del mancato rispetto degli obiettivi di miglioramento o di cambiamenti nelle condizioni esterne, e 70 sono in corso di valutazione di conformità. Oltre a queste ci sono poi oltre 46 mila imprese – supermercati, aziende trasformatrici, distributori e magazzini – in possesso della certificazione per la ‘catena di custodia’, importante per garantire la tracciabilità del pescato sostenibile e l’affidabilità del marchio con la ‘spunta blu’.

Anche se la pandemia non ha frenato l’aumento complessivo delle vendite di prodotti ittici certificati, ha cambiato la tipologia di consumi, così com’è accaduto per il pesce più in generale. Anche in questo caso sono cresciuti gli acquisti di prodotti surgelati (+26%) e delle conserve (+4%), più adatti a un periodo in cui i consumatori sono stati costretti a spese meno frequenti e più grandi, mentre sono prevedibilmente crollati quelli di prodotti per la ristorazione (-15%) a causa delle chiusure, e di pesce fresco (-5%), più deperibile.

Per la pandemia sono aumentate soprattutto le vendite di prodotti ittici surgelati e conservati con il marchio Msc

“La crescita del programma Msc nonostante la pandemia è un forte segno di coinvolgimento e impegno da parte delle attività di pesca, dei marchi e dei consumatori che sempre più scelgono pesce di provenienza sostenibile. – Afferma Francesca Oppia, direttrice del programma Msc in Italia. – Ma le sfide da affrontare sono ancora molte: troppi governi continuano a mettere interessi a breve termine prima della sostenibilità mentre a livello globale il livello di pesca eccessiva continua ad aumentare. L’inerzia istituzionale non è al passo con il crescente attivismo pubblico sul tema degli oceani, esacerbato dalla pandemia che ha aumentato la consapevolezza della necessità di proteggere le nostre preziose risorse naturali. Chiediamo ai governi di cogliere questo momento come un’opportunità per sostenere la pesca e il settore ittico sostenibile impegnandosi in misure che salvaguardino i nostri stock ittici“.

Secondo un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), la pesca eccessiva continua ad aumentare e più di un terzo (34%) degli stock ittici è sovrasfruttato. È quindi urgente un’azione da parte dei governi mondiali e delle istituzioni internazionali per andare nella direzione di una pesca più sostenibile. Nel frattempo, nonostante i limiti del marchio Msc denunciati dal quotidiano britannico Guardian, non si può che considerare un progresso il numero sempre maggiore di aziende e prodotti certificati con quello che ad oggi rimane il miglior strumento disponibile.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, stock.adobe.com

Da 12 anni Ilfattoalimentare.it racconta cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

In questi anni ci hanno sostenuto decine di aziende grandi e piccole con i loro banner e moltissimi lettori con le donazioni.

Tutto ciò ha reso possibile la sopravvivenza di un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici.

Il Fatto Alimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli e ai dossier. Questo è possibile grazie alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza farcire gli articoli con pubblicità invasive.

Sostieni ilfattoalimentare ci vuole solo un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche sostenerci con un versamento mensile.

Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

Guarda qui

Tutelare la biodiversità animale e vegetale è una priorità per l’ambiente, ma anche per l’economia

Secondo una stima del World Economic Forum, oltre il 50% del prodotto interno lordo mondiale …

Un commento

  1. Ma avete visto il documentario su Netflix “Seaspiracy”? Il marchio MSC (purtroppo) è solo un bollino che le aziende pagano per averlo. Oltretutto dietro al marchio c’è un giro di soldi vertiginoso! Poi i controlli sono pochissimi e gli standard da rispettare sono minimi