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Come la pandemia ha cambiato i consumi di pesce: boom dei prodotti conservati e surgelati

pesce pescheriaLa pandemia in corso ormai da più di un anno e mezzo ha avuto e ha tuttora un forte impatto sulla nostra vita, e naturalmente anche sui consumi. Durante il 2020, con la chiusura dei servizi di ristorazione è aumentato il numero di pasti consumati a casa, per cui si è visto un boom dei consumi di prodotti come la farina e le uova, oltre che di scatolame e surgelati, utili per fare scorte. Nello stesso periodo si è registrata una forte crescita delle vendite di alimentari online, fenomeno prima molto circoscritto.

L’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha pubblicato un’interessante analisi relativa al settore ittico. A fine 2020 il comparto ha messo a segno una crescita del 6,7% rispetto al 2019, molto interessante se confrontata con il calo del settore (–0,4%) registrato l’anno precedente, ma più bassa della crescita media delle spese per i prodotti alimentari nello stesso anno. Un andamento dovuto alle diverse dinamiche che hanno interessato i prodotti ittici freschi e quelli lavorati, sotto forma di conserve (come il tonno in scatola) o surgelati.

Canned tuna with lemon and parsley on dark background, top view.
Durante la primavera del 2020 si è verificato un vero proprio boom per il pesce surgelato e conservato

Mentre i prodotti conservati hanno avuto un vero e proprio boom, in particolare durante la primavera 2020, nello stesso periodo i consumi di pesce fresco sono notevolmente diminuiti. E questo sia perché a causa del lockdown siamo stati costretti a fare la spesa con minore frequenza, sia perché la riduzione delle giornate di pesca e la chiusura dei mercati ittici, oltre al blocco del commercio estero, hanno ridotto la disponibilità di pesce fresco. Quest’ultimo ha poi visto un’importante rimonta nella parte finale dell’anno, fino a crescere di oltre 20 punti percentuali in dicembre 2020. In quel periodo eravamo chiusi in casa, e le feste di fine anno si sono spostate dai ristoranti all’ambiente domestico. Bisogna notare che la categoria ‘fresco’ nelle analisi Ismea comprende anche i prodotti decongelati, quindi tutto ciò che non è conservato, ma viene venduto per il consumo diretto.

Nel complesso quindi, nel 2020 il pesce surgelato è cresciuto del 18,7%, le conserve del 5,3%, l’affumicato dell’11,2% e il fresco si è fermato al 2,8%. La crescita di quest’ultimo è però continuata nel 2021: i primi quattro mesi di quest’anno hanno visto un aumento dei consumi, rispetto al primo quadrimestre 2019, del +18% in volume e +33% in valore. Un carrello che è rappresentato per due terzi da pesci e per un terzo da molluschi e crostacei, che hanno particolarmente successo. Va bene anche il pesce affumicato, che mette a segno un +15,8%. 

consumi prodotti ittici ismea
Consumi di prodotti ittici e variazioni nel I quadrimestre 2020 e nel I quadrimestre 2019 (Fonte: Ismea)

La crescita dell’ittico fresco, settore associato a spese elevate, è dovuta da un lato alla maggiore attenzione per la salute, che spinge molte famiglie a utilizzare più spesso il pesce come fonte proteica, ma anche alla voglia di prodotti ‘gratificanti’ in grado di compensare psicologicamente le privazioni cui ci costringe la pandemia, come crostacei, salmone e prodotti gourmet.

Un’analisi che è confermata dai dati relativi alla spesa suddivisa per fasce di reddito: l’esborso per i prodotti ittici cresce in particolare nelle famiglie ad alto reddito, confermando un trend in corso da diversi anni, mentre rimane stabile nelle famiglie a reddito più basso, che negli ultimi cinque anni hanno anzi visto un calo della spesa del 3,8%.

Gli acquisti di prodotti ittici per fascia di reddito (Fonte: Ismea)

Questi sono i numeri ma, in pratica, che cosa acquistiamo? Il prodotto ittico preferito dagli italiani, in assoluto, è il tonno in scatola, piace a tutti ed è di pronto utilizzo. Fra i freschi (o decongelati) prevalgono invece orate, branzini, cozze e salmone. Altre specie molto amate per il consumo domestico, ma ancora di più quando si va a mangiare fuori, sono gamberi, mazzancolle e calamari, grandi protagonisti del fritto misto. Si segnala anche, nella ristorazione, la sempre più diffusa presenza di tonno ‘fresco’ (in realtà nella maggior parte dei casi decongelato), preparato crudo, nella tartare, nel sushi o nel poke. Tutte queste specie – tonno, calamari, gamberi e salmone –, con l’eccezione dei calamari che possono essere pescati nei nostri mari, sono importate da diverse parti del mondo: nel 2020 sono entrate nel nostro Paese più di un milione di tonnellate di pesci, molluschi e crostacei, mentre i prodotti ittici nostrani, fra pescato e allevato ammontano a circa 350  mila tonnellate. 

Il tonno (prevalentemente della specie pinna gialla), proviene da Paesi come Filippine e Indonesia ed è purtroppo spesso catturato con sistemi di pesca devastanti che mettono a rischio gli stock ittici e provocano l’uccisione di un gran numero di animali marini di nessun interesse commerciale (come tartarughe e squali) ma fondamentali per la salute degli ecosistemi. La pesca illegale è un grande problema globale e riguarda anche i calamari, settore in cui la Cina ha un ruolo importante (ne parla anche la trasmissione À bon entendeur della tv svizzera). Salmone e gamberi sono invece specie allevate: i primi provengono prevalentemente da Scozia e Norvegia, gamberi e mazzancolle invece soprattutto da Ecuador, Argentina e Spagna, ma anche dall’Estremo Oriente. Sia per il salmone che per i gamberi e le mazzancolle sono stati sollevati forti dubbi sulla sostenibilità degli allevamenti sia sul fronte dell’impatto ambientale, che del benessere animale e anche dei diritti dei lavoratori, a volte trattati come schiavi. Gli allevamenti però non sono tutti uguali: quando acquistiamo il pesce, sarebbe necessario avere a disposizione informazioni più chiare e considerare anche l’acquacoltura biologica, che prevede disciplinari più rispettosi dell’ambiente e degli animali. 

Sarebbe bello poi che si diffondesse un maggior interesse per le specie nostrane più sostenibili – come alici, sgombri e trote – a partire dall’offerta dei supermercati e della ristorazione, ma prima di tutto dalle richieste di consumatori animati da una maggiore voglia di sperimentare.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, stock.adobe.com, Ismea

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Roberto La Pira

  Valeria Balboni

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