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Pesca sostenibile: non sempre le certificazioni di Friend of the Sea e Marine Stewardship Council sono veritiere. Uno studio tedesco invita a preferire comunque pesci certificati

Sono davvero sempre sostenibili i prodotti ittici certificati? Ci possiamo fidare completamente delle certificazioni più diffuse, quali quelle di Marine Stewardship Council e di Friend of the Sea? Per gli studiosi tedeschi Rainer Froese e Alexander Proelss, due tra i massimi esperti di gestione della pesca, la risposta è negativa. Non sempre il pescato presentato come sostenibile lo è davvero, perché in alcuni casi (fino a uno su tre) può provenire da stock sovrasfruttati. Nonostante questo dato, però, Froese e Proelss consigliano comunque prodotti certificati.

 

La questione è critica. Secondo la Fao il numero di stock di pesci e prodotti ittici sfruttati fino all’esaurimento è in continua crescita. Per fortuna aumentano anche i rivenditori e i consumatori che, per essere certi di fare scelte sostenibili, si affidano ad acquisti certificati. I grandi protagonisti del settore sono due, Marine Stewardship Council (MSC) e Friend of the Sea (FOS): entrambi offrono schemi di certificazione che garantiscono (o dovrebbero garantire) il ricorso a stock non sovrasfruttati.

 

Anche in Italia ci sono prodotti con queste dichiarazioni di sostenibilità: per esempio i filetti di sgombro Rizzoli e il tonno As do Mar per FOS, le vongole o il salmone affumicato Coop,  le sardine Alma Brand, i filetti di merluzzo surgelati Ocean 47, il sugo di nasello Dinon e i trancettini con salmone Sheba per MSC

 

Per verificare la sostenibilità dichiarata, i ricercatori hanno confrontato le informazioni rese disponibili dai due enti su alcuni dei loro stock certificati (71 per MSC e 76 per FOS) con sistemi di riferimento utilizzati a livello internazionale per definire le situazioni di sovrasfruttamento. In realtà manca una definizione chiara e definitiva del concetto di “stock sovrasfruttato”, ma i sistemi considerati nell’indagine sono gli stessi che le due organizzazioni riferiscono di utilizzare per classificare i loro stock.

I risultati ottenuti, pubblicati di recente sulla rivista Marine Policy, sono stati molto deludenti: in diversi casi (11% per MSC e 53% per FOS) le informazioni disponibili non erano sufficienti per valutare il livello di sfruttamento. Ancora più preoccupante il fatto che il 19% degli stock FOS e ben il 31% di quelli MSC certificati come sostenibili in realtà sono già sovrasfruttati.

 

Poiché non era intento dello studio limitarsi ad accusare i due enti, ma piuttosto metterli sotto pressione per migliorare il processo di certificazione, Froese e Prolss hanno inviato i risultati a MSC e FOS prima della pubblicazione, con la richiesta di commenti. Ha risposto soltanto Friend of the Sea, che ha giudicato positivamente l’operazione di valutazione, pur non condividendone ogni  aspetto. Inoltre si è affrettato a togliere la certificazione a tre degli stock giudicati non sostenibili. Marine of Stewardship Council non si è pronunciato, limitandosi a contestare la metodologia seguita nello studio in alcune dichiarazioni successive alla pubblicazione. In ogni caso, ha temporaneamente sospeso la certificazione di 4 stock.

 

Resta la domanda fondamentale per i consumatori: vale comunque la pena di acquistare, magari a prezzi più elevati, i prodotti certificati? Per Froese e Prolss senza dubbio sì: «La percentuale di stock in buona salute è comunque notevolmente superiore tra i prodotti certificati che tra quelli che non lo sono. Comprando pesci provenienti da questi stock, i consumatori scelgono una pesca sostenibile, il che significa che possono mangiare pesce senza timore di vederlo scomparire per sempre».

 

Valentina Murelli

Foto: Photos.com

 

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Un commento

  1. Mi permetto di commentare il vostro articolo qualità di fondatore e direttore di Friend of the Sea. Confermo il nostro apprezzamento per la validità dello studio in questione, basato su una valutazione equa e verificabile. Il motivo per il quale risultano 53% di stocks senza dati sufficienti alla valutazione degli stessi, come riferito dallo studio stesso, è che purtroppo, per la gran maggioranza delle specie acquatiche commercializzate, le stime dello stato degli stocks (stocks assessment) non vengono effettuate annualmente – a volte solo una volta ogni 5 anni ad esempio – a causa degli elevati costi (sono necessari osservatori a bordo, studi scientifici approfonditi, ecc). Lo studio menzionato ha considerato validi solo valutazioni degli stocks non più ‘vecchie’ di due anni, mentre Friend of the Sea ‘accetta’ studi vecchi di fino a 5 anni, per poter consentire anche a flotte artigianali, che pescano pesce di non alto valore commerciale – e dunque poco ‘studiato’ – di essere certificate Friend of the Sea. Questa nostra posizione è in linea con le direttive della FAO, per consentire la partecipazione al progetto delle flotte artigianali nei paesi in via di sviluppo. Ci rendiamo conto che scientificamente, per alcuni, tale elasticità potrebbe risultare non accettabile, ma la nostra scelta è basata anche sulle indicazioni FAO e nella coerenza della nostra mission.
    Lo stesso studio considera più importante l’analisi dello stato degli stocks per i quali i dati sono disponibili. In tale analisi solo una (12%) ogni 10 (88%) stocks approvato da Friend of the Sea risulterebbero sovrasfruttati. UN risultato decisamente migliore di quello di MSC (3 su 10) e che dimostra la nostra maggiore selettività (non abbiamo approvato numerose flotte approvate invece da MSC e che risultavano secondo i nostri criteri essere non sostenibili).
    Anche questa discrepanza può comunque essere spiegata con il fatto che gli stocks messi in discussione dallo studio risultavano approvati al momento del primo audit. Nel tempo lo stato delle risorse può cambiare in peggio anche per effetti ambientali che esulano dall’impatto antropico.

    Importante ricordare la conclusione dello studio che conferma l’importanza di fare riferimento alla certificazione Friend of the Sea in quanto comunque più qualificante.

    Friend of the Sea è nata in Italia e la sua sede principale è ancora in Italia, a Milano, in Cso Buenos Aires 37. Invitiamo chiunque a contattarci anche per fissare un appuntamento per meglio conoscerci. La nostra attività è totalmente trasparente e siamo lieti di raccontarvi come si svolge e come cerchiamo continuamente di rendere sempre più valida e credibile la certificazione.

    Paolo Bray – wwww.friendofthesea.org