Ho letto l’articolo sui vasetti di carciofini e di funghi porcini venduti da Peck a prezzi da record (fino a 1.100 €/kg). A Milano il Natale si divide in due file, quella corta davanti a Peck, lussuoso negozio di gastronomia, e quella infinita davanti a Pane Quotidiano. Nella prima si pesa il lusso al grammo, nella seconda l’umiliazione al minuto, ma guai a confonderle. Peck non è una gastronomia di lusso, ma l’ennesimo altare alla Milano per ricchi, perché i funghi sott’olio servono a dichiarare il curriculum morale del compratore, ‘l’io posso’ dei trecento euro per un vaso di 1,6 kg di funghi porcini. Mica cibo, ma certificato di appartenenza, perché qui il prezzo non misura la qualità, misura la distanza dai poveri.
Più sale il cartellino, più il cliente si sente al riparo dal contagio della ‘normalità’. Tutto regolare, si dirà: prezzi esposti, nessuna scorrettezza. Certo, anche l’indifferenza è perfettamente legale, anche vendere carciofi che costano quanto una settimana di spesa di una famiglia normale, mentre, a pochi isolati, un fiume di persone in coda aspettano un sacchetto di viveri sotto la pioggia.

Questi bottegai del lusso invece, oltre a non sfamare nessuno, hanno il solo ‘merito’ di dare un pugno allo stomaco degli indigenti e di assolvere l’opulenza milanese attenta solo a sé stessa, convinti che il mondo finisca dove comincia la vetrina di Peck, cattedrale del grasso consacrato. In sostanza, a Milano, ce n’è tanta di fame, ma non facendo status, non esiste.
Patrizia Sole
© Riproduzione riservata Foto: Il Fatto Alimentare



Brava Patrizia. Hai perfettamente ragione. È un’indecenza che pare non scandalizzare nessuno
Chissà magari invece quelli che vanno da Peck sono anche quelli che fanno più beneficenza… a differenza di chi chiacchiera e trasuda rancore e pensa che la povertà si risolva alla Robin Hood… pessimo articolo
“Tutto regolare, si dirà: prezzi esposti, nessuna scorrettezza.” Perfetto per me finisce qua. Per quanto possa fare male, per quanto possa essere ingiusto, è tutto correttamente esplicato! Sono altre le questioni di cui ci si dovrebbe occupare… latte, pane, pannolini delle persone popolare. E dei prezzi di questi ultimi tre per dire…
Direi che spendere non è reato ma lo è la non misura , l’rrazionale , il peso delle apparenze . La gastronomia nominata spero condivida con il sociale una parte del suo spreco .
La fila di 2 ore sotto la pioggia per un pacco di viveri e una vergogna per Milano cosiddetta “capitale morale”, per l’Italia è per il governo che promette sapendo di non mantenere
Non frequento Peck, perché è costoso e non caro.gli articoli che vende sono di primissima qualità e non ci trovo nulla di male che chi ha tante possibilità lo frequenti in quanto fanno commercio. Ho notato che a Rozzano, al centro solidale, va parecchia gente, forse povera, che però quello che non le garba, lo butta nel cestino
…saranno degli ex ricchi diventati all’improvviso poveri…
Gran bel pezzo. Ho scritto a Rai 3 per condividere il mio dissenso al pezzo passato oggi al TgR Lombardia su Peck.
Splendido articolo, complimenti Patrizia è andata al di là del semplicistico esame superficiale, scavare in profondità fa male ad alcuni, sintomo che la coscienza non è proprio tranquilla.