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Stop al panino a scuola: per la Cassazione non c’è il diritto al pasto da casa nelle mense. Il commento dell’Adi

panino frutta verdura lunch box bento schiscettaStop al panino da casa nelle mense scolastiche. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del comune di Torino e del ministero dell’Istruzione e annullando la sentenza del 2016 della Corte di appello di Torino, che aveva dato il via libera al pasto da casa nei locali mensa delle scuole, come chiedevano i 38 genitori del comitato CaroMensa. A far scoppiare le proteste era stato, inizialmente, il costo troppo elevato del servizio (circa 7 euro per la fascia di reddito più alta), ma poi, per alcuni, era diventata una questione di libertà individuale. Dopo il caso di Torino erano arrivate a cascata sentenze simili da tutta Italia.

All’epoca, la Corte di appello aveva sancito “il diritto degli appellanti di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto domestico da consumarsi nellambito delle singole scuole e nellorario destinato alla refezione”. Una decisione che non ha trovato d’accordo i giudici delle Sezioni unite della Cassazione, secondo i quali non esiste un “diritto soggettivo e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici”.

Secondo la Cassazione, poi, portare da casa il panino o la ‘schiscetta’ può anche costituire una “violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata”. La sentenza sancisce inoltre l’autonomia delle scuole nelle “modalità di gestione del servizio mensa”, che i genitori non possono cercare di modificare in sede giudiziaria.

Come ci si poteva aspettare, sono arrivate subito le reazioni negative del comitato CaroMensa Torino, ma anche quella di Coldiretti che evidenzia come “più di un italiano su quattro (26%) ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche”, come rivela un’indagine Ixé commissionata dalla stessa associazione degli agricoltori.

Schoolchildren enjoying their lunch in a school cafeteria
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che aveva dato il via libera al panino e al pasto da casa nelle mense scolastiche di Torino

È positiva, invece, la reazione dell’Associazione di dietetica e nutrizione clinica (Adi) che commentando la sentenza ricorda come “i pasti consumati in ambiente scolastico non solo hanno un valore nutrizionale, ma anche educativo” perché “l’alimentazione a scuola rappresenta un vero e proprio veicolo di proposta e acquisizione di modelli culturali e comportamentali che influenzeranno le scelte dei bambini”. Un menu elaborato nel rispetto delle porzioni, della biodiversità e della stagionalità, spiega l’Adi, insegna ai bambini a tenere un comportamento alimentare corretto.

Ma perché tutto questo funzioni, ricordano i nutrizionisti, “è di fondamentale importanza elevare quindi il livello qualitativo dei pasti, come qualità nutrizionale e sensoriale, mantenendo saldi i principi di sicurezza alimentare. È opportuno prevedere nel menù lo spuntino di metà mattina, preferibilmente costituito da frutta di semplice consumo, con l’obiettivo di dare al bambino, nella pausa delle lezioni, l’energia necessaria a mantenere viva l’attenzione senza appesantire la digestione e consentirgli di arrivare a pranzo con il giusto appetito”.

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  Giulia Crepaldi

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11 Commenti

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    Ok, ma quindi è previsto che chi non potesse pagare è esentato, giusto? Quanto alla nota Coldiretti, il noto “giochino” sui numeri che inverte i risultati mi fa sempre impazzire (credo di essere un tipo di solida logicità). “Ben 1 su 4 è insoddisfatto”… a casa mia vuole dire che 3 su 4 sono soddisfatti… o sbaglio??? Paiono pochi?

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      Se lei ragiona in logica binaria sì, ma la realtà non è binaria, ma continua: esistono “zone grigie”. La Coldiretti sicuramente ha accentuato il risultato a favore della propria tesi, ma non è detto che gli altri 3 fossero necessariamente soddisfatti.

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    La sentenza della Cassazione è davvero allucinante. Il consiglio di Stato aveva sancito a settembre 2018 la piena legalità del pasto da casa, appellandosi proprio ad un articolo della Costituzione che sancisce la libertà di scelta. E dichjarava l’insussistenza della scusa riguardo l’igiene dei pasti da casa. In effetti se si oensa che i bambini si portano la merenda da casa, nn si capisce xchè nn ppssano portarsi anche il pasto.
    Qsta sentenza è l’ennesimo sopruso perpettato ai diritti dei cittadini. Ed è a dir poco scandalosa.

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    E allora si migliori la qualità del cibo delle mense, che in molte di queste non è di gradimento ed è caro (per chi lo paga, logicamente). I bambini non debbono mangiare qualsiasi cosa, mille volte meglio il panino. Ma i giudici sono andati a verificare o pontificano sempre per astratto ?

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    Sono molto soddisfatto per questa sentenza: finalmente un po’ di buon senso. Finalmente si pensa ai bambini e non alle paturnie di certi genitori a cui andrebbe tolta la patria potestà.

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    Buona sentenza, chi si lamenta per i costi esosi, potrebbe ad esempio evitare di regalare ai propri figli smartphone dal costo di centinaia di euro..

    E ti pareva che non interveniva Coldiretti…

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    Allora fate come ho fatto io , la porto da casa nell’ora di buco così non mangiava quello che davano a scuola ….nessuno può decidere al posto dei genitori cosa dare da mangiare ai propri figli !!!!

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    Mah, permettere ad alcuni di consumare il pasto portato da casa ha oneri non trascurabili per le scuole: locali dedicati, personale dedicato. Peraltro si tratterebbe generalmente di panino più frutto (o peggio merendina) che non penso possa considerarsi nutrizionalmente entusiasmante. Poi, i bambini fino ad almeno sette/otto anni non sono in grado di gestire autonomamente un pasto…

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    Oh, poi nella scuola che frequentano i miei figli è ammesso il portarsi cibo da casa. Nonostante gli insegnanti lo sconsiglino alcuni genitori delle prime classi in effetti preferiscono il panino da casa nella convinzione che il cibo della mensa faccia schifo (o comunque i bambini non lo mangino). Quello che poi succede è che spesso i bambini con il pasto portato da casa durante la pausa pranzo non ci pensano neppure ad andare nel locale dedicato (pare che la percentuale di presenti rispetto a quelli teorici sia moolto bassa), e non si sa se e cosa mangino…

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    Certo che i commenti ricchi di banalità si sprecano, come quello del telefonino! Vorrei ricordare che per lo stato italiano appartengono alla fascia piena anche persone che poi non hanno ‘sto gran reddito e che 7€ al giorno è un costo che per molte famiglie è troppo, specie se si considerano 2 o (ormai impossibile) 3 figli!
    L’Italia non riesce a capire l’importanza di facilitare l’avere figli!

    In ogni caso se arriviamo a imporre anche per legge il gusto a cui un bambino deve adattarsi (anche se poi effettivamente la diseducazione alimentare è un gravissimo problema sociale e sanitario) e imporre un prezzo che non è certo popolare, siamo veramente alla fine della libertà, ci sarà forse democrazia, ma sta diventando qualcosa di assolutamente astratto dai diritti personali di ogni cittadino.
    Mi sembra comunque assolutamente demenziale il comunicato dell’ADI che ritiene “opportuna” la qualità ma comunque (in senso logico/matematico) obbligatorio adattarsi al pasto obbligatorio anche in sua assenza. I presupposti non obbligatori dati come giustificativo di un atto imposto sono peggio del fascismo: sono l’imbecillità allo stato puro assurta a potere!
    Se questo è il senso del loro comunicato, quelli dell’Adi rivelano di essere uno dei tanti organi corporativisti che devono solo far vedere che sono importanti senza necessariamente generare benessere sociale, ma molto più spesso solo e semplicemente autoreferenzialità!

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    Nei vari commenti, incluso quello dell’ADI, si fa riferimento al valore sociale, relazionale ed educativo della condivisione del pasto a scuola. Sono elementi importanti che, evidentemente, sfuggono alla sensibilità di taluni genitori che, al contrario, considerano prioritari altri ‘valori’. Escludendo i casi di effettiva impossibilità ad accedere economicamente a tale servizio, per gli altri proporrei una seria riflessione. Esistono i comitati mensa che servono non solo per controllare ma per interfacciarsi con i gestori del servizio di refezione facendo tutte le osservazioni del caso e le eventuali rimostranze in caso di carenze nel servizio medesimo. Certo, richiede un certo impegno e partecipazione, sicuramente maggiore della preparazione di un panino o dell’acquisto di una merendina o un salutare sacchetto di patatine fritte.