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Il panino della discordia: per i bambini è meglio portare il pasto da casa o mangiare quello della mensa scolastica?

mensa scolastica
La mensa scolastica ha una valenza educativa e formativa

I bambini potranno portare il pasto da casa e mangiarlo durante la pausa pranzo a scuola. Questa in sintesi la sentenza di fine giugno della Corte d’Appello di Torino che ha sollevato critiche ma anche molti apprezzamenti, innescando un’accesa polemica. Al centro del dibattito in cui sono coinvolti presidi, genitori e sindaci, troviamo le questioni legate alla nutrizione, la libertà individuale, i rischi sanitari e i problemi logistici.

Un aspetto su cui si è discusso riguarda la funzione della mensa scolastica che non si limita a fornire un pasto caldo ai bambini con un rientro pomeridiano. “Attraverso l’offerta alimentare scolastica passa l’educazione alimentare – spiega Gabriella Iacono, Amministratrice di Milano Ristorazione – i bambini possono provare cibi nuovi e l’apporto nutrizionale è bilanciato. Ma soprattutto le diseguaglianze sociali vengono, in parte, livellate. La valenza educativa e formativa della mensa è importantissima e deve rimanere garantita per tutti.”

Gabriella Iacono Milano Ristorazione
Gabriella Iacono, Amministratrice di Milano Ristorazione

La vicenda di Torino è nata in seguito alle proteste di un gruppo di una sessantina di genitori per il prezzo elevato del pasto, circa 7 euro per la fascia più alta. La sentenza però, oltre a non essere definitiva, vale soltanto per le parti in causa, e non va estesa al resto dell’Italia. “Se si dovesse applicare a tutti i comuni, – prosegue Iacono – la spesa degli enti locali e/o dei genitori, insomma della collettività, si alzerebbe almeno del 20% per un servizio così come oggi concepito. Nel dettaglio, se un’azienda di ristorazione deve produrre e distribuire 1000 pasti, ha un costo, se ne deve produrre 600/700 il prezzo lievita perché i costi fissi devono essere distribuiti su un numero inferiore di pasti. Questo sarebbe un ulteriore costo sociale, che tra l’altro graverebbe sulle famiglie già in difficoltà e che oggi usufruiscono di rette scontate e anche gratuite, rispetto alla quota alta di contribuzione.”

La ristorazione scolastica è un sistema complesso e in continua evoluzione che può superare le sue criticità quando gli attori che ne fanno parte, bambini, genitori, corpo docente, Comune e fornitori, raggiungono un buon livello di scambio e collaborazione.

panino
La vicenda di Torino è nata in seguito alle proteste di un gruppo di genitori

Milano può essere considerata un’efficienza in questo campo, con 85mila pasti confezionati al giorno di cui 7.000 modulati per accontentare le scelte etico-religiose e 3.000 destinati alle esigenze sanitarie. Dopo la sentenza di Torino, come ci racconta Gabriella Iacono, “le rimostranze ricevute presso le scuole o in comune per poter portare il pasto da casa, si possono contare sulle dita di una mano. Si tratta di un traguardo raggiunto grazie al continuo impegno del Comune e dell’azienda: le fasce di prezzo a Milano sono cinque oltre a quella di gratuità, si parte da 1,15 euro fino a 4 euro a pasto per la fascia più alta e in tutti i casi l’amministrazione partecipa alla spesa delle famiglie (il costo effettivo del pranzo è di 4,23 euro)”. Ma anche la possibilità di scelta è fondamentale, per questo i menu offerti sono 20 di tipo sanitari e cinque etico-religiosi. Tutte le diete sono controllate non solo dal punto di vista nutrizionale e della sicurezza alimentare, ma anche per l’indice di gradimento da parte dei bambini, attraverso auto inchieste di Milano Ristorazione e i questionari periodici delle commissioni mense (vedi il sito Pappa-Mi).

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  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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12 Commenti

  1. Ho girato l’articolo ad un’amica, mamma e commissaria di mensa alla materna e questo è il suo commento:

    “Parlo da commissario mensa, prima che da mamma: è scandaloso che “Milano ristorazione” non abbia concorrenti (probabilmente aumenterebbe la qualità del servizio) quindi se dei genitori sono in grado di “sopperire” a questo servizio preparando il pasto, in realtà? Ben venga! Non si capisce perché non sia più possibile una refezione interna agli asili, come si faceva una volta (questioni di profitto? )
    Certo è che se dei genitori riescono in effetti a portare avanti la cosa (come in una scuola qui in zona) non esiste nella maniera più assoluta che il bimbo venga discriminato: a prescindere dalla scelta (io non lo faccio solo perché non riuscirei a starci dietro) i maestri devono imparare a gestire la nuova situazione.”

  2. Buongiorno,
    parlo da mamma di tre bimbi alle elementari.
    Parto da un presupposto: i miei figli passano a scuola minimo 8 ore al giorno, sono impegnati a studiare ed apprendere, insomma e’ un po’ come andare a lavorare, trovo assurdo doverli stressare con pasti a volte poco consoni ai palati dei bambini, ed inoltre ancora piu’ assurdo e’ non offrire ai bambini un’alternativa (anche solo un po’ di pasta bianca con una spolverata di parmigiano), (almeno questo e’ cio’ che capita nella nuova scuola in cui siamo finiti quest’anno) ed in fine dopo averli stressati perche’ non gradiscono quel tipo di cibo sono costretti a patire la fame per tutto il pomeriggio. Insomma i bambini vanno a scuola per imparare a leggere ed a scrivere, penso che l’educazione alimentare sia un dovere della famiglia.
    Altra considerazione ogni famiglia ha delle sue abitudini alimentari, non siamo tutti uguali quindi e’ giusto nell’era della globalizzazione rispettare l’individualita’ di tutti, senza imposizioni d’autorita’.
    Mia mamma ha fatto l’insegnante di scuola materna per 40 anni, racconta che molto spesso arrivavano piatti indigesti, che i bambini non mangiavano, e lei da brava insegnante ma soprattutto da persona diligente ed attenta nei confronti dei suoi bimbi, non li sforzava, ma in cambio proponeva ai bambini frutta e pane, così da dare loro l’energie per affrontare il pomeriggio scolastico.

    • Roberto La Pira

      A Milano c’è la possibilità di scegliere tra decine di menu speciali e dire che i suoi tre bambini non gradiscono quel tipo di cibo in generale è forse esagerato. Certo alcuni piatti possono non piacere, ma questo capita in tutte le scuole soprattutto se non c’è un self service con alternative

  3. Prima di pubblicare qualcosa bisognerebbe quanto meno controllarlo: i giornalisti bravi lo dovrebbero fare …

    Il Comune riconosce a Mi.Ri. 4.23 (IVA ESCLUSA) per ogni pasto ma tale prezzo è annualmente aggiornato e il dato risale al rinnovo del contratto cioè 2012.
    I genitori invece pagano (a forfait) anticipato il che significa che pagano anche se c’è sciopero, se non vanno a scuola perchè malati, se la scuola chiude o se sono in vacanza.

    La sentenza, così come le ordinanze in questione SONO – PER LEGGE – PROVVISORIAMENTE ESECUTIVE e poichè ha perso il MIUR (il Ministero in Italia è uno solo, né vero …) VALGONO PER TUTTA ITALIA

    MILANO per quanto riguarda la ristorazione è TUTTO tranne che efficente: un disastro TOTALE DIREI! Bambini posti scientificamente a digiuno in continuazione perchè nonostante le commissioni mensa segnalino piatti sgraditi, Mi.Ri. imperterrita li continua a riproporre fino alla nausea.
    Si getta tanto di quel cibo che non se ne ha proprio la minima idea (e le diete sono le meno consumate in assoluto anche perchè non solo sono piuttosto ripetitive e i bimbi non ne possono più, ma normalmente sono anche servite fredde …)

    • Roberto La Pira

      Quando si fanno i conti bisogna considerare anche le quote non pagate da una parte di famiglie. Dire che a Milano la ristorazione a scuola è un disastro totale non corrisponde al vero e fa perdere credibilità al suo discorso

  4. Io purtroppo leggo i commenti di queste notizie, e mi rendo conto che il popolo italiano è un popolo di ignoranti, che non sanno minimamente analizzare la realtà prendendola nel suo insieme, ma sappiano solo valutare il loro caso personale. Questo si chiama analfabetismo funzionale.

  5. La suola dovrebbe garantire un pasto adeguato e salubre a prezzo di costo, se cosi non fosse è di questo che bisogna discutere, non inventarsi soluzioni estemporanee ed impraticabili.
    Temo invece che questa polemica con relativi strascichi giudiziari sia ancora una volta frutto dell’inadeguatezza di molti genitori.

  6. Una volta la mensa non esisteva ed i bambini andavano lo stesso a scuola. Ben vengano piatti preparati a casa, se non si possono ritirare i bimbi per farli pranzare in famiglia. La mensa non è una conquista, anzi.

  7. Caro Sig. Marco,
    mi accingevo a commentare sul fatto che “il caso personale” normalmente sono individui con un nome e cognome (spesso il proprio) ed un’età compresa tra i 3 ed i 13 anni ma lo spazio del forum è stato interamente occupato dal suo ego quindi mi limito ad una citazione:
    “Gli analfabeti funzionali sono le persone che non ci piacciono, i diversi da noi” (E. Boni).
    Lascio a lei scegliere la funzione specifica di riferimento, può adeguarla a qualsiasi sua necessità.
    Saluti
    Fabio

  8. CRISTINA CAMPIOLI

    Rilevo purtroppo che il vs articolo è assolutamente di parte.
    Avete chiesto solo l`opinione di Milano Ristorazione. Dov`è il parere dei genitori che invece voglio il pasto da casa? La loro voce ha diritto di essere sentita!
    Gli appalti vengono vinti da chi offre il prezzo più basso; scordiamoci pertanto la qualità, anche se distribuita SULLA CARTA su 20 scelte alimentari.
    Oltretutto una sentenza della Corte d`Appello VALE PER TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE ed è falso e fuorviante affermare il contrario, pubblicarlo è sinonimo di scorrettezza. IL MIUR HA PERSO LA CAUSA e ciò significa che SI PUÒ PORTARE IL PASTO DA CASA E LE SCUOLE SI DEVONO ORGANIZZARE PER QSTO SCOPO ENTRO IL 3 OTTOBRE.
    per chi vuole aggiornamenti CONCRETI E AFFIDABILI, si veda la pagina facebook dell`avv GIORGIO VECCHIONE che sta seguendo la causa contro il MIUR
    Davvero deludente qsto articolo…

  9. Cristina campioli

    Spiacente. Non è così. Lavoro proprioin quel settore da trenta anni e faccio io le offerte