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Origine degli alimenti: obbligatoria solo per alcuni prodotti. Ecco le regole per quelli più comuni

I consumatori vogliono conoscere l’origine dei prodotti alimentari. I motivi sono i più svariati c’è chi vuole  comprare cibo “made in Italy” per sostenere l’economia locale e chi mostra una certa diffidenza verso il cibo importato. In ogni caso è un diritto avere questo tipo di informazione anche se non è assolutamente detto che il prodotto importato  sia di qualità inferiore. L’Italia acquista dall’estero molti alimenti come il pesce, la carne,  l’olio, il grano per la pasta, il miele., frutta e verdura…e ne esporta altrettanti. Per rendersene conto basta guardare le etichette dell’ortofrutta in un qualsiasi supermercato di medie-grandi dimensioni e contare quanti sono i prodotti importati soprattutto se sono fuori stagione. In Italia siamo avvantaggiati perché sono in vigore oltre alle norme europee anche regolamenti temporanei che obbligano le aziende a indicare l’origine sull’etichetta per alcuni prodotti. Ma le regole non sono tutte uguali.

Per la carne bovina sia fresca o surgelata la legge prevede che venga indicato il Paese di nascita, di allevamento e di macellazione. Se avviene tutto in un unico stato ci sarà il nome di un solo Paese. Per la carne fresca suina, ovina e caprina compresi i volatili come pollo e tacchino la legge prevede solo l’indicazione della nazione di allevamento e di macellazione. Per la carne suina processata come salami, salsicce…, bisogna indicare il Paese di nascita, allevamento e macellazione. Anche in questo caso è ammessa la dizione “100% italiano” se tutti gli ingredienti sono Made in Italy come nel caso dei salumi e dei prosciutti Dop.

origine

La norma sul latte prevede come per tutti i latticini il nome del Paese dove è stato munto e quello in cui è stato confezionato e/o trasformato. Se il latte è fresco va riportata la zone di mungitura. Per risalire all’origine delle uova che sono al 99% di produzione nazionale, bisogna decodificare il codice impresso sul guscio. La prima cifra indica il tipo di allevamento (0 biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 in gabbia), poi c’è una sigla (IT per Italia) seguito da un codice (assegnato dall’Istat) che indica il comune dell’allevamento, segue la provincia e infine  un codice d’identificazione dell’azienda.

Per l’olio le regole sono precise occorre riportare il Paese di origine e di produzione. Se tutte le operazione avvengono in un solo stato di può scrivere “olio italiano 100%”, altrimenti si deve ricorrere alla scritta Ue o non Ue (Unione Europea).

Per il pesce le indicazioni devono essere molto chiare perché va riportata la zona di cattura (Mediterraneo, Atlantico nord-orientale, se si tratta di pescato…) o, in alternativa, la zona di allevamento. Se il pesce è lavorato come nel caso dei bastoncini impanati o altri tipi di cibi processati si può omettere l’indicazione dell’origine.

bastoncini di pesce patate fritte carta paglia salsaFrutta e verdura devono indicare chiaramente l’origine  sia che venga venduta sfusa al mercato o confezionata al supermercato. Se invece si compra una macedonia o altra frutta lavorata non ci sono obblighi di indicazioni origine.

Il pomodoro prodotto in Italia è sufficiente a coprire la domanda interna. Ciò non toglie che la polpa, il pelato il concentrato e altri prodotti che contengono più del 50% di prodotto  devono indicare l’origine della materia prima.

pasta granoro origine pugliaLa pasta deve riportate sull’etichetta l’origine della semola. Ormai al supermercato si vedono molte marche che indicato 100% italiano, ma ce ne sono molte altre che usano semola di altri stati per cui sull’etichetta troveremo la dicitura origine Ue o extra Ue, oppure entrambe le frasi. Ci sono marchi che indicano il nome degli Stati da cui proviene il grano ( Canada, Francia…) e altri che specificano la regione origine (vedi foto).

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    La cosa divertente è che nelle confezioni di uova da 6 Conad allevate a terra la Legenda esplicativa, per la comprensione dei codici impressi su ogni uovo, è all’interno della confezione, quindi per interpretarla il consumatore dovrebbe aprire la confezione, e la sigla della provincia dell’allevamento nel caso di Forlì, nelle uova Conad è stampato FO quando da anni ormai come tutti sanno e come riportano tutte le guide geografiche, la provincia è Forlì Cesena, quindi il codice dovrebbe essere FC, ma d’altronde siamo un Italia e la chiarezza dell’informazione a tutela del cittadino è un miraggio.