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USA: olio d’oliva “imported from Italy” ha i giorni contati. L’indicazione è ingannevole. Filippo Berio patteggia. Controlli speciali nel 2017 e altre sorprese in vista

L’extravergine italiano di provenienza UE, non potrà riportare sull’etichetta la frase “imported from Italy”

Sarà una pura coincidenza, ma l’effetto Trump ha colpito anche l’extravergine italiano che non potrà più riportare sull’etichetta la frase “imported from Italy”. Il motivo è banale: le bottiglie contengono nella maggior parte dei casi miscele di olio proveniente da: Italia, Spagna, Grecia e altre aree del Mediterraneo e quella frase inganna i consumatori. Per anni le nostre aziende hanno venduto olio d’oliva, riportando sul frontespizio della bottiglia la dicitura “Imported from Italy”, salvo precisare nella controetichetta la provenienza della materia prima da paesi europei o extraeuropei. Questa anomalia ha i giorni contati. La cittadina americana Rohini Kumar nel 2014 ha citato la ditta Salov per violazione del 1930 Tariff Act, 19 U.S.C. § 1304 (l’equivalente del nostro illecito per pratica ingannevole o pubblicità ingannevole).  La vicenda legale si è conclusa con un accordo giudiziale, una sorta di patteggiamento che impegna la società per almeno tre anni a sostituire dalle etichette dell’olio marchiato Filippo Berio la dicitura  “Imported from Italy” con la più generica “Imported”.  In altre parole se l’olio non è 100% italiano è scorretto riportare in etichetta il riferimento all’Italia.

Filippo Berio negli USA sostituirà la dicitura “Imported from Italy” con la più generica “Imported”
Nell’anello rosso la frase sull’etichetta ritenuta ingannevole

Salov si è impegnata  a versare 50 centesimi di euro a bottiglia, per ogni consumatore in grado di dimostrare di aver comprato l’olio nel periodo compreso dal maggio 2010 al giugno 2015. La società  riconoscerà  inoltre agli avvocati di Rohini Kumar un milione di dollari per le spese legali. In Italia il nome Salov e il marchio Filippo Berio sono poco conosciuti, anche se la società è proprietaria del marchio Sagra. Negli Usa però  il fatturato di Salov nel 2015 era di 137 milioni di dollari e il  marchio è molto conosciuto dai consumatori. «Probabilmente non si tratta ancora di un effetto Trump – ricorda Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale nel suo editoriale del 27 gennaio  – ma dell’ultimo atto di un processo innescato con i primi scandali sull’olio italiano negli Stati Uniti, qualche anno fa. Bisogna riconoscere che per anni abbiamo venduto sul mercato americano olio mediocre, border line, quando non apertamente frutto di una frode. Negli ultimi tempi gli americani, anche grazie alle inchieste  italiane, hanno scoperto come li abbiamo presi in giro e non l’hanno presa bene. Hanno anche scoperto i mezzucci al limite della legalità, come la frase “Imported from Italy”, per conferire un valore aggiunto a olio di qualità standard. Da tempo – prosegue Grimelli – gli americani stanno dicendo che questi comportamenti non saranno più tollerati. Lo slogan “America first” del presidente Donald Trump probabilmente non farà altro che accelerare questo processo».

La vicenda non sembra del tutto conclusa. Un procedimento simile è in corso anche nei confronti di Deoleo, proprietaria dei marchi Carapelli e Bertolli molto venduti in USA. L premesse non lasciano spazio a prospettive  rosee. L’ultima nota riguarda la FDA americana che quest’anno ha in  programma controlli speciali sugli oli extra vergini di oliva. Questo aspetto desta qualche preoccupazione tra gli operatori che spediscono negli Stati Uniti 130 mila tonnellate di olio l’anno. Vi terremo aggiornati.

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Un commento

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    Il principio della trasparenza è chiaro, condivisibile ed apprezzato soprattutto dai consumatori ed i trasformatori che non la applicano con diligenza ed onestà per informare i loro clienti, eventuali manovre sotterranee e giri di valzer delle materie prime impiegate, state certi che verranno penalizzati in tutto il mondo.
    Per nostra fortuna, la trasparenza è diventata un plus di qualità dei nostri prodotti e chi non lo comprende, oltre che svalutare il proprio prodotto e quello nazionale, perde anche il treno del mercato mondiale presente e futuro,