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Test olio extravergine di Altroconsumo, in testa Agride e Monini, penalizzati Bertolli, Sasso, Coricelli, Cirio, Sagra e Almaverde

olio test altroconsumo
Test di Altroconsumo su olio extravergine buone posizioni per il 100% italiano

Scegliere l’olio extravergine quando si arriva davanti allo scaffale del supermercato è complicato. Le miscele cambiano ogni anno e anche i prezzi non sono un valido strumento di orientamento, visto che quasi la metà delle bottiglie viene venduta in offerta. L’unica soluzione è  affidarsi al palato o ai test comparativi di riviste come Altroconsumo, che poche settimane fa ha presentato l’esito delle prove condotte su 21 oli venduti al supermercato e due oli Dop provenienti dalla zona della Puglia colpita dall’emergenza Xylella.

Bottle pouring virgin olive oil in a bowl close up
I migliori in classifica sono quelli con il 100% di olive italiane

L’analisi chimica e sensoriale ha premiato gli oli prodotti sia con olive italiane sia con olive “europee”. Nelle prime cinque posizioni troviamo ben tre oli ottenuti da olive coltivate in Italia  e due ricavati da materia prima di origine UE (in genere proveniente da Spagna e Grecia). Nella classifica troviamo al primo posto Agride Elogio 100% italiano (11,32 €/litro) a pari merito con Monini Bios da agricoltura biologica Italiana (11,57 €/litro). Seguono  Monini Classico (5,77 €/litro), Carapelli Oro Verde 100% italiano (8,54 €/litro) e De Sanctis Classico (4,88 €/litro). Un aspetto che emerge dal test è la poca relazione tra qualità dell’olio e origine della materia prima.

Il marchio Monini  si aggiudica la 2° e la 3° posizione con due oli, il primo è biologico e 100% italiano ma costa il doppio rispetto a quello ottenuto da olive “europee”. Per contro nella classifica troviamo in 4° posizione Carapelli Oro Verde 100% italiano che costa 8,54 €/litro, ovvero 3,5 euro in più di Carapelli Il Frantoio di origine UE situato al 15° posto.  I risultati indicano chiaramente che quando si parla di olio extra vergine  l’origine delle olive ha un valore relativo, quello che più conta è  la qualità della materia prima. L’abilità dell’oleificio è saper scegliere l’olio di qualità e miscelare le varie partite e ottenere un buon risultato. L’olio De Santis  ricavato da olive UE e situato in 5° posizione merita una certa attenzione perché ha un ottimo rapporto qualità/prezzo (4,88 €/litro),  tanto da essere considerato da Altroconsumo  il miglior acquisto (vedi tabella sotto).

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olioDel tutto imprevista l’ultima posizione per Almaverde bio biologico 100% italiano proposto al prezzo di 13,94 €/litro. Mentre un altro olio “bio”, Esselunga italiano, si colloca al quattordicesimo posto, al prezzo di 12,66 €/litro.  Il famoso Olio Carli Delicato ricavato da olive di origine UE si attesta al 12° posto. Penalizzati nelle ultime posizioni anche: Cirio, Coricelli, Sasso, Bertolli e Sagra Classico.

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Anche i risultati della rivista Test sugli oli extravergini penalizzano: Sasso, Bertolli e Carapelli

Come documenta Altroconsumo, le analisi di laboratorio dell’olio extravergine non hanno riscontrato la presenza di frodi. Tra i parametri valutati la rivista ha preso in esame  l’acidità (premiando i marchi con i valori minori), i contaminanti e l’ossidazione.  L’unico olio con delle criticità è stato Almaverde bio  100% italiano con valutazioni insufficienti nella prova di assaggio e per quanto attiene l’ossidazione. La prova sensoriale è stata affidata a un panel di esperti.

I due oli  pugliesi  TerraNostra e Forestaforte (entrambi Terra d’Otranto DOP),  venduti a 24-26 €/litro hanno meritato ottimi giudizi al pari dei primi in classifica.

L’ultima considerazione riguarda il buon giudizio attribuito a Monini che viene condiviso in diversi test  pubblicati negli ultimi mesi sia da riviste italiane (Test) sia straniere  (60 Millions des consommateurs). Al pari viene condiviso il giudizio poco  lusinghiero assegnato a marchi come Sasso, Carapelli e Bertolli.

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

  1. Buongiorno,
    cosa si intende per valutazioni insufficienti per l’olio Almaverde bio? Se un olio passa il panel come extra vergine può essere al limite scarso il suo profilo sensoriale, insufficiente significa non conforme a: mediana del fruttato > 0 difetto=0, se è insufficiente è da declassare, e se vendo un vergine al posto di un’extra, la frode è facile che mi sia contestata. Idem per l’ ossidazione. In aggiunta, per ossidazione si intendono i perossidi o il difetto sensoriale identificato come rancido?

    • Roberto La Pira

      La parola insufficiente riferita all’olio extravergine di oliva Almaverde è correlata al contesto dell’articolo e al test di Altroconsumo e non certo ad una norma legislativa o quant’altro. L’olio infatti è l’unico ad avere un punteggio basso riferito agli altri marchi sia nella valutazione della prova di assaggio sia nel giudizio sulla “conservazione”. Nel nostro articolo si dice che le analisi di laboratorio non hanno riscontrato frodi.

  2. Federico Del Gobbo

    Alla fine chi sceglie è il consumatore, e chi gli propone l’offerta è la distribuzione.
    L’industria è spremuta quotidianamente per garantire margini e promozioni alla distribuzione.
    Credo sia questione anche di buon senso…. un prodotto a 11 € il litro deve essere giustamente di qualità superiore rispetto ad uno da 5,50 €. E comunque raramente non lo è. La frutta buona costa più di quella meno buona, lo stesso vale per la carne buona, le uova, il pane etc. Fare l’olio buono con l’olio caro sono bravi tutti. Ma poi non si vende!
    Sarebbe bello paragonare mele a mele e pere a pere.
    (sarebbe poi interessante sapere come sono state conservate le bottiglie analizzate… No?!)
    Il consumatore medio ha pochi soldi (non vorrei essere frainteso, ma non siamo Giapponesi! Si cerca tutti di risparmiare.), e poco tempo a disposizione per fare la spesa. Se per acquistare 20 prodotti bisogna spulciarsi 200 retro etichette, oltre a perdere un pomeriggio si rischia di perdere anche qualche diottria.
    Non sarebbe forse il caso di chiedere/imporre alla distribuzione una più attenta e responsabile selezione di prodotti? La distribuzione non effettua controlli su ciò che vende? No ha a cuore la salute dei suoi clienti? Evidentemente no! Ha a cuore solo il proprio bilancio, gli utili, i bonus, i target e tutte quelle belle parole che si traducono in $oldi!
    Olio, pomodori pelati, frutta fresca, latte, formaggi, yogurt etc etc Compra a poco e vendi a tanto, è la legge del commercio.
    E’ come dire: “Il bambino non sa mangiare, mangia troppo cibo spazzatura!” Colpa del bambino, o del genitore che fa la spesa e porta il cibo a casa?
    Presentatevi oggi in GDO Italia con un prodotto onesto e di alta qualità! Girateveli tutti….. Poi andreta a Montecarlo a godervi le centinaia di migliaia di Euro che vi vorrebbe spillare la GDO per il miraggio dello scaffale…. Ed alla fine, il consumatore, se sei “caro, non ti compra!!
    Il miglior pane, olio, pelato, burro, yogurt etc etc sta a scaffale a fianco al primo prezzo ed al marchio privato dell’insegna, messo lì apposta come a dire (non comprarlo, quest’altro costa la metà).
    Effetto: aziende di media qualità hanno creato prodotti di qualità superiore (da voi non analizzati!) ed aziende famose per la qualità riversano qualità scadente all’estero (che qui, giustamente, non prendiamo nemmeno in considerazione).
    Non volevo essere prolisso, ma fa rabbia veder screditare aziende del settore alimentare pur di far audience/lettori e tanto per parlare. L’ennesima riprova che ci piace scatenare “guerre tra poveri”, quando i veri problemi sono altri e comunque molto più facilmente risolvibili. Ma non conviene risolverli, perchè vorrebbe dire limitare gli utili ai ricchi.
    Continuiamo quindi a mangiare (e dare ai nostri figli) prodotti con olio di palma, con materie prime al limite della frode alimentare, carne antibiotica….
    Tra un pò in Italia sarà come in America, chiedi al supermercato se hanno un prodotto senza grassi idrogenati, palma o zuccheri aggiunti e ti risponderanno ….. Si, le sigarette!
    meno quantità, più qualità!

    • vado alla ricerca di prodotti + cari per due motivi: salute e risparmio si risparmio perché all’occorrenza adopero quanto basta per la bisogna

  3. “Quando si parla di olio extra vergine l’origine delle olive ha un valore relativo, quello che più conta è la qualità della materia prima. L’abilità dell’oleificio è saper scegliere l’olio di qualità e miscelare le varie partite e ottenere un buon risultato”
    Concordo.
    Riuscire inoltre a vendere alla Grande distribuzione un prodotto ottimo, che abbia un prezzo alla portata del consumatore medio.

  4. Ho grande stima per Altroconsumo a cui “delego” le mie decisioni di acquisto. Però in questo caso…. mi spiace dirlo ma ho qualche dubbio!!!!! Forse non ho le competenze per parlare, ma ciò che mi fa riflettere è il 3 posto (e non solo) a delle bottiglie trasparenti: sanno tutti che luce e temperatura compromettono la qualità dell’olio. Forse si trattava di olio appena confezionato, o tenuto comunque bene……. ma dopo qualche mese (se non giorno) esposto alla luce quell’olio ha qualità completamente diverse. Devo dire che mi fa anche rabbia che paesi come l’America dove non sanno neanche qual’è la forma delle olive sia a noi maestra con classaction proprio contro l’extravergine in bottiglie chiare: non dovremmo essere noi a difendere le nostre eccellenze????? Questa premiazione mi sembra invece una minaccia al duro lavoro degli agricoltori che, per chi non lo sapesse, iniziano la raccolta alle prime ore dell’alba, quando il freddo è più pungente e ti penetra nelle ossa.

    • In risposta a Susanna, posso dire che se stava parlando della bottiglia di Monini Classico, questa è di vetro verde. L’ho appena acquistato e lo posso confermare!

  5. Vi chiedo come mai in questo elenco sia stato tralasciato di Carapelli proprio il ” NOBILE ” ; è considerato un prodotto così di nicchia ? Personalmente mi auguro che Carapelli possa e voglia continuare a produrlo, così come continuare a fornire nello specifico, ( cosa più unica che rara, tra tantissimi oli qui menzionati ) le più dettagliate informazioni e parametri chimici che identificano inequivocabilmente il livello di qualità di un olio alimentare, in quanto assolutamente oggettivi e non soggettivi come possono essere le sole caratteristiche organolettiche.
    Nello specifico (come doveroso dovrebbe essere, SEMPRE ; ma in pratica quasi mai )
    nel Nobile Carapelli si dichiarano :
    1) – grado di acidità: (%)minore o uguale 0.3 , BASSA ACIDITA’
    2) – perossidi meq O2/kg minore o uguale 13
    3) – cere ppm minore o uguale a 100
    4) – tipo di spremitura : A FREDDO
    5) – materia prima utilizzata: da SOLA POLPA di olive
    6) – provenienza delle olive: Unione Europea
    Il tutto ad un prezzo estremamente contenuto; poco più di 6 euro/L

    Etichettatura realmente trasparente, alta qualità, eccellente rapporto qalità/prezzo
    …una vera rarità per un prodotto di larga distribuzione.

  6. Carapelli e’ accusata di frode per aver dichiarato Olio di Oliva come Extravergine…..dalle vostre analisi non risultava???

    • Roberto La Pira

      Le analisi fatte su un campione non necessariamente sono uguali a quelle fatte sullo stesso marchio su un altro lotto, magari prelevato 6 mesi dopo soprattutto se la criticità come nel caso evidenziato in questi giorni è border line ( si tratta di olio di oliva ma di categoria inferiore probabilmente). Questo succede perché l’olio extra vergine non DOP èottenuto da miscele di vari lotti provenienti da aree e zone diverse. E non è detto che l’olio estratto sia esattamente identico. Sarebbe come dire che le arance provenienti da aree diverse ma limitrofe della Sicilia pur essendo della stessa specie e della stessa annata devono essere identiche. Per questo i risultati possono differire, anche se l’azienda cerca di mantenere sempre il medesimo gusto e sapore dell’olio imbottigliato.