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Olio extravergine: in Francia Monini vince il test del mensile "60 millions de consommateurs". Quattro bottiglie declassate tra cui Carapelli

L’olio extravergine Monini guadagna la prima posizione nel test realizzato dal mensile francese 60 millions de consommateurs edito dall’Istituto nazionale del consumo. Gli esperti hanno analizzato venti oli provenienti da differenti Paesi, otto dei quali certificati biologici. La prova di degustazione è stata affidata ad un panel di dieci professionisti, in grado di valutare sia il profilo sensoriale sia gli eventuali difetti. I campioni sono stati analizzati anche in laboratorio per verificare il livello di ossidazione, la purezza, la stabilità e altri parametri come il tenore di alchil esteri per rilevare eventuali aggiunte di olio deodorato.

 

Tra i venti sfidanti troviamo un extravergine di lusso, un olio Dop (da Aix-en-Provence), altre marche molto note (Puget, Carapelli), un gruppo di prodotti firmati dalle catene di supermercati (Leclerc, Carrefour, Dia), e alcune bottiglie dal prezzo molto conveniente in vendita negli hard discount (Leader Price). L’ampia varietà si rispecchia anche nel prezzo che oscilla da 2,43 €/l di  €co+ (primo prezzo dei supermercati Leclerc), fino ai 64,4 € dell’olio di alta gastronomia della casa francese Fauchon.

 

La maggior parte dei campioni ha superato il test con buoni voti. Al vertice della classifica, troviamo l’extravergine italiano Monini ottenuto con olive made in Italy (9,85 €/l) ma con una composizione diversa rispetto a quello venduto nel nostro Paese. Il risultato più eclatante riguarda la presenza nel gruppo dei quattro migliori dell’olio di origine spagnola di Leclerc, proposta ad un prezzo stracciato, a fianco del più caro firmato Fauchon, olio francese venduto a 64,4 €/l. Nel secondo gruppo troviamo 12 marche classificate come “buone”, di cui 7 bottiglie bio compreso Carrefour bio, vendute ad un prezzo variabile dai 3 ai 10 €/litro. Tra questi campioni c’è un altro italiano, l’olio biologico Naturalia.

 

Non mancano però le sorprese. In fondo alla classifica ci sono quattro oli bocciati e addirittura declassati per via di evidenti difetti nel sapore e nel caso di Carrefour discount (diverso da Carrefour bio) per il sospetto di avere usato olio deodorato. In questo gruppo troviamo anche Carapelli Classico, che con il suo olio comunitario nella mini-porzione da 250 centilitri al prezzo di 8,72 €/l non convince la giuria per il sapore di chomè (dovuto a un’eccessiva fermentazione delle olive dopo la raccolta). Il voto peggiore spetta alla marca Alter Eco, biologico e palestinese, con un “gravemente insufficiente” per il sapore di rancido, un difetto grave visto che viene proposto a 17,7 €/l.

 

Valeria Nardi

Foto: Photos.com

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5 Commenti

  1. "Al vertice della classifica, troviamo l’extravergine italiano Monini ottenuto con olive made in Italy (9,85 â

  2. Roberto La Pira

    Elena – Abbiamo già rivolto questa domanda a Monini che ci ha risposto dicendo che la miscela di oli usata per il mercato francese è diversa in quanto il sapore risulta più intenso. Si tratta di una scelta di mercato. In ogni caso stiamo parlando di un olio fruttato, che si può paragonare a quello venduto in Italia da Monini ad un prezzo di 7 euro circa.

  3. semplicemente accade che in Italia c’e una legislazione differente la quale non obbliga i produttori ad indicare la provenienza delle olive!
    non ne sono sicurissimo,ma mi sembra sia cosi’!

  4. Roberto La Pira

    Gennaro , la legge europea obbliga i produttori ad indicare l’origine precisando se è olio italiano, europeo o extra europeo e sulle bottiglie è sempre indicato. La qualità però, tranne nel caso delle Dop, non è collegata all’origine ma alla qualità delle olive raccolte all’annata e alla lavorazione.

  5. Una piccola testimonianza sulla serietà della Monini. Tempo fa fui indispettito dalla pubblicità di un loro olio, nella quale si lasciava intendere che l’azienda curasse anche la coltivazione delle olive e la loro molitura. Ritenendo la cosa assolutamente improbabile, ho scritto un’email un po’ piccata all’indirizzo "info" presente nel loro sito web. Mi ha risposto Mariaflora Monini (che spero mi perdoni questa violazione della privacy) spiegandomi che, effettivamente, per quel prodotto utilizzavano olive di piantagioni di loro proprietà. La risposta era seria, circostanziata e pacata; traspariva poi una dedizione al prodotto e un’attenzione alla qualità che ho riscontrato raramente.