olio di palma
Una tassa sull’olio di palma  sta per essere approvata in Francia

Una misura “discriminatoria”, “eccessiva” e “arrogante”. Così il governo dell’Indonesia, primo produttore mondiale di olio di palma, ha definito la tassa progressiva su questo olio approvata dal Senato francese, che ora dovrà essere votata dall’altro ramo del parlamento. Il ministro indonesiano delle risorse naturali e marine, Rizal Ramli, ha chiesto al governo e al parlamento di ritrare questo emendamento, dichiarando che la tassa potrebbe minacciare le relazioni tra i due paesi. «L’atteggiamento ostile della Francia mostra un intento chiaro e deliberato di uccidere l’industria indonesiana dell’olio di palma», che dà lavoro a 16 milioni di persone, ha detto il ministro, sottolineando che le considerazioni ecologiche e ambientali non possono giustificare una «politica protezionistica discriminatoria e ingiusta». Il ministro ha sottolineato come il prezzo di vendita dell’olio di palma sia di 550 euro per tonnellata, mente la tassa sarebbe ben superiore.

Proteste nei confronti della Francia arrivano anche dalla Malesia. Il timore di entrambi i paesi asiatici è che l’esempio francese possa essere seguito da altri paesi. L’emendamento approvato dal Senato prevede un aumento progressivo della tassa sull’olio di palma. L’attuale importo di 100 euro/tonnellata lieviterebbe sino a 300 nel 2017, 500 nel 2018, 700 nel 2019, sino a 900 euro nel 2020. L’aggravio di spesa interesserebbe anche l’olio di palmisto e copra (cocco). I promotori hanno motivato la proposta con i rischi sanitari e con i danni ambientali connessi alla coltivazione nel sud est asiatico, oltre che alla necessità di riequilibrare la tassazione del settore, visto che l’olio di oliva è più tassato.

Beniamino Bonardi - 8 Febbraio 2016
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Sandro kensan
8 Febbraio 2016 16:10

Vogliamo anche dire che con questa legge che deve essere ancora approvata da un ramo del parlamento francese, mettiamo la parola fine sull’uso indiscriminato dell’olio di palma a livello europeo? Senza dubbio la presa di posizione francese sarà seguita in piccola o grossa misura da altri paesi europei. Aggiungiamo il boicottaggio a livello popolare che attua l’Italia e diciamo che ci si può occupare di altri problemi. Complimenti al FA che si è occupato di questa questione.

Roberto La Pira
Reply to  Sandro kensan
8 Febbraio 2016 16:40

Il Fatto Alimentare ha fatto una campagna contro l’invasione dell’olio di palma che ha dato qualche frutto, visto che anche Colussi nei prossimi giorni annuncerà nuove linee di biscotti palma free.

Marco Ribera
Marco Ribera
9 Febbraio 2016 09:03

Invece noi in Italia preferiamo fare tagliare i nostri secolari alberi di ulivo salentini, probabilmente qualcuna che non ama il suo paese ha deciso così.

Giovanni Piazzo
Giovanni Piazzo
11 Febbraio 2016 16:40

Ho firmato anch’io la petizione del Fatto. Ma c’è un piccolo particolare: “I due terzi dell’olio di palma importato in Italia sono usati per ENERGIA, come produzione di biodiesel o come combustibile, con un utilizzo in crescita”; “La criminalità organizzata è responsabile del 90 % della deforestazione nella fascia tropicale” Fonte: un articolo da non perdere di Jacopo Giliberto – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/97q9E7

Paolo
Paolo
12 Febbraio 2016 11:55

Anche io ho firmato la petizione e ne vado fiero. Quello che sta facendo la Francia lo trovo giusto ma non deve essere lo stato ad inserire delle tasse ma noi consumatori a non acquistare prodotti alimentari che lo contengano, il risultato arriverà da solo.
Abituiamoci a scegliere leggendo gli ingredienti.

luca
12 Febbraio 2016 21:37

Grande Big la Francia. …
Un buon inizio che potrebbe essere contagioso….

Costante
Costante
16 Febbraio 2016 11:04

Luca,
La Francia ha uno scopo ben preciso e sfrutta a pieno l’occasione per promuovere l’utilizzo dei propri surplus di burro, grasso alimentare che ha caratteristiche chimico-fisiche e nutrizionali anche più discutibili dell’olio di palma.

luigi
luigi
16 Febbraio 2016 12:05

quantunque possa risultare una decisione autarchica e dai risvolti poco convincenti, è, all’atto pratico, una presa di distanze da una produzione che ha enormi responsabilità ambientali, delle quali, in mancanza di provvedimenti governativi, è bene che ognuno di noi consumatori ce ne facciamo carico e ne traiamo le ovvie conseguenze…