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Olio di palma: tantissime le botteghe artigianali che lo usano. Un consumo sconosciuto in pasticcerie, ristoranti, rosticcerie e panifici

olio di palma ristorante
L’uso spesso sconosciuto dell’olio di palma nelle piccole botteghe artigianali

Gentile redazione, ho apprezzato fin da subito la vostra campagna contro l’abuso dell’olio di palma e sono entusiasta degli effetti che un’iniziativa sostenuta dalle persone sta avendo sul pensiero collettivo tanto da riuscire a smuovere ogni giorno un piccolo tassello di questa catena costruita negli anni dalle multinazionali.

Mi preme porre alla vostra attenzione un problema che non va sottovalutato, ovvero l’uso indiscriminato e spesso sconosciuto dell’olio di palma nelle piccole botteghe artigianali del settore alimentare, ovvero panifici, pasticcerie, ristoranti e rosticcerie. Tutto inizia durante il mio passaggio attraverso una strada secondaria nella mia città, su cui si affaccia l’uscita posteriore di un rinomato panificio. Osservo che accanto la porta si trovavano tre fusti vuoti di olio di palma bifrazionato pronti per essere ritirati dalla nettezza urbana.

pane varietà
Molti prodotti “senza strutto” hanno l’olio di palma

Da quel momento mi sorge il dubbio e inizio a indagare su quale uso venga fatto da queste attività e inizio a chiedere. Parto subito dai panifici e scopro che nella maggior parte dei prodotti venduti con la sigla “senza strutto” la fonte di grassi è proprio l’olio di palma. Anche i cosiddetti panini “al burro” spesso sono prodotti senza burro ma con “olio di palma”. Scopro anche che i cornetti serviti al bar sono impastati con l’olio di palma, così come i prodotti da forno. E dove vengono fritte le arancine? Chiaramente in olio di palma. E potrei continuare ancora l’elenco.

Mentre da un lato nel supermercato abbiamo la possibilità di leggere chiaramente e scegliere, spesso analizzare gli ingredienti, nei prodotti artigianali di questi punti vendita è molto difficile e le stesse diciture sono fuorvianti. Comprare un prodotto artigianale nell’ideale comune è sinonimo di genuinità ma spesso non è così. Ci tenevo a questa segnalazione proprio perché siete la cassa di risonanza di tante persone che credono come voi in questa battaglia.

Gianfranco

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15 Commenti

  1. Grazie Gianfranco, per la segnalazione testimoniata dalle prove.
    Avevo anch’io segnalato nei commenti, l’uso indiscriminato del grasso di palma nei piccoli laboratori artigianali.
    In questi impieghi, come lei giustamente segnala, c’è l’aggravante della pochissima trasparenza degli ingredienti usati ed il palma la fa da jolly in sostituzione di tutti gli altri grassi.
    In sostituzione della margarina idrogenata, è senz’altro preferibile il palma, ma c’è di meglio anche a basso costo e questa realtà deve essere divulgata, come e forse più dei prodotti a scaffale della GDO con regolari etichette.

    • Massimo Ferrandi

      venga da me, piccolo panificio in provincia di Bergamo, e rimarrà sorpreso da una realtà molto diversa da quella descritta. Occorre fare nomi e cognomi quando si parla al singolare perché facendo generalizzazioni un po’ diciamo gratuite (o interessate?) si rischia di buttare fango su migliaia di aziende che nulla hanno da nascondere, panificio Ferrandi via dei Mille 25 – Treviglio (Bg).

  2. Gentili signori,
    non riesco a spiegarmi come mai ogni volta che si “propone un indagine” sia a livello discriminante verso tutti quelli della categoria citata in quel momento. Mi chiedo: i clienti hanno a disposizione tutto cio che serve per conoscere gli ingredienti dei prodotti che acquistano, che siano artigianali, o industriali! Le etichette o i libri unici sono a disposizione di tutti, Basta leggerli!!! Non accetto che nessuno intervenga quando si dice”c’è l’aggravante della pochissima trasparenza degli ingredienti usati”, non è assolutamente vero! Se si vuole parlare contro determinate categorie potreste farlo in altro modo, non così!

    • Valeria Nardi

      Gentilissima Francesca, nella lettera che abbiamo pubblicato è espresso il pensiero di un nostro lettore, non la condanna a un’intera categoria. Riconosciamo però che consultare un’etichetta al supermercato è molto più rapido e semplice piuttosto che avere le stesse informazioni in un ristorante o in un panificio.

    • Gentile Francesca,
      visto che lei s’identifica così fortemente con un’infinita, estesa e multietnica categoria di produttori artigianali locali, mi permetta d’identificarmi in altrettante varianti di consumatori clienti, dei suddetti produttori.
      L’aggravante alla trasparenza, ovviamente, non sta nella categoria dei piccoli produttori, ma nel modo approssimativo ed indiretto dell’indicazione degli ingredienti usati in queste attività.
      In pizzeria, nelle gastronomie/rosticcerie, fornerie, pasticcerie, ma anche in tutti gli esercizi di somministrazione diretta, per leggere l’elenco degli ingredienti del menù servito e dei prodotti venduti, occorre trasformarsi in detective e consultare un elencone proporzionale alla varietà del venduto.
      Questa, a parer mio non è trasparenza, ma difficoltà, sicuramente non voluta, ma oggettiva e diversa dal prodotto etichettato a scaffale.
      Stesse difficoltà che il consumatore incontra quando deve essere informato ed informarsi sul contenuto degli allergeni negli ingredienti.
      Personalmente preferisco le produzioni artigianali ai prodotti industriali, ma non quando ne copiano le scelte peggiori, solo per risparmiare.

    • Carissima Francesca,
      ieri mi sono recato in una macelleria e ho chiesto gli ingredienti di una bresaola, mi è stato detto che è una cosa difficile con uno semplice sguardo e quindi ho dovuto chiedere se contenesse aromi artificiali o naturali. Il commerciante mi ha risposta che la bresaola la fa lui e che usa una certa parte del manzo e un preparato.

      Il problema è che non so se il macellaio sappia la differenza tra aromi, aromi artificiali e aromi naturali per cui tutti i dubbi mi rimangono.

      Inoltre al supermercato i così detti prodotti artigianali che si trovano al banco non si sa mai cosa contengono e il libro con tutti i prodotti e tutti gli ingredienti è praticamente inconsultabile.

      Frequento una pasticceria ma come posso sapere cosa contengono le paste? Devo chiedere il libro degli ingredienti? Ma se non lo fa nessuno al massimo mi rispondono a voce in modo elusivo. Non lo sa nemmeno chi ci lavora come commessa il tipo di ingredienti delle paste, figuriamoci il cliente!

      Per essere sicuri l’unica possibilità sono i prodotti industriali

  3. a mio parere, la signora Francesca ha ragione, ma solo in teoria, perché i prodotti fatti nelle botteghe artigianali sono venduti, molto spesso, ma non sempre, senza l’esposizione diretta di una tabella degli ingredienti, le quali tabelle sono riposte in un “libro degli ingredienti” messo a disposizione dei clienti nelle vicinanze, ma del quale libro quasi nessun cliente ne è a conoscenza. ad ogni modo, il problema si pone in termini di cultura, cultura che generalmente manca al consumatore.

  4. cavina claudio

    Francesca sono pienamente d’accordo con te.
    Cari consumatori, impariamo a leggere e informiamoci prima di sparare sentenze per partito preso.

    • Forse lei intendeva dire che noi consumatori dobbiamo imparare a leggere le etichette, e sin qui siamo pienamente d’accordo, perché essere informati significa essere liberi di scegliere di cosa alimentarci, ma anche di chi avere fiducia.
      Ma come possiamo essere informati se le etichette e gli ingredienti non figurano da nessuna parte, e come facciamo a scegliere se non abbiamo le informazioni, e per ultimo come facciamo a fidarci di preparatori che non conoscono cosa usano, non vogliono e non indicano il contenuto delle loro preparazioni?
      Ci dia un suo contributo costruttivo per migliorare e superare questa situazione inaccettabile d’ignoranza collettiva da una parte e di reticenza diffusa dall’altra!

  5. Claudio il Musicista

    Confermo questa tendenza anche in alcune pizzerie romane, dove vedo sempre fusti di latta di olio di palma, lasciati davanti ai cassonetti più vicini al locale. Ma c’è di più: sei o sette anni fa, quando ancora non si parlava del problema, in un incantevole paesino di montagna in Molise, alquanto estraneo ai circuiti turistici più battuti, mangiai una pizza in compagnia di amici. Ebbene, chiedendo al gestore con quale olio avesse condito le pizze, mi fu data l’inaspettata risposta: olio di palma! Gli feci notare che a circa un chilometro da lì c’era un frantoio di olio extravergine di oliva, che avrebbe potuto utilizzare, magari acquistando quello dell’anno precedente per risparmiare un po’. Mi rispose candidamente che il grasso tropicale era senza dubbio migliore, perché più leggero dell’EVO e meno invasivo.

    • I bidoni di olio di palma o frazionato di palma si usano solitamente per friggere, perchè più resistente all’ossidazione in fritture discontinue come avviene in molti ristoranti, rosticcerie, pizzerie o pasticcerie che friggono bomboloni o quant’altro.
      Il pizzaiolo molisano a quanto pare non ama il suo lavoro…è un vero sacrilegio non condire la pizza con un buon Olio d’oliva extravergine!!!!

  6. L’olio di palma è il miglior grasso per cotture ad alte temperature o per friggere.

  7. I furbi e i disonesti sono tanti. Aggiungiamo tutti quelli che non amano il proprio lavoro ma lo fanno solo per vivere. La maggioranza dei negozi artigianali di cui si parla in questo articolo NON utilizzano gli unici grassi che dovrebbero essere ammessi dai disciplinari: olio EVO e burro.
    Se lo fanno e’ perche’:
    – non c’e’ un obbligo di esporre gli ingredienti utilizzati
    – ove tale obbligo c’e’, la sanzione e’ ridicola
    – non ci sono controlli sugli ingredienti utilizzati
    – ove i controlli ci sono, la sanzione vale il rischio
    E soprattutto, la maggioranza dei clienti risponde solo alla gola e non al cervello. Solo una esigua minoranza di clienti colti PRETENDE di conoscere gli ingredienti prima di comprare un prodotto, anche artigianale; e vorrebbe sanzioni severe per chi non dichiara o dichiara il falso.

  8. Cosi le categorie si sentono minacciate e rispondono ai commenti un pò piccati.

    Si, esiste il libro ingredienti nei banchi freschi dei supermercati e delle piccole attività ma effettivamente chi li guarda? Per poi essere presi per matti o esagerati, o comunque passare mezz’ora in pasticceria/forneria. Certo per non essere avvelenati bisognerebbe farlo, sempre.

    Sarebbe più facile che gli artigiani esponessero un cartello (non contiente oli di palma, margarine, etc) ma alzi la mano chi ha la coscienza pulita…

  9. appunto ……buona idea mirko!!!
    io non sono certo per i prodotti industriali ……….ma il “problema” c’è ed è serio
    sarebbe opportuna una legge che imponga oltre ai prodotti industriali anche agli “artigiani” di mettere in evidenza gli ingredienti in uso
    in ogni caso c’è già chi lo fa!!
    iniziamo a scegliere anche tra gli artigiani ….in base alla trasparenza ….e poi vediamo se è necessaria una legge …… o “il sistema del mercato ….che sceglie”