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Più olio di oliva, meno malattie cardiovascolari. Sostituire burro, margarina & co. riduce la mortalità

Virgin olive oil in a crystal bottle on wooden background.CopyspaceL’olio di oliva, anche se non extravergine, esercita un potente effetto protettivo nelle persone che lo consumano regolarmente. Basta infatti una media di mezzo cucchiaio al giorno, pari a 7 grammi circa, per vedere un abbassamento molto significativo degli indici di mortalità legati a malattie cardiovascolari, tumori, patologie neurodegenerative e respiratorie. La consacrazione di uno dei pilastri della dieta mediterranea, già protagonista di numerosi studi negli anni scorsi, arriva dall’Università di Harvard, dove i ricercatori della T. H. Chan School of Public Health hanno condotto un’analisi imponente sui dati di quasi 100 mila persone che avevano partecipato, negli ultimi 28 anni, a due grandi studi di popolazione sana all’inizio della rilevazione: quello delle infermiere, che ne ha coinvolte oltre 60 mila, e quello sugli operatori sanitari di sesso maschile, che ne ha reclutato oltre 31 mila, in entrambi i casi all’inizio degli anni Novanta.

Durante il periodo di osservazione, oltre ai dati sulla salute, ai partecipanti è stato chiesto di rispondere, ogni quattro anni, a un minuzioso questionario sulle proprie abitudini alimentari, che comprendeva anche domande sulle tipologie di grassi utilizzati per la cottura dei cibi, e quanto spesso consumavano determinati tipi di alimenti, grassi e oli. Come riferito sul Journal of the American College of Cardiology, il consumo di grassi è stato calcolato in base ai quantitativi provenienti da tre fonti: quelli usati per condire l’insalata, quelli aggiunti ai cibi e al pane, e quelli impiegati per cuocere o friggere, tenendo come valore-base un cucchiaio pari a 13,5 grammi di olio di oliva. Il consumo di altri grassi come le margarine, gli oli vegetali da frittura e il burro è stato valutato analizzando quanto indicato come marca, e risalendo alla composizione dei singoli prodotti. Anche i consumi di formaggi sono stati inseriti in modo analogo, cioè calcolando la percentuale di grassi animali presenti e aggiungendola ai quantitativi quotidiani medi.

burro grassi
I ricercatori hanno stimato anche il consumo di burro, margarina e altri grassi

I partecipanti sono stati così suddivisi in quattro categorie, in base al consumo medio di olio di oliva: chi non ne consumava mai (meno di una volta al mese); chi ne assumeva tra zero e un cucchiaino (da zero fino a 4,5 grammi al giorno), quelli che ne consumavano 1-1,5 cucchiaini (da 4,5 a 7 grammi) e chi ne assumeva 7 grammi o più, da 1,5 cucchiaini in su. Valutando l’andamento temporale, è emersa una tendenza generale all’aumento dell’impiego di olio di oliva rispetto alla margarina: se all’inizio dello studio il consumo medio dell’olio di oliva era pari a 1,6 grammi al giorno, nel 2010 era salito a 4 grammi mentre, parallelamente, quello della margarina era sceso da 12 a 4 grammi giornalieri. Gli altri grassi non avevano mostrato oscillazioni così significative.

Ma è analizzando i dati relativi alla salute che i ricercatori di Harvard hanno evidenziato l’effetto protettivo dell’olio di oliva. Infatti, controllando le cause dei quasi 37 mila decessi, è emerso che chi aveva consumato più olio di oliva (e i massimi consumatori, circa il 5% del campione, ne assumevano una media di 9 grammi al giorno) aveva un rischio di morte per malattie cardiovascolari inferiore del 19% rispetto a chi non usava mai olio di oliva. La stessa diminuzione si vedeva anche per i decessi causati da patologie neurodegenerative come le demenze (-29%), da tumori (-17%) e dalle malattie respiratorie (-18%). Inoltre, tra chi aveva sostituito con olio di oliva 10 grammi di grassi diversi quali margarina, burro, grassi dei formaggi o salse quali la maionese, si è avuta una diminuzione della mortalità per le stesse patologie compresa tra l’8 e il 34%.

I ricercatori hanno osservato che chi consuma più olio di oliva ha un rischio di mortalità più basso

Come sempre in questo tipo di studi, ci sono una serie di possibili fattori confondenti da tenere in considerazione, il primo dei quali è il fatto che tutto si basa su informazioni riferite. Un altro elemento è la distorsione tipica associata a una dieta più sana: di solito chi consuma olio di oliva, soprattutto in paesi come gli Stati Uniti dove questo alimento non era molto diffuso fino a poco tempo fa, mediamente è più attento alla salute, non fuma, conduce una vita più salutare ed è meno in sovrappeso. Resta inoltre da capire se l’effetto sia su specifiche malattie (per esempio sugli ictus o sugli infarti o specifiche forme di tumore) o solo sul sistema cardiovascolare, se vi siano sostanze più benefiche di altre, quale sia la quantità minima giornaliera da assumere per avere benefici, se ci siano differenze con l’olio extravergine, e altro. Tuttavia, anche al netto delle possibili distorsioni, i numeri che mostrano i benefici dell’olio di oliva sembrano convincenti, anche perché ne confermano altri dello stesso segno emersi negli ultimi anni.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Nell’articolo cosa intende precisamente con la frase “’olio di oliva, anche se non extravergine”. Il termine olio di oliva corrisponde a un prodotto totalmente diverso dall’olio extravergine d’oliva e dall’olio vergine di oliva. Olio di oliva non è una parola scientifica ma una parola commerciale. A. Keys e tutto il lavoro realizzato per 50 anni nei Comuni di Montegiorgio e Crevalcore dall’Università di Perugia, coordinati dal prof. Flaminio Fidenza per verificare i benefici degli oli Extra vergini di oliva e far conoscere e promuovere la dieta mediterranea, sono stati inutili? Mi piacerebbe verificare alla fonte la ricerca da voi presentata e che sicuramente si riferisce a oli Extra vergini o Vergini di oliva. L’olio di oliva, se non miscelato con una quota di extra vergine non genera alcun beneficio alla dieta o al benessere delle persone, è come un qualsiasi olio di semi, risultato dalla raffinazione della materia prima. Spieghiamole bene queste cose e non continuiamo a dare valore ad un prodotto “olio di oliva” che da solo non c’è l’ha. Che bello sarebbe trovare sullo scaffale un olio di oliva al quale è stato aggiunto non l’1% ma almeno un 15/20% di Olio Extra vergine, costerebbe di meno, e avrebbe, in questo caso, davvero, una qualità aggiunta.

    • Risponde Agnese Codignola. Lo studio è l’elaborazione di due dei più grandi studi di popolazione mai effettuati, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone appartenenti al personale medico (e quindi consapevoli dell’importanza di raccogliere i dati correttamente) seguite per quasi trent’anni, elaborata da una delle istituzioni di salute pubblica più prestigiose del mondo, la Chan School of Public Health di Harvard. In più il lavoro è pubblicato su quella che viene considerata la “bibbia” della cardiologia mondiale, o una delle. Riguardando gli americani, è probabile che l’olio non sia extravergine, e che il termine racchiuda diversi tipi di prodotti, ma è altrettanto vero che lo studio fa una distinzione tra l’olive oil, come viene indicato, e gli altri grassi vegetali, e dunque che non li considera equivalenti, come del resto non sono (sarebbe necessario distinguere ogni prodotto con le sue caratteristiche), In più, pur con alcune possibili correzioni, l’effetto è indubbiamente presente. Questo senza nulla togliere al fatto che l’extra vergine è meglio. Personalmente credo che se gli americani passassero dai grassi saturi all’olio di oliva sarebbe comunque un passo in avanti
      grazie comunque delle precisazioni.

  2. Esportare_olio_extra_vergine_di_oliva_negli_USA_DEF_21122021.pdf

    Lo standard dell’olio (Federal Register April 28, 2010)
    §52.1531 – definizioni:
    • olio d’oliva ottenuto esclusivamente dal frutto dell’ulivo senza solventi o processi di
    ri-esterificazione;
    • oli vergini d’oliva ottenuti con trattamento meccanico o fisico tali da non indurre alterazioni,
    sottoposti solo a lavaggio, decantazione, centrifugazione e filtrazione;
    • olio di sansa d’oliva ottenuto trattando la sansa (quel che resta dopo l’estrazione meccanica
    dell’olio d’oliva) con solventi o altri mezzi fisici, senza processi di sintesi. È permessa
    l’aggiunta di alfa- tocoferolo, sino al massimo di 200 mg/kg nel finito, per compensare le
    perdite durante la raffinazione.( non può essere etichettato come olio di oliva)
    §52.1534 – classificazione dell’olio d’oliva:
    • US extravergine: gusto e profumo eccellenti, acidità inferiore a 0,8% in peso in acido oleico;
    • US vergine: gusto e profumo ragionevolmente buoni, acidità inferiore a 2,0% in peso in
    acido oleico;
    • US vergine lampante non atto al consumo umano tal quale: gusto e profumo poveri, acidità
    superiore a 2,0% in peso in acido oleico; è indirizzato alla raffinazione o ad uso non alimentare;
    • US olio d’oliva: miscela di olio d’oliva raffinato e oli vergini, gusto e profumo tipici del vergine,
    acidità inferiore a 1,0% in peso in acido oleico, alfa-tocoferolo massimo 200 mg/kg nel finito;
    • US olio d’oliva raffinato: ottenuto per raffinazione da oli vergini senza alterazione della
    struttura glicerica iniziale, acidità inferiore a 0,3% in peso in acido oleico, insapore e inodore,
    è permessa l’aggiunta di alfa-tocoferolo sino al massimo di 200 mg/kg nel finito.

    Tutta le regolamentazione relativa è un mattone illeggibile, ci possono essere notizie interessanti diverse,
    mi si chiudono gli occhi dopo 10 minuti di lettura
    ma la stragrande quantità dell’olio di oliva esportato e utilizzato in usa è extravergine o vergine.
    C’è da dire che i veri americani, al contrario dei miei parenti che hanno conoscenza dei nostri sapori,
    usano salse (a base di oli di semi ) o miscele di sostanze inqualificabili per condire le verdure.

    L’equivoco può essere nato perchè gli anglofoni sono molto spicci nel definire le cose e gli viene
    naturale , parlando, indicare olive oil sempre senza aggiungere altro, generico e un pò fuorviante per noi eredi dei
    bizantini