Home / Tecnologia e Test / Una sostanza dell’olio d’oliva migliora alcune patologie collegate all’obesità nei bambini. La scoperta dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Una sostanza dell’olio d’oliva migliora alcune patologie collegate all’obesità nei bambini. La scoperta dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

olio oliva extravergineUna sostanza derivata dell’olio di oliva migliora alcune patologie collegate all’obesità nei bambini. Si tratta dell’idrossitirosolo che fa parte della famiglia dei fenoli, dei composti chimici presenti in diversi alimenti e bevande (olio, vino, ecc.) capaci di inibire i processi ossidanti. La scoperta si deve all’ultimo studio condotto da medici e ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato sulla rivista Antioxidant and Redox Signaling.

Gli studiosi sono partiti dai dati preoccupanti relativi a sovrappeso e obesità che anche in Italia hanno raggiunto numeri molto preoccupanti, visto che coinvolge quasi un adulto su due (il 45,1%), mentre il 21,3% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,3% è obeso.

Focalizzando l’attenzione sui bambini che presentano una situazione di eccesso ponderale, si assiste anche all’aumento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Si tratta della patologia cronica del fegato più frequente nel mondo occidentale che in Italia interessa il 15% dei bambini, con punte dell’80% tra i bambini obesi.
Questa malattia è quasi sempre asintomatica ma comporta delle serie complicanze come l’ipertensione arteriosa, con ipertrofia del ventricolo sinistro del cuore fino a veri e propri problemi cardiovascolari, oppure l’insulino-resistenza (primo step verso il diabete tipo II).

Lo studio del Bambino Gesù ha coinvolto 80 bambini obesi ai quali era stata diagnosticata una condizione di fegato grasso, suddivisi in due gruppi da 40. Al primo sono stati somministrati 7,5 mg di idrossitirosolo (HXT) e 10 mg di vitamina E, al secondo un placebo.

pillole idrossitirosolo olio di oliva
I benefici non si possono ottenere dal consumo diretto dell’olio di oliva tale e quale

A quattro mesi di distanza e senza modificare il regime alimentare è stato possibile osservare tre importanti risultati nel gruppo sottoposto all’integrazione dietetica: un grande miglioramento dei parametri di stress ossidativo (problema risolto in 3 bambini su 4); il miglioramento dell’insulino resistenza e il miglioramento della steatosi epatica che nel 60% dei casi si è risolta.
Va detto che questi benefici non si possono ottenere dal consumo diretto dell’olio di oliva tale e quale a causa dell’elevato apporto calorico, ma il fenolo deve somministrato dopo essere stato isolato dalle altre componenti.

«Si tratta di sostanze assolutamente naturali – spiega il professor Valerio Nobili, responsabile di epatologia, gastroenterologia e nutrizione del Bambino Gesù – che possono essere integrate nella dieta dei bambini obesi per combattere le complicanze dell’obesità come lo stress ossidativo (invecchiamento cellulare, danno delle pareti delle arterie e vene) l’insulino resistenza e la steatosi epatica. Il trattamento può essere prescritto da tutti i pediatri che hanno in cura questi bambini».
Visti gli ottimi risultati non resta che attendere l’inserimento nei protocolli di cura ufficiali di un’integrazione con idrossitirosolo.
© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare basta anche un euro.

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

Guarda qui

Un “codice a barre” genetico per certificare zafferano, farine e tonno: il DNA barcoding si affaccia nel mondo agroalimentare

Come si può essere sicuri che il bastoncino di pesce panato sia proprio merluzzo o …