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Ogm: no al fai-da-te nazionale sulle autorizzazioni, come proponeva la Commissione UE

Il 27 settembre, i ministri dell’agricoltura dei 27 Stati membri, riuniti nel Consiglio Agricoltura a Bruxelles, hanno bocciato la proposta della Commissione europea di lasciare che ciascun Paese membro decida se autorizzare o meno la coltivazione di Ogm nei propri territori. La proposta della Commissione, ricordiamo, prevedeva di rimettere a ciascun Paese la scelta sulle coltivazioni nei rispettivi territori, senza tuttavia impedire la libera circolazione di alimenti e mangimi Ogm sui loro mercati.

Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna (nell’ordine, i primi cinque Paesi produttori di alimenti in Europa), con il sostegno della Polonia, hanno detto “Non se ne parla nemmeno!”.

«Bisogna rispettare la cultura agricola e la biodiversità senza però perdere di vista l’economia e l’esigenza delle nostre imprese di competere sul mercato globale», ha commentato Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo. «La proposta di rinazionalizzare le decisioni sugli Ogm aprirebbe soltanto la strada a contenziosi legali e asimmetrie nella concorrenza tra gli operatori».

Le politiche europee in tema di Ogm sono già state censurate in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) e l’ipotesi di moltiplicarle – una in ogni Stato membro – riaccenderebbe infatti le polemiche sui tavoli internazionali.

A fronte di questo rigoroso sbarramento, il Commissario Ue alla Salute John Dalli ha dovuto accontentarsi della presentazione di un rapporto sulle buone prassi agricole per la coesistenza delle colture Ogm con quelle convenzionali e biologiche, realizzato dallo “European Coexistence Bureau” (ECoB). Tra i temi, le condizioni di stoccaggio dei materiali, le distanze tra i diversi campi e la diversificazione dei periodi di semina e raccolta per ridurre la pollinazione incrociata.

Al momento, tre sole varietà di Ogm sono autorizzate alla coltivazione in Europa: due varietà di mais, una sola delle quali (MON810 della Monsanto) è effettivamente coltivata, e la patata Amflora per utilizzi industriali (BASF).

Dario Dongo

foto: Photos.com

© Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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