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Un pianeta che ingrassa: in 39 anni sono aumentati sia l’indice di massa corporea sia le calorie disponibili per abitante. Il junk food alla base del problema denuncia l’OMS

Body mass index BMI
In 39 anni è aumentato l’indice di massa corporea (BMI in inglese) nei campioni presi esame

Gli abitanti del pianeta continuano a ingrassare quasi ovunque, e sono sempre più in sovrappeso od obesi. Questo il dato denunciato da molte indagini realizzate negli ultimi anni, non è mai emersa come fenomeno globale. La colpa è di una serie di cofattori (il cambiamento delle abitudini di vita e di lavoro, la sedentarietà, la dipendenza dai mezzi meccanici di locomozione) ma, soprattutto, dei cambiamenti di stile di vita alimentare registrato negli ultimi anni.

A dirlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel Bulletin of the World Health Organization pubblica il risultato di uno studio condotto da ricercatori neozelandesi e statunitensi su 69 paesi: 24 ricchi, 27 a reddito medio e 18 poveri; i dati provengono da diversi database della FAO, dell’OMS e nazionali. Il quadro che ne esce è abbastanza impressionante: tra il 1971 e il 2010 in 56 nazioni, pari all’81% del totale sono aumentati in parallelo sia l’indice di massa corporea sia il quantitativo di calorie disponibili, e in 45 (pari al 65% del totale), le calorie in più spiegano il peso acquisito e spesso eccedono, cioè vanno sprecate.

Uomo in sovrappeso che si misura
In Canada e negli USA si sono registrate le situazioni più preoccupanti

L’aumento delle calorie a disposizione varia da stato a stato, con situazioni giudicate molto preoccupanti come quella del Canada, dove tra il 1971 e il 2008 ogni cittadino ha avuto a disposizione ogni giorno 559 calorie in più, o negli  USA e nelle Fiji, dove si sono registrati valori rispettivamente di 768 e 550 calorie. Non stupisce che in queste nazioni il tasso di obesità sia vicino al 30% e che a livello globale quello delle persone in sovrappeso sia attorno al 40% (ma negli Stati Uniti è attorno al 75%). Secondo gli autori, la maggior parte di queste calorie in eccesso deriva da alimenti ultra-processati, industriali, ad altissimo contenuto calorico, ma anche estremamente pubblicizzati, appetibili ed economici: il junk food nella sua peggiore espressione.

Non si tratta di una notizia eclatante, ma i numeri forniti ora dall’OMS dovrebbero fornire una base importante ai decisori di diversi paesi, che hanno o meno aderito al Global Action Plan for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases lanciato nel 2013, sottoscritto anche dall’OMS. Il documento prevedeva nove obbiettivi tra i quali spicca quello di combattere diabete e obesità. Tra gli strumenti suggeriti vi erano anche investimenti economici, sussidi per chi sceglie cibi sani e tasse per chi indugia nel cibo spazzatura.

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Il junk food ha contribuito a ingrassare il pianeta

«È necessario che ogni stato analizzi a fondo il proprio sistema alimentare – ha commentato Francesco Branca, direttore del Department of Nutrition for Health and Development – e ciò significa scandagliare e poi ripensare molti settori: dall’agricoltura alla produzione di cibo, dalla distribuzione alla ristorazione per arrivare all’educazione alla salute e all’alimentazione. Sono quindi necessarie politiche diverse e complementari, che vadano dalle restrizioni per la pubblicità degli alimenti poco salutari all’etichettatura chiara, visibile e comprensibile a tutti, dalle strategie sui prezzi al miglioramento della qualità dei cibi offerti in tutti i luoghi di lavoro e nelle scuole, pubblici e non». E non è ancora abbastanza. Bisogna infatti intervenire anche sulle politiche agricole e sul commercio globali verificando in che modo esse influenzano la dieta e, di conseguenza, il peso e la salute in un certo paese. E, naturalmente, bisogna ottimizzare tutto il settore, per ridurre l’inaccettabile fenomeno dello spreco alimentare, a cominciare dalla produzione agricola, passando dalle leggi della distribuzione e del marketing per arrivare fino alle case di ciascuno di noi.

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Domanda senza polemica: come si concilia questo dato con il costante aumento dell’aspettativa di vita?

    • Roberto La Pira

      Con il fatto che rispetto a 50 anni fa la medicina ha fatto notevoli passi avanti , le medicine sono molto più efficaci e la chirurgia pure e la prevenzione ancora di più in occidente. A questo si affiancano migliori condizioni di vita che riducono alcuni rischi. Pensi alle condizioni di vita di suo nonno ! Tutto ciò però comporta l’incremento dell’obesità che è forse il vero problema del nuovo secolo per l’occidente.

  2. coincide tutto con l’utilizzo dell ‘olio di palma contenuto ormai in tutti i prodotti da forno ? meditate