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I nuovi farmaci permettono di perdere il 15-20% del peso, ma servono terapie prolungate e attività fisica.

Fino a qualche anno fa l’obesità era considerata un fattore di rischio, adesso è riconosciuta come una malattia che nel mondo occidentale riguarda centinaia di milioni di persone. In Italia lo ha sancito per legge nel 2025 il Parlamento, con la legge 149 che la definisce – come l’OMS – una malattia cronica, progressiva e recidivante. Nel nostro Paese l’11,6% degli adulti, ovvero 5,7 milioni di persone, ha un IMC (Indice di Massa Corporea) pari o superiore a 30 ed è classificato come obeso, mentre il 34,6% ha un IMC tra 25 e 30 ed è considerato in sovrappeso.

Il problema è serio perché la percentuale è destinata progressivamente ad aumentare anche nella popolazione più giovane e in particolare nel Sud Italia. I motivi di questa situazione sono da ricercare nell’ambiente obesogeno che ci circonda, nel fatto che la dieta sana a base di verdure costa di più di un’alimentazione di cibi economici e sbilanciati, nella pubblicità che spinge quasi esclusivamente junk food, nelle insufficienti strutture pubbliche di prevenzione e nell’assenza di programmi da parte dei ministeri che lasciano pieno campo all’industria alimentare di agire come meglio crede.

Per questo motivo da 50 anni a questa parte impazzano diete di tutti i tipi che durano lo spazio di qualche anno e poi si cambiano con altre. L’esito è un sostanziale fallimento, visto che le persone in sovrappeso e obese continuano a crescere e siamo arrivati al 46% della popolazione adulta. In passato, oltre alle diete fallimentari, si usavano anche farmaci come gli anoressizzanti, poi vietati, gli estratti tiroidei e i cannabinoidi, tutti ritirati dal mercato per gli effetti collaterali indesiderati gravi rispetto a un’efficacia peraltro assai modesta e discutibile.

Wegovy e Mounjaro

Poi sono arrivati sul mercato i farmaci per il diabete: la semaglutide (un GLP-1 a lunga durata d’azione, commercializzata come Ozempic e, a dosaggio più elevato per l’obesità, come Wegovy) e la tirzepatide (*).

L’iniezione settimanale permette di perdere tra il 15 e il 20% del peso in 6-12 mesi. Se la terapia viene seguita per 5 anni, riduce anche il rischio di infarto. La gestione, tuttavia, non è così banale: per evitare di perdere massa muscolare occorre abbinare un’attività fisica costante e, soprattutto, non bisogna interrompere il trattamento dopo un anno. In caso contrario si rischia di recuperare tutti i chili persi, sotto forma di sola massa grassa.

Donna in sovrappeso, con pancia scoperta e pantaloni slacciati tiene in mano autoiniettore di Ozempic o altro farmaco antidiabetico; concept: obesità, diabete, semaglutide, liraglutide
Smettendo, il peso si recupera tutto come grasso ma non la massa muscolare perduta

I farmaci GLP-1 riducono il senso di fame, eliminando la costante sensazione di dover lottare con il cibo. Il calo di peso è rapido: un risultato straordinario che dà speranza a chi arriva da anni di diete punitive e fallimenti. Non sorprende quindi che questi farmaci stiano generando un fatturato da miliardi di dollari in tutto il mondo, con una crescita destinata a proseguire.

“Perdere 10 kg in sei mesi per una persona obesa o in sovrappeso è un risultato incredibile – spiega Nicola Magrini, già direttore generale dell’Aifa, ora professore di Farmacologia all’Università di Bologna e co-chair della linea-guida dell’OMS su questi farmaci da poco pubblicata – ma rischiano di prenderli le persone che ne hanno meno bisogno e non gli obesi o i grandi obesi e in modo cronico cioè per sempre. Siamo infatti sicuri che smettendo, il peso si recupera tutto e rapidamente come grasso ma non la massa muscolare perduta.”

Non basta il farmaco

La storia però non finisce qui, perché c’è un rovescio della medaglia che la maggior parte delle persone non considera o non vuole considerare.“Chi decide di intraprendere il percorso – spiega Magrini – deve affiancare un’attività fisica intensa, perché una parte consistente dei chili che si perdono, fino a un terzo, è massa magra, compresa quella muscolare, e non solo grasso.”

“L’altro fattore sottovalutato con l’entusiasmo per il calo di peso – prosegue Magrini – è che la cura non va interrotta: è una terapia a lungo termine, proprio come avviene per la pressione alta. Questo deve essere molto chiaro: non si può smettere dopo un anno, una volta persi i chili desiderati. Chi interrompe il farmaco recupera nell’arco di dodici mesi circa due terzi del peso perso, prevalentemente sotto forma di massa grassa, senza però riacquistare quella muscolare necessaria per sostenere l’organismo.

Alla fine la situazione rischia di risultare peggiore di quella iniziale. In altre parole non basta prendere la medicina ma occorre fare un investimento duraturo per un cambio vita – di qui l’importanza che questi farmaci già rimborsati per il diabete siano rimborsati per gli obesi gravi dal nostro servizio sanitario nazionale e che i pazienti siano seguiti da un team multidisciplinare.”

La cura non va interrotta

Poi ci sono gli effetti collaterali che sono spesso sottovalutati. Nausea, vomito e disturbi gastrointestinali legati al rallentato svuotamento gastrico sono frequenti, soprattutto nelle prime settimane, mentre problemi più seri come la pancreatite sono rari. Se la cura viene prescritta a un paziente con diabete di tipo 2, il bilancio rischio-beneficio è chiaramente favorevole anche se il calo di peso risulta inferiore. Il paziente è seguito da un medico e questo è un uso appropriato.

Se invece il farmaco è usato per ridurre l’obesità, la prescrizione di Wegovy e Mounjaro è indicata in associazione a una dieta ipocalorica e all’attività fisica agli adulti con un indice di massa corporea iniziale pari o superiore a 30 (obesità). Se invece l’indice è compreso fra 27 e 30 la cura va intrapresa in presenza di almeno una patologia correlata al peso, come ipertensione, dislipidemia, apnee notturne, malattie cardiovascolari, prediabete o diabete di tipo 2. Secondo gli studi clinici, i diabetici riescono a perdere il 10-15% del peso controllando anche meglio la glicemia, mentre negli obesi si arriva al 15-20% di calo e tutto sommato risulta un’opzione preferibile rispetto alla chirurgia bariatrica.

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Un team multidisciplinare dovrebbe occuparsi dell’obesità

Il rischio di un uso improprio

“Il problema è l’uso inappropriato – continua Magrini – fatto da persone con un semplice sovrappeso che vogliono perdere 5 chili, frustrate dalle diete e poco disponibili a cambiare stile di vita rimuovendo le cause del sovrappeso. D’altro canto le persone sanno che con questi farmaci possono raggiungere il calo peso desiderato e sono attratte per motivi consumistici.”

L’obesità è una malattia

L’Italia – nonostante la recente legge sull’obesità – sembra in forte ritardo e anche AIFA stenta a riconoscere e definire il ruolo di questi farmaci nel SSN e nei LEA. Ancora non si capisce a chi si vuole garantire la somministrazione della cura gratuitamente e in quale contesto. È una questione che attende una risposta chiara da parte di AIFA.

Purtroppo nel nostro Paese non si conosce il numero di persone che assumono questi farmaci in modo inappropriato, ovvero senza che vi sia una reale indicazione medica o seguendo la terapia solo a breve termine. L’efficacia dei farmaci e il successo che hanno riscosso nel mondo di Hollywood e dello spettacolo sono altri elementi che hanno dato un volano eccezionale alle vendite. Gli USA sono l’unico Paese al mondo insieme alla Nuova Zelanda – che consente anche la pubblicità per questi farmaci pur essendo medicinali da vendere con obbligo di prescrizione medica e questo favorisce inevitabilmente un uso inappropriato. Negli USA la diffusione è tale che ormai sugli scaffali dei supermercati ci sono linee di prodotti iperproteici studiati per chi segue queste cure dimagranti. Lo scopo è fornire un maggiore apporto proteico con la dieta per sopperire alla perdita di massa muscolare che i farmaci favoriscono.

“In realtà – spiega Magrini – la perdita della massa muscolare dovuta al dimagrimento veloce non può essere recuperata incrementando le proteine della dieta con prodotti iperproteici. È un’illusione del marketing. Occorre abbinare anche un supporto psicologico ai pazienti obesi e l’esercizio fisico costante e intenso per non perdere massa muscolare. Ma questo modello in genere non è seguito dalla maggioranza dei soggetti che decidono di fare la cura per dimagrire.”

Obesità e costi

L’ultimo capitolo riguarda il costo che dovrebbe essere zero come avviene per tutti i farmaci efficaci rimborsati anzi concessi gratuitamente dal nostro sistema sanitario. Per il momento in Italia la cura è gratuita solo per i pazienti con diabete di tipo 2 (Ozempic e Mounjaro). Le altre persone devono farsene carico. Il costo per la cura con Wegovy (a base di semaglutide) varia da 220 a 380 euro al mese a seconda del dosaggio, mentre per Mounjaro (tirzepatide), che fa perdere più chili, lievita a 346-624 euro.

La Regione Lombardia ha da poco approvato una legge per estendere la gratuità ai grandi obesi con fragilità economiche, con un fondo di un milione di euro l’anno, ma in assenza dei criteri attuativi il testo per ora non è operativo.

Forse è il caso che vi sia maggiore omogeneità e coerenza tra le diverse regioni italiane e soprattutto una garanzia di equità di accesso per coloro – i grandi obesi – che potrebbero beneficiare di questi nuovi trattamenti.


(*) Il glucagone è l’ormone del digiuno, secreto dalle cellule alfa del pancreas quando i livelli di zucchero nel sangue (glicemia) scendono troppo e fa aumentare la glicemia riducendo anche le secrezione di insulina. Invece il GLP-1(Glucagon-Like Peptide-1) è un ormone secreto dall’intestino dopo i pasti (un’incretina) e il suo compito in natura è gestire l’abbondanza di cibo appena ingerito, quindi lavora per abbassare la glicemia e favorire il senso di sazietà e riducendo lo svuotamento gastrico. I farmaci GLP-1 agiscono come il GLP-1 naturale ma con una durata molto superiore.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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