Dietista, dietologa o biologa nutrizionista elabora dieta su una scrivania piena di alimenti

La SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) ha risposto all’appello sul conflitto di interessi dei nutrizionisti che Il Fatto Alimentare ha sollevato dopo avere segnalato il duplice ruolo di Andrea Ghiselli (ex  Inran, ora dirigente del Crea Nut)  responsabile della revisione delle  Linee guida per una sana alimentazione degli italiani in corso di elaborazione e consulente  retribuito di Aidepi fino al dicembre 2014 e di Assolatte.

Dopo la prima risposta dell’ADI (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) arrivata nei giorni scorsi,  pubblichiamo ora quella della società scientifica SINU che raccoglie al suo interno molti nutrizionisti e ha come presidente Furio Brighenti e vicepresidente Amleto D’Amicis.

La posizione della SINU sul conflitto di interessi dei nutrizionisti

Gentile dott. La Pira,
grazie per la Sua mail, da cui si evince la richiesta di un parere SINU rispetto al tema del conflitto di interessi nell’ambito della ricerca e della divulgazione in Alimentazione e Nutrizione Umana. Come molte società scientifiche e organizzazioni internazionali, incluse WHO ed EFSA, la SINU è sensibile al tema del conflitto di interessi nell’ambito delle sue attività istituzionali. Nel caso specifico di cosa siano e come debbano essere gestiti i conflitti di interesse la SINU condivide e si rifà alle posizioni degli enti sopracitati.
Nel perseguire questa politica, SINU separa attentamente il concetto di conflitto di interesse da quello di competenza informata.
E’ infatti opinione condivisa che – nell’ambito di un trasparente contraddittorio tra le parti – solo la competenza informata di chi partecipa alla definizione di, o alla risposta ad un quesito scientifico può portare un contributo positivo all’avanzamento della scienza e a una corretta informazione del regolatore, dell’operatore e del cittadino.

Riteniamo, inoltre, che l’affidabilità dei pareri resi in ambito nutrizionale sia tutelata da due fattori:
1) una trasparente dichiarazione di interesse (che come tale non va identificata necessariamente come un conflitto di interesse ma bensì come l’ambito in cui è stata acquisito un alto grado di competenza e di esperienza su uno specifico tema) da parte degli esperti chiamati a rendere una opinione;
2) una posizione di sintesi dell’evidenza (expert opinion) derivata dal confronto tra diversi esperti, secondo i principi della Evidence-Based Medicine.
Teniamo, infine, a ricordare che nelle sue attività istituzionali la SINU è sempre aperta a qualsiasi confronto che si basi sulle evidenze scientifiche e sulla loro costante evoluzione, senza chiusure né preconcetti.
Consiglio Direttivo SINU

Roma 29 settembre 2015

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Simona
Simona
4 Ottobre 2015 22:19

Scusate ma non si capisce nulla. Questo scritto è completamente inutile perché non si capisce cosa voglia dire.
Cosa significa “competenza informata”? Cosa significa “…l’ambito in cui è stata acquisito un alto grado di competenza e di esperienza su uno specifico tema”.

Luigi Scanu
Luigi Scanu
Reply to  Simona
13 Ottobre 2015 15:07

Condivido pienamente l’ osservazione di Simona.
Si tratta di una cortina fumogena per salvaguardarere interessi di parte, e relative prebende!

Adalberto
Reply to  Simona
14 Ottobre 2015 16:40

Condivido l’osservazione sulla “competenza informata” e sostengo che anche la “dichiarazione di interesse” è inutile nel limitare i conflitti di interesse.
Per come si fa a gestire i conflitti di interesse, e soprattutto per tonnellate di “Evidence-Based Medicine”: http://www.nutritionfacts.org!

ezio
ezio
15 Ottobre 2015 10:31

Tanto fumo per non ammettere l’unica semplice questione in ballo:
il consulente esperto nutrizionista deve dichiarare il suo ruolo d’interesse, quando pontifica o stronca un alimento.
D’altra parte non si può vietare a nessuno di esprimere pareri informati, tanto più se è ritenuto un vero esperto come nei casi in questione (Ghiselli, Del Toma, Calabrese, ecc…), né tantomeno d’impedire loro di credere personalmente in quello che predicano.
Fatta questa premessa, dobbiamo pretendere da questi signori che dichiarino apertamente per chi lavorano e sono retribuiti, oppure rinunciare alle sponsorizzazioni e consulenze interessate.