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Mozzarella vera o finta? Chi usa la cagliata dovrebbe dichiararla in etichetta. Il parere dell’avvocato Dario Dongo

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La presenza della cagliata cagliata come ingrediente composto, nell’elenco ingredienti dovrebbe essere dichiarato

Gentile Redazione

sul vostro articolo dedicato alla mozzarella, leggo che la legge non obbliga a riportare il termine “cagliata”, ma non sono d’accordo. Le mozzarelle prodotte a partire da cagliata, utilizzano un ingrediente composto, la cagliata, appunto, costituita almeno da latte, sale, caglio. La normativa, ossia l’allegato VII, parte E del Reg 1169/2011 prevede infatti che:

1. Un ingrediente composto può figurare nell’elenco degli ingredienti sotto la sua designazione, nella misura in cui essa è prevista dalla regolamentazione o fissata dall’uso, in rapporto al suo peso globale, e deve essere immediatamente seguita dall’elenco dei suoi ingredienti.

Pertanto una mozzarella prodotta con l’ingrediente composto cagliata non potrà indicare come ingredienti: latte, sale, caglio, ecc… perché non è stata prodotta con latte, ma dovrà riportare, secondo il Regolamento 1169, la dicitura: cagliata (latte, sale, caglio), ecc… Applicando il quindi il Regolamento 1169, tutte le mozzarelle prodotte con cagliata, ma che non la dichiarano come ingrediente composto, sarebbero irregolari e direttamente sanzionabili.

R. Squillantini

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Risponde l’avvocato Dario Dongo:
Caro lettore,

il nostro articolo sulle cagliate è stato dedicato all’analisi di aspetti tecnici e organolettici, con l’obiettivo di condividere la sostanziale differenza tra la mozzarella vera e quella falsa. Per quanto attiene all’indicazione della cagliata come ingrediente composto, nell’elenco ingredienti, siamo del tutto d’accordo. E anzi nel nostro piccolo, anche in occasione di incontri formativi rivolti alle autorità di controllo, non manchiamo di evidenziare questa anomalia interpretativa che purtroppo non è nuova.

Purtroppo vigono ancora presso diverse autorità, a livello centrale e territoriale, inaccettabili prassi di tolleranza verso alcune attività manifestamente contra legem. Si premiano i furbetti –  nonostante  la norma sulla  frode in commercio (articolo 515 c.p.) – a discapito non solo dei consumatori ma anche degli operatori onesti, perciò vittime di concorrenza sleale. Nonché della stessa onorabilità del prodotto autentico, come si è a suo tempo denunciato nei casi delle birre annacquate di provenienza estera e le sambuche colorate, e si riafferma ora in quello delle pseudo-mozzarelle.

Ma l’inedia delle autorità è ancora più grave nei casi dell’indicazione degli ingredienti allergenici nei pubblici esercizi, e della comunicazione relativa agli allergeni.

Che fare? Denunciare! Come sempre siamo qui, pronti a raccogliere immagini e notizie circostanziate di sospetti illeciti, chiedere se del caso chiarimenti agli operatori interessati, ove del caso segnalare la vicenda all’AGCM.
Dario Dongo  – FARE (www.foodagriculturerequirements.com) e GIFT (www.greatitalianfoodtrade.it)

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Come faccio a sapere se per l’approntamento di una pizza viene usata vera mozzarella? Nelle pizzerie si vedon dei grandi pezzi di mozzarella e non quella che siamo abituati avedere noi.

  2. Avatar
    Francesco Congedo

    “inedia delle autorità”?
    ma l’avvocato Dario Dongo è sicuro che si tratti proprio di inedia?