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Mozzarella burrata con nastrini verdi è tutto regolare? Cosa dice l’etichetta

Buongiorno abbiamo comprato nei giorni scorsi al supermercato questa burratina di  formaggio fresco a pasta filata e con una certa sorpresa abbiamo rilevato all’interno del contenitore due fiocchetti colorati con un nastrino verde. È normale? Il cibo soprattutto quello  grasso come la mozzarella o la burrata dovrebbe venire a contatto solo con materiali adatti?

Difficile rispondere osservando la foto ma una cosa è certa, il nastrino dovrebbe essere fatto con materiale adatto a restare contatto con gli alimenti e questo non compare sull’etichetta. Abbiamo chiamato il produttore che ci ha assicurato di usare raffia  alimentare in linea con le regole previste per i Moca e la certificazione viene  fatta da un ente esterno.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

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    La rafia, vista la sua provenienza, è molto sostenibile. Di quel colore è anche un bel po’ colorata.
    Quanto alla certificazione MOCA sarebbe bello vedere cosa hanno controllato.

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    La burrata è buona (se è la stessa che acquisto), qualche perplessità è venuta anche a me per il packaging: il produttore dovrebbe trovare soluzioni più compatibili con la naturalezza dal punto di vista razionale e percettivo. Se il consumatore fa il riacquisto non vuol dire che abbia un atteggiamento positivo al 100%, il produttore deve prenderne atto. Se tutto ciò è un elemento distintivo del prodotto lo scriva mettendolo in evidenza.

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    Ritengo che la semplice domanda per questo alimento addobbato come una caramella è: ma è necessario questo ridicolo, stucchevole orpello?

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      Se dovessimo solo badare al contenuto e alla funzionalità tutte le auto dovrebbero essere scatole con le ruote, gli abiti sacchi con tre buchi, i cibi avere forma quadrata che è più facile da tagliare in porzioni e da mettere in frigo… ma per fortuna badiamo anche all’estetica e da sempre l’uomo si sforza di dare un aspetto gradevole a tutto ciò che produce, è molto triste che vi sia chi non lo apprezza.

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      capisco che qualcuno debba studiare anche l’estetica per presentare un prodotto, ma se trattasi di prodotti alimentari, la prima domanda da porsi dovrebbe essere: l’estetica è perfettamente compatibile (nel senso di sicuro e non contaminante) con il cibo che si andrà a consumare?

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      @luigi
      Ma infatti è questa la domanda, a cui sembra che l’azienda abbia già risposto affermando che il materiale è approvato per uso alimentare (e comunque caciotte e burrate vengono legate da sempre durante la produzione), che poi a Giovanni non importi nulla dell’estetica ci può stare, non tutti hanno senso estetico ed è perfettamente inutile perderci altro tempo.

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    Se si tratta di ràfia naurale, ricavata dalle palme del genere Raphia, è una fibra naturale, e se è colorata con coloranti alimentari non ci dovrebbero essere problemi.

    Ma esiste anche una ràfia sintetica, in polipropilene, e in questo caso qualche dubbio l’avrei.

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    mario magagnino

    a Maria: penso che lei sia andata come si dice scolasticamente “fuori tema” e non lo dico da prof.
    Allora lei, per estetica metterebbe, degli abiti belli, anche se le fanno venire la dermatite?

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      @mario magagnino
      Se tu fossi un prof sapresti che a un commento sull’estetica (Giovanni: “ma è necessario questo ridicolo, stucchevole orpello?”) è corretto e assolutamente in tema rispondere che è triste vedere che ci sia chi dell’estetica non si cura.

      Il tuo paragone con l’abito allergizzante invece sì, che è fuori contesto, perché il nastrino ornamentale della mozzarella si è già appurato che, sino a prova contraria, non è in alcun modo nocivo.

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    mario magagnino

    a Maria: ho il sospetto che lei sia parte in causa: se non è nocivo lo scriva sulla confezione; l’estetica che piace a lei può non piacere agli altri, per questo nel marketing si fanno le ricerche di mercato motivazionali e quantitative.

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      @mario magagnino
      Io invece ho il sospetto che tu ti sia reso conto di aver preso una brutta cantonata e che voglia far polemica per farlo dimenticare, cadendo addirittura al più miserando dei cliché complottardi “KITTIPAKA?”.