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Mele cerate: il video in rete è una bufala. I frutti sia quelli biologici che convenzionali possono produrre cera, si tratta di sostanze naturali. La prova di laboratorio e il parere degli agronomi

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Nel video si fa vedere che grattando una mela bio di Esselunga si ottiene una sostanza biancastra che sembra cera

Da alcuni mesi circola in rete un video a dir poco allarmante sulle mele biologiche (guarda video). Nel filmato il “presentatore” gratta via da una mela bio di Esselunga una sostanza biancastra che a prima vista sembra cera. Dopo averne raccolta un po’ decide di bruciarla, facendo vedere che prende fuoco, sottolineando che emana un odore “strano”, come di paraffina.

I dubbi sorgono a chiunque guardi il video, per questo abbiamo chiesto a Roberto Pinton, dell’unità di crisi di FederBio, di spiegarci quale sostanza è stata trovata sulle mele, e se si tratta effettivamente di un prodotto biologico.

 

Lo strato ceroso che appare sulla cuticola delle Red Delicious (ma anche delle Gala, delle Granny Smith, di varietà antiche, come la mela Annurca campana e di mele meno note, ma dal nome eloquente, come mela Cerina o Oleata) è prodotto del tutto naturalmente dal frutto, per proteggersi dagli attacchi fungini. La quantità di cera cambia da varietà a varietà, e anche a seconda degli ecotipi, della selezione e del microclima: di norma è superiore nelle aree a forte escursione termica, come in quelle di montagna.

Se si espone alla fiamma, questa cera fonde (intorno ai 50°) come quella prodotta dalle api e poi brucia, emanando odore come tutte le sostanze organiche che bruciano”.

 

A conferma della naturalità di questa sostanza c’è un’altra fonte, l’Assessorato agricoltura della regione Lombardia, che specifica: “La lucentezza di alcuni frutti non deve indurre in inganno: non è legata a particolari trattamenti chimici, ma è un fenomeno naturale, dovuto al fatto che, per proteggersi dagli agenti atmosferici, i frutti producono delle cere naturali, con le quali ricoprono la buccia. Queste cere, se strofinate contro una superficie morbida… si lucidano, proprio come la cera che si dà ai pavimenti” (leggi la scheda tecnica).

 

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In agricoltura biologica non è ammesso l’utilizzo di cere sulle mele

La produzione di cera riguarda, ovviamente, sia le mele biologiche che quelle convenzionali. Nel video, però, pur senza alcuna prova, si sostiene che non si tratterebbe della cera naturalmente prodotta dalla mela, ma di una non meglio identificata sostanza artificiale applicata sulla sua superficie. Dato che in agricoltura biologica non è ammesso l’utilizzo di cere sulle mele (nemmeno delle innocue cera d’api o cera carnauba), anche se il fatto non ci era stato formalizzato come reclamo, come tale l’abbiamo gestito. Abbiamo tracciato il lotto di prodotto e coinvolto gli organismi di controllo dell’azienda agricola (di Verzuolo, in provincia di Cuneo) e del confezionatore (nell’hinterland milanese): neppure dispongono dell’attrezzatura per la ceratura. Presso le due imprese non sono state rilevate non conformità, così come nel passato. Abbiamo chiesto anche la collaborazione della VIP, l’associazione delle cooperative ortofrutticole della Val Venosta (Alto Adige), che gentilmente ha ripetuto l’esperimento, documentandocelo con un altro filmato: raschiando mele Royal Gala (sicuramente non cerate, sicuramente biologiche) prelevate dai loro magazzini frigoriferi, si ottiene una quantità e un tipo di cera – del tutto naturale, autoprodotta dalla mela – analoghi a quelli che appaiono nel primo filmato”.

Anche Federbio ha pubblicato un comunicato sull’argomento.

 

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Dopo il video sulle mele cerate c’è stato un sensibile calo nelle vendite dell’ortofrutta biologica

Non può mancare una considerazione. Appena venuti a conoscenza del video (che contiene affermazioni lapidarie: “sicuro non è una cosa naturale”, “non è una cosa biologica”, “sicuro non è un prodotto alimentare”), rappresentanti delle  organizzazioni biologiche hanno segnalato con commenti l’infondatezza della tesi (così come altri visitatori della pagina) e hanno evidenziato che accusare l’agricoltore di aver utilizzato sostanze non ammesse significava addebitargli il reato di frode in commercio.

“Accuse di questo tenore, senza la minima prova, – precisa Pinton – costituiscono a loro volta un reato, quello di diffamazione: il web non può essere un far west in cui, sotto la maschera di un nickname, ci si possa ritenere autorizzati a ledere l’onore e la reputazione delle persone.”

 

Nonostante il contenuto del video sia stato smontato anche da siti “anti-bufale”, tra cui Bufale.net o Leganerd.com, ha avuto oltre 300.000 visualizzazioni, anche grazie ad alcuni rilanci che l’hanno reso virale; la maggior parte dei commenti è stupefatta e preoccupata: pochi visitatori sembrano aver dedicato un minuto a leggere i commenti critici postati in precedenza.

Par di capire che ai visitatori non interessasse tanto capire esattamente di cosa si trattava, quanto dare il proprio parere dopo aver solo “guardato le figure”.

 

L’effetto virale del video, dicono gli operatori, per almeno una settimana ha comportato un sensibile calo nelle vendite dell’ortofrutta biologica, con agricoltori costretti a buttar via prodotti freschi invenduti. Quel che più conta, oltre 300.000 visitatori (gli abitanti di una media città) sono stati colpiti con la disinformazione. Il web è uno strumento potente, ma a doverlo usare con responsabilità non sono solo gli adolescenti.

 

Sara Rossi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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6 Commenti

  1. Purtroppo ben poca gente legge i siti antibufala. Sarebbe bene che, data la diffamazione, l’organo di controllo o l’agricoltore (o magari tutti e due insieme)la facessero una causa legale con richiesta di risarcimento (alto) per mettere a freno gli sciagurati che riempiono il web di notizie false e diffamatorie, incentrate soprattutto sul cibo.

  2. Grazie. Lo immaginavo. Infatti ho continuato a comprare le loro mele biologiche, che stono straordinariamente buone.
    Ho comunque contattato Esselunga e anche voi telefonicamente.
    Grazie. Come al solito avete fatto un buon lavoro

  3. Grazie dell’articolo! Non ho visto il video, ma queste precisazioni sono sempre molto utili a fugare ogni dubbio.

  4. In cosa consistono i trattamenti ( da 10 a 15) riservati alle mele non biologiche? Grazie.

  5. Grazie per l’informazione.
    Nei fatti stiamo assistendo ad una generale campagna organizzata contro il biologico, che insinua: “guardate quanti furfanti ci sono in giro, come fate a sapere che cio’ che comprate come bio lo e’ realmente? allora tanto vale comprare il convenzionale che costa meno!”

  6. A supporto di quanto già spiegato, segnalo questo articolo di Query online (la scienza indaga i mysteri):
    http://www.queryonline.it/2015/02/24/lo-strano-caso-della-cera-che-non-cera/