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Novamont: la scienza conferma biodegradabilità del Mater-Bi. Ma no a comportamenti irresponsabili

Sacchetti supermercato mater-biDopo gli studi dell’Università di Pisa che dimostrerebbero come uno smaltimento non corretto dei sacchetti compostabili possa influire negativamente sulla germinazione delle piante, arrivano quelli di Novamont. L’acceso confronto, scatenatosi dopo la pubblicazione degli studi dell’ateneo pisano sulla rivista scientifica “Ecological Indicators” (abstract), ha spinto l’azienda produttrice del Mater-bi, ad approfondire la questione; un importante programma di studi è stato avviato e i risultati sono stati resi noti qualche giorno fa.

In un comunicato stampa, Novamont conferma che la biodegradabilità marina va intesa solo come fattore di mitigazione del rischio ecologico e che non esiste nessuna concessione a comportamenti irresponsabili.
Nel comunicato si sostiene che “Qualsiasi sostanza, materiale o prodotto infatti, rilasciato in natura crea un potenziale rischio ecologico: anche versare in mare dell’olio di oliva da una scatoletta di tonno è un potenziale danno per l’ecosistema marino. Va da sé che se invece di gettare dell’olio di oliva biodegradabile, che ha una vita tendenzialmente breve, viene smaltito dell’olio non biodegradabile, l’eventuale danno è decuplicato.  In ogni caso il fine vita dei prodotti compostabili deve continuare ad essere quello per cui sono stati progettati: il compostaggio industriale attraverso la raccolta differenziata, con il compost che diventa strumento per risolvere il problema del degrado dei suoli, sempre più poveri di carbonio e, quindi, sempre più infertili.”

sacchetto plastica albero giardino
Il sacchetto in Mater-Bi non rilascia microplastiche persistenti, in quanto biodegradabile completamente nel giro di 20-30 giorni

Se però il sacchetto in Mater-Bi non viene recuperato ma abbandonato in natura, cosa succede? Secondo gli studi Novamont, quando esposto a microorganismi marini il materiale si comporta in modo simile per livello e tempistiche, ai materiali cellulosici. Raggiunge alti livelli di biodegradazione, sostanzialmente uguali a quelli della carta, in un periodo di test inferiore ad un anno. Inoltre la velocità di biodegradazione aumenta al diminuire delle dimensioni delle particelle. Questo significa che il Mater-Bi non rilascia microplastiche persistenti, in quanto biodegradabile completamente nel giro di 20-30 giorni, come richiesto dalle linee guida dell’Ocse.

Per valutarne la disgregazione, sedimenti sabbiosi, prelevati da differenti zone costali dell’Elba (Marina di Campo, Portoferraio, Naregno e Fetovaia) sono stati introdotti in acquari con acqua marina in modo da simulare il fondale ove i rifiuti tendono naturalmente ad accumularsi. La prova ha riguardato i sacchetti compostabili per frutta e verdura che troviamo comunemente nei supermercati che, collocati negli acquari, hanno mostrato come il tempo necessario per una completa sparizione si aggiri tra meno di quattro mesi a poco più di un anno, a seconda della natura dei fondali presi in considerazione e delle loro caratteristiche chimico-fisiche e biologiche; notevole evidenziare che campioni di analoghi sacchetti frutta e verdura in PE sono rimasti del tutto integri durante le medsime prove.

Il parametro chiave più discusso, l’ecotossicità, è stato valutato nei laboratori dell’Università di Siena. Sono stati selezionati organismi modello (alghe unicellulari, riccio di mare e spigola) e sono stati effettuati biotest esponendoli a sedimenti marini contaminati con Mater-Bi o con cellulosa. Sono stati indagati eventuali effetti di inibizione della crescita e di embriotossicità e possibili effetti genotossici: il processo di degradazione del Mater-Bi (valutato su sedimenti rimasti a contatto per 6 e per 12 mesi con i sacchetti) non ha generato e trasferito sostanze tossiche in grado di provocare alterazioni.

sacchetti-ECOR naturasi ortofrutta 2018
Qualsiasi sacchetto deve essere raccolto e riciclato, compresi quelli biodegradabili in Mater-Bi

La parola “fine” è ancora lontana, visto che si dibatte ormai da tempo sul reale vantaggio che l’avvento dei sacchetti compostabili ha portato alla società, in termini di impatto ambientale. In attesa di nuovi sviluppi una conclusione che metta d’accordo tutti può già essere tratta: qualsiasi prodotto deve essere raccolto e riciclato, compresi quelli biodegradabili in Mater-Bi, i quali devono essere recuperati sotto forma di compost insieme ai rifiuti di cucina. Niente deve essere abbandonato né in suolo né in mare, in maniera irresponsabile, perché questo crea comunque un potenziale rischio ambientale.

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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14 Commenti

  1. fabrizio_caiofabricius

    Forse la colpa principale del Mater bi è quella di essere un brevetto italiano, e, si sa, agli italiani non piacciono i propri simili, per quanto geniali come in questo caso. Mentre del tutto prevedibile era il boicottaggio di chi all’estero ha altri brevetti. Su dai, “Continuiamo a farci del male”.

  2. Il problema non è il materiale, ma il comportamento. Dobbiamo eliminare tutto ciò che ê usa e getta.

  3. fabrizio_caiofabricius

    Tutto e subito è un’inutile utopia inconcludente e autoassolvente.

    Troppa comodità e irresponsabilità accumulata in decenni di spreco non si recuperano con un colpo di bacchetta magica o con divieti che poi non si riesce a far rispettare (vedi veementi quanto ridicole proteste per il recente provvedimento dei sacchetti compostabili obbligatori all’insostenibile prezzo di 1 centesimo).

    Si lavori con serietà e rigore sull’assurdo spreco di voluminosi e accattivanti imballaggi intervenendo con la solita leva dei divieti e delle sovrattasse, ma comunque le merci in molti casi vanno imballate preservandone igiene e trasportabilità, senza infischiarsene del destino finale dei materiali impiegati.

    Ecco il mater-bi ormai da molti anni va proprio in questa direzione, boicottarlo e fargli le pulci dalle solite maestrine tanto altezzose quanto inconcludenti è sintesi dello stallo di progettualità e visione concreta del futuro che ormai paralizza il mondo occidentale e l’italietta in particolare

  4. Ci sono interessi ben maggiori sulla plastica di quanto chiunque possa immaginare. D’altro canto è un prodotto che deriva dal petrolio…

  5. c’è poco da girarci intorno , l’ultima frase dell’articolo andrebbe stampata ed esposta in miliardi di posti , insegnata a tutticome norma di educazione civica e fatta rispettare .

    • Che bisogno c’è della parte educativa, non dovrebbe bastare il buonsenso? Migliaia di anni di evoluzione dei nostri neuroni buttati? Del resto, non pare che le foto più agghiaccianti stampate sui pacchetti di sigarette (ad esempio) abbiano prodotto granché.
      Purtroppo, almeno da noi, funziona solo la parte repressiva. Che però non c’è… anzi, le norme umiliano chi si comporta civilmente, e premiano i furbetti (vedi autovelox segnalati – a che servono??? -, condoni, paci fiscali…), altrove non si provano neanche a buttare per terra una lattina di birra (anche se poi quando vengono da noi in Italia, magari piazzano i loro piedi senza scarpe, o con, sui seggiolini dei nostri treni. Ma tanto il controllore, anche se passa, magari non gli dice niente, testimone io).

  6. A mio parere anche il riciclo non è una grande soluzione perché prima o poi diventa rifiuto non è che scompare nel nulla..

    • Ok, nessun imballaggio, nel fine settimana tutti a raccogliere i frutti dalle piante, scuoiare gli animali dall’allevatore ecc. ecc. ecc. TUTTO diventa rifiuto, anche nel mondo naturale, ma una cosa è che si tratti di un rifiuto che comunque è riusabile in natura, un altro che non lo sia. Scusate, ma a me certi commenti mi lasciano basito…. vado per forza in depressione

    • Osvaldo, più che sulla rinuncia agli imballaggi (irrealizzabile di fatto) discuterei sul contesto in cui viene utilizzato l’imballaggio: ci trattiamo troppo bene!
      In un convegno cui partecipai tempo fa, un noto professore dell’Universtà di Parma mi lasciò basito affermando che
      “per il consumatore tagliare un formaggio è diventata una cosa insostenibile,
      grattuggiarselo a casa….inaccettabile,
      lavarsi un’insalata… non parliamone.
      Il consumatore è pur disposto a riconoscere questi costi alle aziende (e le aziende sono ovviamente ben disposte ad assecondare il consumatore) ma è inevitabile che tutto questo generi imballaggi in eccesso rispetto a quello che la normalità richiederebbe”.
      Un riflessione forse è d’obbligo, indipendentemente dal materiale con cui è realizzato l’imballaggio.

    • cerco di rimanere calmo e provare a spiegare: riciclare vuol dire rallentare lo sfruttamento di risorse naturali sulla Terra, che non sono infinite, rallentare il consumo di territorio impegnato a discarica, rallentare il fenomeno di inquinamento di suolo, sottosuolo, acque ed aria, richiedere più forza lavoro per curare il processo del riciclaggio ed, infine, cercare di lasciare pulite anche le zone in cui si vive. non mi sembrano tutti particolari da trascurare…

  7. Dott. Foltran, chiaro che la mia risposta era “specifica” sul commento del sig. Gianni. Ma comunque, nel momento in cui un imballaggio può diventare compost, francamente non mi pare sia un gran problema. Anzi. Nella agricoltura di una volta, si distribuivano le deiezioni degli animali. I terreni avevano una fertilità organica naturale per forza: stiamo parlando di centinaia di quintali ad ettaro! Anche 700-800. Quindi, il compost è utile: non serve buttare 3 quintali su un ettaro. Per quanto mi riguarda, l’economia dei prodotti sfusi è anacronistica, nel momento in cui si disponga di contenitori sostenibili

  8. I problemi complessi non si possono risolvere con soluzioni semplici , non esiste sostanza che possa comporre tutti gli imballaggi e che sopporti la sbadataggine e la maleducazione di troppi umani privati o aziende che siano.
    Dobbiamo smettere di fare imballaggi con sostanze che impiegano molti anni per decomporsi e anche quando questo succede sparpagliano frammenti avvelenanti e pericolosi per noi , per gli animali e per l’ambiente.
    Dobbiamo smettere di buttare le cose non piu’ utili in qualsiasi posto ci aggrada , per comodita’ per incompetenza , per maleducazione , è un comportamento dannoso e spesso criminale. Anche se si tratta di oggetti biodegradabili non saremmo corretti a buttarli dovunque.Vorrei sapere cosa ne pensate di vedere gli avanzi di cibo buttati in stada o nelle piazze ……..
    Per me sarebbe un buon punto di discussione la produzione di imballaggi con materiali vegetali biodegradabili riutilizzabili cioe’ un po’ piu’ resistenti degli atttuali sacchetti da supermercato , si degradano velocemente ma sono praticamente monouso e mi sembrano uno spreco comunque consistente di risorse .
    Naturalmente il corretto smaltimento dei rifiuti di qualsiasi genere non puo’non richiedere l’educazione civica nonche’ regole condivise e possibilmente uniformi sul terrirorio , non un coacervo di regolette diverse in ogni comune.
    Dopo di che si dovrebbe capire come si trattano e si controllano i rifiuti industriali e infine si andra’ a vedere cosa fanno le imprese che trattano i rifiuti per chiudere il ciclo.
    Dovrebbe essere una questione di buon senso ma …….con i miei occhi e la mia esperienza invece credo che ci sia bisogno di educazione a partire dall’asilo fino all’universita’ e qualche multarella per chi non rispetta il bene dell’umanita’.

    • Il suo commento nell’insieme è certamente logico e condivisibile. Ma io avevo capito che l’articolo riguardava un ben preciso prodotto, tipicamente compostabile. Ed io a quelli mi riferivo, come chiunque mi rilegge con un minimo di attenzione può facilmente comprendere, visto che nei miei interventi c’è la parolina “compost”. Non intendevo parlare di scorie nucleari… Chiaro che partendo da ipotesi diverse, difficile essere d’accordo

  9. Gli studi dell’Università di Pisa, contro quelli di Novamont (magari quelli di Novamont, arrivano a tali conclusioni perchè gli conviene?). Detto questo, c’è differenza tra biodegradabilità e compostabilità. Cosa hanno valutato questi studi? Solo la prima? Se una cosa è solo biodegradabile, rimangono dei microframmenti di plastica (credo sia un parametro riconosciuto scientificamente e chimicamente da tutti). Quindi ci vorrebbero dire che eventuali frammenti microscopici non farebbero danni? Nemmeno se vengono mangiati da pesci ecc? Occorre uno studio scollegato dagli interessi privati!