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Qualità, natura e benefit salutistici ecco su cosa si indirizza il marketing dei prodotti alimentari

Quali sono gli aspetti di un prodotto alimentare sui cui il consumatore focalizza l’attenzione? Che cosa è necessario valorizzare sulle etichette, sul packaging e nella pubblicità? Sono queste le domande a cui cercano di rispondere i consulenti di marketing e gli istituti di ricerca in due articoli proposti da  Foodnavigator, sito americano specializzato su queste tematiche.    

 

Secondo un nuovo rapporto dell’istituto di ricerche di marketing Packaged Facts, la maggiore consapevolezza del ruolo della dieta sulla salute favorisce le vendite di alimenti e bevande appositamente “pensati” per il benessere: functional food, nutraceutici, alimenti speciali per particolari condizioni metaboliche e per diete particolari (celiachia), e così via.

 

Nel rapporto “Alimenti e bevande mirati alla salute e benessere: le tendenze del mercato degli Stati Uniti e globali”, si legge che l’invecchiamento della popolazione e la crescita dei costi per il sistema sanitario stanno dando una grossa mano al settore, perchè i consumatori sono disposti a spendere di più per acquistare prodotti mirati. Ma l’elemento vincente è la consapevolezza comune di scienziati, governi, medici di famiglia e consumatori che molte malattie derivano da una dieta scorretta.

 

L’anno scorso, due terzi dei clienti dei negozi di alimentari hanno acquistato un cibo o una bevanda per una o più specifiche esigenze legate alla salute e al benessere (in testa, alla classifica troviamo colesterolo e problemi digestivi). Secondo il rapporto di Packaged Facts, più della metà dei consumatori sono disposti a pagare di più per un alimento che si presenti come “la cosa migliore nel tuo caso”, mentre un quarto afferma che le raccomandazioni del medico “hanno un peso importante quando si fa la spesa”.

 

La conclusione è un po’ disarmante perchè  “la fama che un cibo, una bevanda o un ingrediente faccia bene è il fattore più importante in grado di orientare le decisioni di acquisto. Il marketing deve quindi cercare di trasmettere in modo credibile, chiaro e coerente quanto l’alimento è in grado di migliorare la salute e il benessere”.

 

Un’altra tendenza di cui tenere sempre più conto, è la preferenza dei consumatori verso cibi bio, naturali e poco lavorati. In quale direzione allora dovrebbe andare l’industria alimentare che propone spesso prodotti molto trasformati? La risposta è semplice, valorizzare meglio la qualità del prodotto e  comunicare bene questo valore.

 

Così, quando un’industria “taglia” su conservanti e coloranti e utilizza materie prime autentiche deve sottolinearlo e comunicarlo ai consuamtori. Invece di scrivere in etichetta  “mele”, dovrebbe precisare “granny smith”. Allo stesso modo, quando un additivo è indispensabile, sarebbe bene spiegare il perché, così il consumatore capisce di non doverlo temere.

 

Come scrive Caroline Scott-Thomas su FoodNavigator, molti consumatori sono diventati diffidenti nei confronti degli alimenti trasformati, specialmente quelli che si trovano nelle corsie centrali del supermercato (dove ci sono i cibi in scatola, vasetto, busta ecc), ma le aziende hanno una serie di opzioni che attraggono l’aspetto “salutistico” del pubblico, puntando sulla qualità degli ingredienti, l’autenticità e sulla chiarezza nelal comunicazione.

 

In effetti, ci sono già stati, per esempio, molti tentativi di “reinventare” gli snack in chiave salutistica: per quanto riguarda l’Italia, potremmo citare la merendina che si vanta di non farti diventare, come le altre, “tutta ciccia & brufoli”.

 

In America vari marchi hanno ridotto la quantità dei grassi trans e altri hanno introdotto ingredienti più sani, come farina integrale e fibre.

 

Kim Ho lman, vice direttore marketing di Wixon, un’azienda che produce aromi sostiene che  l’industria deve continuare a sottolineare l’assenza di coloranti artificiali o conservanti, ed evidenziare l’uso di  ingredienti che esprimono autenticità. «Se sono presenti delle spezie esotiche, perché non indicarle una per una, o scrivere in etichetta informazioni sui loro paesi di provenienza?»

 

Wilkes aggiunge che grande attenzione va riservata alle etichette che dovrebbero essere semplici e comprensibili: «La credibilità è molto importante, e se l’etichetta è confusa, instilla dubbi. E il dubbio non è una buona cosa per un marchio».

 

Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

 

Fonti:

Packaged Facts sees rise of foods targeted to specific health conditions

Selling processed foods in a whole food world? Authenticity is key

 

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