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Quante lingue nelle etichette dei prodotti! La legge non lo dice e c’è chi ne propone 8 con 12 numeri di telefono

Nel 1799 il francese Pierre-François Bouchard, capitano nella Campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte, durante i lavori di riparazione della fortezza di Fort Julien riportò alla luce la Stele di Rosetta. Con il ritrovamento di questa lastra di granodiorite si riuscì a decifrare gli antichi geroglifici egizi grazie alle tre lingue riportate sulla stele: geroglifico, demotico e greco antico.

Oggi andando a fare la spesa abbiamo anche noi la fortuna di provare l’emozione di scoprire delle piccole Stele di Rosetta. Anzi, delle Rosetta elevate al quadrato o al cubo. Sono parecchi i prodotti alimentari che riportano in etichetta diverse lingue, oltre a quella italiana obbligatoria per legge. Un esempio è la confezione di cereali Kellogg’s Frosties. L’etichetta riporta la lista degli ingredienti e la tabella nutrizionale in otto lingue. Sono invece dodici i numeri di telefono per il servizio ai consumatori, dato che alcune lingue sono comuni per diversi Paesi (es. inglese per Regno Unito e Irlanda). Anche il succo Bravo non scherza (vedi foto).

Un esempio di etichetta con indicazioni esaustive

Il Regolamento europeo n. 1169 del 2011 sulle etichette dei prodotti alimentari, prevede che ogni confezioni deve riportare le informazioni obbligatorie in caratteri tipografici di altezza non inferiore a 1,2 mm (riferiti alla x minuscola), e a 0,9 mm per le confezioni con una superficie  inferiore a 80 cm² (art. 13). Non dice niente sui requisiti linguistici, se non che le informazioni devono essere in una lingua facilmente comprensibile e possono essere  in una o più lingue (art. 15).

Avere dimenticato di fissare il numero massimo di lingue è una criticità della norma, visto che la scelta di certe aziende non facilita la lettura del testo. Perché non stampare un’etichetta con al massimo due o tre lingue riferite ai Paesi dove il prodotto è commercializzato?

Le etichette in genere dovrebbero essere semplici e aiutare il consumatore nella scelta. Proporre molte lingue nelle confezioni è forse un modo per fare degli esercizi di traduzione ma non è certo una buona idea per chi vuole capire cosa contiene il prodotto.

Avete in casa dei prodotti con etichette multilingue? Mandate le foto in redazione che le pubblichiamo.

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  Simone Finotello

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10 Commenti

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    “Perché non stampare un’etichetta con al massimo due o tre lingue riferite ai Paesi dove il prodotto è commercializzato?”

    Non mi sembra difficile rispondere: stampare un’unica etichetta con tutte le lingue necessarie e applicarla a tutti i prodotti indistintamente ha un costo per le aziende molto più basso rispetto a stampare tante etichette quante sono le lingue, e ad applicarle con processi diversi a prodotti diversi.
    Ogni step aggiunto nella produzione e nella logistica comporta con aumento dei costi dell’azienda e, giocoforza, anche per il consumatore finale. Quindi di cerca di ottimizzare il più possibile, non certo di fare “esercizi di traduzione”.

    Chi scrive questi articoli, al di là della voglia di fare polemica per aumentare i click, ha una minima idea di come funziona il mondo industriale?

    • Roberto La Pira

      Certo che abbiamo un’idea di come funziona il mondo industriale e proprio per questo scriviamo che non va bene, con un tono anche ironico. Sono d’accordo che realizzando un’etichetta in 8 lingue la logistica è più semplice ma non tutto quello che è più semplice ed economico deve per forza essere la cosa migliore. Un’etichetta come quelle proposte nelle foto è improponibile e la norma Ue dovrebbe essere rivista come alcuni hanno già proposto. L’etichettà è fatta per il consumatore non per la logistica dell’azienda.

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      Le etichette vanno comunque cambiate continuamente poiché variano i numeri di lotto e le date di scadenza o il termine minimo di conservazione. Raramente vengono mantenute le stesse etichette per Paesi membri diversi, e di norma la prima lingua che si trova è quella del Paese in cui viene commercializzato.

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    Il problema segnalato è molto importante, e per rispondere al commento di Valeria, l’etichetta è al servizio del consumatore, non del produttore.
    Il quale peraltro sembra fare sempre di più il suo comodo. Cito le pubblicità TV delle auto: una volta i caratteri piccoli delle avvertenze erano comunque leggibili (magari previa registrazione e visione slow o fermo immagine), ma se notate stanno sempre più rimpicciolendosi, e spesso guarda caso sono bianche. In sostanza illeggibili, anche previa registrazione (e OVVIAMENTE se si riuscissero a leggere, vi accorgerete che modificano di molto il contenuto del claim pubblicitario visivo…).E’ da molto che intendo scrivere questa cosa alle Autorità di Vigilanza.
    Tornando in tema, sempre più consumatori sono anziani, quindi la vista è quella che è. E poi c’è il problema allergie. E quindi, quel tipo di scritte NON VANNO BENE. Aggiungo agli alimenti altri prodotti come detergenti, insetticidi ecc. dove è fondamentale poter leggere le istruzioni d’uso (oltreché magari quello del Centro Veleni). Io che sono assai tecnologico “mi arrangio” in vari modi: ad esempio, ove possibile, scarico i manuali in PDF. O avendo in casa una stampante multifunzione, la uso per fare una copia ingrandita delle scritte (non semplice però con le bombolette per dire… Magari ne faccio 2 ruotando la bomboletta… Ma questa stessa cosa dimostra che queste scritte non vanno bene!) . Ma è chiaro che queste non sono soluzioni adeguate alla maggior parte dei consumatori!!! E quindi la soluzione più logica è ingrandire i caratteri, diminuendo le lingue.
    Un’altra soluzione sarebbe di inserire all’interno della confezione (quando esiste) un semplice foglio con la stampa del medesimo testo in caratteri più grandi.
    Peraltro, su prodotti probabilmente di una certa nocività, questa soluzione l’ho trovata usata anche su bombolette ed altri contenitori: fuori c’è una tasca in plastica che contiene il foglio istruzioni stampato con caratteri leggibili.
    Faccio notare infine che problema simile riguarda i bugiardini dei medicinali: pur solo in italiano, spesso hanno caratteri troppo piccoli. Per non parlare di quelli in cui, non si capisce il motivo, ma stampano i caratteri in grigio invece che in nero. E magari è un collirio per gli occhi… Ma perché il mondo si deve complicare ignorando anche il più piccolo buonsenso??? Però per il marketing le aziende ci danno dentro con le spese…

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      Non ho compreso se il sig. Adriano concorda o no con l’articolo. Preciserò comunque: le etichette non vengono affatto “cambiate”, perché quei dati che cita sono stampati in fase di produzione “sopra” l’etichetta o la confezione (non a caso talvolta si trovano in posti strambi e poco visibili, vedi il caso delle bibite gassate, dove spesso sono nel corpo bottiglia nascoste dal colore, o magari sul tappo).
      Per quanto riguarda esempi di etichette multilingue, probabilmente il mio discount di riferimento, la LIDL, è un esempio di multiculturalità quasi inarrivabile…

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    Dimenticavo: i “trucchi” che ho scritto li posso applicare a casa, ma quando acquisto? Allo scaffale vorrei poter leggere senza fatica: composizione (quanto zucchero ha? ecc.), quando scsde? E soprattutto, che allergeni contiene. Che faccio, mi porto dietro la lente???

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    Cominciamo a non acquistare quei prodotti che recano etichette “multilingue esagerate” e aspettiamo di vedere se il messaggio verrà recepito.

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      Se la ditta “non comprende” il perché non vende, difficile ne tragga le conseguenze. Quindi se uno gli scrive è ancora meglio. Per dire, senza esagerare io alla Lidl talvolta scrivo, con critiche e suggerimenti (un esempio? Che i numeri delle scarpe che vendono siano più precisi: io ho il 42, molto spesso invece devo prendere il 40. Dovrebbero accorgersi che gli avanzano i 45-46). Contattarli è facile, vedere il sito. Gli segnalerò questo articolo
      LIDL a parte, le ditte più importanti hanno sicuramente indirizzi, siti, numeri verdi.
      Certamente però se fosse la legislazione ad importo, meglio ancora.

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    Aggiungo per il signor Vincenzo. E’ meglio sia la legge ad imporre, perché io non posso boicottare un prodotto che conosco già e ritengo valido

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      Casborrino Pasquale

      Certo che abbiamo un’idea di come funziona il mondo industriale e proprio per questo scriviamo che non va bene

      Non sembra invece che ne abbiate un’idea. Obbligare le aziende a ridurre il numero di lingue in etichetta significa aumentare i costi produttivi e quindi aumentare il prezzo al consumatore finale. Se davvero voleste tutelare il consumatore, prima di puntare il dito si dovrebbe fare un ragionamento a 360 gradi.
      Da consumatore preferisco pagare meno un prodotto che mi soddisfa piuttosto che pagarlo di più solo perché ha una sola lingua in etichetta.