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Limoni, arrivano gli OGM per salvare l’industria USA da un’epidemia catastrofica. Ma cosa ne pensa l’opinione pubblica americana?

LemonChe cosa pensano gli americani di frutta e verdura geneticamente modificate? Sono davvero così contrari come si pensa che siano? L’esigenza di inquadrare meglio la predisposizione verso gli OGM in un Paese che ne consente l’impiego, ma nel quale, come in molti altri, l’opinione pubblica sembra contraria, è emersa con insolita urgenza in seguito a una crisi cui sembrano esserci poche alternative rispetto al ricorso agli OGM: quella dei limoni. Da più di 20 anni, infatti, tutto il paese è attraversato da un’epidemia sempre più diffusa, che minaccia ormai in misura preoccupante un’industria miliardaria e che ha già causato la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Gli agrumeti, e soprattutto i limoneti, sono infestati da un insetto chiamato Diaphorina citri o psilla, diffuso in tutto il mondo ma che si è riprodotto in maniera straordinaria proprio in Nord America. I primi focolai sono stati segnalati nel 1998 in Florida, e da allora la corsa della malattia, che è un’infezione batterica (chiamata Huanglongbing o HLB) supportata dal Candidatus Liberibacter asiaticus e veicolata appunto dalle psille, sembra inarrestabile, anche perché non esiste alcun tipo di cura. L’infezione trasmessa rende i frutti per metà verdognoli e irregolari, ne modifica il gusto, che diventa molto aspro, e fa crollare la produttività della pianta, che di solito muore entro pochi mesi.

Da alcuni anni, e in particolare dal 2015, diverse università americane (e, in primo luogo, quella della Florida, lo stato più flagellato dall’infezione) stanno studiando varietà geneticamente modificate per resistere alla psilla, e sono riuscite a metterne a punto alcune molto interessanti. Ma la domanda che si sono poste è: i limoni GM sarebbero accettati dal pubblico? Si riuscirebbe poi a venderli?

Per questo i ricercatori dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign hanno condotto un’indagine su oltre mille cittadini, e hanno avuto risposte non del tutto scontate, pubblicate ora su Science Communications. Infatti, circa metà degli intervistati è risultata favorevolmente predisposta verso gli OGM, il 37% si è dichiarato neutrale e solo il 14% decisamente negativo.

sacchetti frutta ortofrutta limoni
Negli Stati Uniti sono stati creati degli OGM per salvare l’industria dei limoni, colpita da un’epidemia

Analizzando le risposte in base al genere, gli autori hanno visto che gli uomini hanno meno timori, soprattutto se giovani (Millennials) e con un reddito abbastanza elevato (uguale o superiore ai 75 mila dollari all’anno), cui corrisponde un livello di istruzione superiore. Le donne, invece, sono il 64% di coloro che non vogliono sentir parlare di OGM, neppure per salvare l’industria del limone. Inoltre, nello stesso gruppo di soggetti con attitudine negativa, la presenza di persone anziane e di mezza età è risultata circa doppia rispetto a quella di soggetti più giovani, così come quella di persone con un livello di scolarizzazione medio-basso, che arrivava al liceo.

Oltre a questi dati, gli autori hanno sottolineato un altro aspetto che potrebbe essere utile per successive valutazioni: la scarsa attendibilità della cosiddetta spirale del silenzio, ovvero di quella teoria secondo la quale, in casi come questi, si tende a omologarsi all’opinione della maggioranza. Nel campione esaminato, al contrario, coloro che si opponevano agli OGM tendevano a manifestare le proprie idee molto più spesso quando si trovano in presenza di soggetti favorevoli, forse per convincerli, mentre questi ultimi tendevano a non discutere con gli avversari. Le reciproche influenze sembrano quindi assai più complicate del previsto.

E d’altro canto, è il rapporto dell’opinione pubblica americana con gli OGM a essere molto complesso, come dimostra la vicenda della dicitura approvata, “bioengineered”, non senza contraddizioni e polemiche. La speranza è che la vicenda dei limoni, viste le dimensioni degli interessi in gioco, imprima un’accelerazione alla diffusione di informazioni più corrette e complete sui rischi e sui benefici di alcuni tipi di OGM e della rinuncia.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

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    É un peccato che la scienza divulghi notizie parziali che non permettono di inquadrare la reale situazione. Tutto ciò mantiene la popolazione nell’ignoranza. La sensibilità all’attacco da parte di parassiti di una pianta dipende da sue carenze nutrizionali, quindi il problema è da ricercarsi nel suolo, oramai maltrattato e privato della vita da continue somministrazioni di fertilizzanti chimici ad alta solubilità, antiparassitari e antifungini. Si continua ad andare al sintomo senza ricercare la causa, questo per l’agricoltura come per la medicina oramai strettamente collegate da fusioni e accordi commerciali è la via per continui e facili guadagni sulla pelle dei cittadini. Purtroppo chi ha la possibilità per mezzi e conoscenze è non lo spiega è colluso.
    La percentuale alta di donne che istintivamente rifiutano gli OGM dimostra come coloro che generano vita siano più sensibili ai rischi che la violentano e gli anziani più saggi. Per i giovani di “cultura” medio alta, questo non fa che confermare come le università siano assoggettate ai soldi dell’industria e al loro interno si formino dei perfetti consumatori e non menti critiche come dovrebbe essere.
    La vostra rivista ha la possibilità di fare molto in divulgazione e approfondimenti, questo le dà grandi responsabilità che vanno prese in pieno se c’è la reale e sincera intenzione di fare informazione e contribuire alla consapevolezza.

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      Concordo l’analisi e condivido l’invito per una divulgazione scientifica completa e libera da condizionamenti e conflitti d’interesse, come la missione dichiarata di questa testata dimostra sia possibile.