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Ogm e nuove tecniche genomiche, l’Europa saprà affrontare le nuove sfide delle biotecnologie?

ogm gmo alimenti sicurezza alimentare ricercaLe norme europee sugli Ogm in vigore sono in grado di rispondere alle sfide poste dalle nuove tecniche di manipolazione genetica? È la domanda centrale da cui parte un documento pubblicato alla fine di aprile della Commissione europea e commissionato dal Consiglio. Lo studio parte da una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione secondo cui le varietà di piante e animali ottenute con queste tecniche devono, a tutti gli effetti, essere considerati degli Ogm. Ma la questione è più complessa di così.

Le nuove tecniche genomiche sono tutti quei metodi utilizzati per modificare il materiale genetico di un organismo che sono state sviluppate dopo l’adozione delle prime norme sugli Ogm, sotto il quale dovrebbero appunto ricadere. Eppure i rapidi progressi delle biotecnologie, uniti alla mancanza di chiare definizioni di alcuni termini chiave, hanno fatto sorgere alcuni dubbi sull’interpretazione di certi punti della normativa.

E così le parti in causa – istituzioni, scienziati, industria, agricoltori convenzionali, produttori bio e associazioni – si dividono in fazioni: c’è chi pensa che tutte le varietà prodotte con queste nuove tecniche debbano essere considerate Ogm, senza se e senza ma, chi crede che si debba modificare la normativa per introdurre valutazione caso per caso di questi prodotti, e chi sostiene che alcuni di essi proprio non dovrebbero essere considerati Ogm.

Secondo lo studio della Commissione, alcune delle varietà vegetali ottenute in corso di sviluppo potrebbero contribuire a raggiungere gli obiettivi del Green New Deal e del programma Farm to Fork. Si citano ad esempio piante meno suscettibili alle malattie che necessitano di minori quantità di pesticidi e fitofarmaci; varietà più resistenti ai climi estremi e agli effetti del cambiamento climatico, che hanno bisogno di meno acqua, fertilizzanti e interventi da parte dell’agricoltore; oppure colture con un migliore profilo nutrizionale.

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Secondo uno studio della Commissione UE, le varietà vegetali ottenute con le nuove tecniche genomiche potrebbero aiutare a raggiungere gli obiettivi del Green New Deal

Per alcuni, tuttavia, questi benefici non sono altro che ipotetici. Al momento infatti sul mercato ci sono solo due piante ottenute con queste tecniche – una varietà di soia ad alto oleico e un pomodoro fortificato con acido gamma-amminobutirrico – e altre 15 potrebbero arrivare alla commercializzazione nei prossimi anni. Inoltre, questi stessi risultati possono essere ottenuti con le tecniche tradizionali di miglioramento genetico. È infatti il settore dell’agricoltura biologica ad essere il più critico, sollevando il problema della coesistenza tra le colture bio e quelle ottenute con questi metodi. E un motivo c’è.

Con “nuove tecniche genomiche” si raggruppano metodologie differenti, tra cui l’editing genetico, che possono essere utilizzate in vari modi per ottenere risultati diversi. Diversamente dai classici “vecchi” Ogm in cui venivano inseriti geni estranei nel Dna di una pianta facili da rilevare durante i controlli (pensiamo alla soia transgenica resistente al glifosato), in alcuni casi con le nuove tecniche si possono ottenere mutazioni più precise e discrete. Questa caratteristica è sicuramente un vantaggio perché consente di arrivare in tempi più rapidi (e con meno effetti indesiderati) al risultato desiderato rispetto alle tecniche tradizionali.

Ma proprio perché consentono di ottenere mutazioni che possono verificarsi anche con i metodi classici (o addirittura spontaneamente), questi “nuovi Ogm” sono più difficili da individuare con i metodi analitici oggi a disposizione. È vero che le analisi molecolari esistenti consentono di trovare anche la più piccola variazione del genoma, ma come si fa a distinguere le sementi di due varietà con la stessa mutazione, una indotta con tecniche nuove e l’altra con quelle classiche? Questo non è un problema solo per il settore del biologico, ma anche per le autorità di controllo e per gli stessi sviluppatori delle nuove varietà, che secondo la normativa Ogm al momento della richiesta di autorizzazione devono fornire un metodo analitico per identificare e garantire la tracciabilità del proprio prodotto.

Proprio per questi motivi, secondo alcuni portatori di interesse, alcuni dei prodotti ottenuti con queste tecniche non dovrebbero essere considerati Ogm. Inoltre, è opinione largamente condivisa che si dovrebbe consentire una maggiore flessibilità e proporzionalità nelle valutazioni sulla sicurezza delle varietà vegetali e animali frutto di questi metodi rispetto a quanto accade oggi. Al momento, invece, tutti gli Ogm seguono lo stesso procedimento indipendentemente dalla tecnica utilizzata per produrlo e dal risultato finale. Allo stesso tempo, varietà ottenute con tecniche di manipolazione del Dna “tradizionali” (mutagenesi e fusione cellulare) non sono considerati Ogm dalla normativa e quindi non vanno incontro allo stesso pesante iter di approvazione.

Efsa, dal canto suo, non ha identificato nuovi pericoli nelle varietà ottenute con questi metodi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, inoltre, ha ricordato che mutazioni casuali indesiderate possono verificarsi indipendentemente dalla tecnica utilizzata, che sia nuova o tradizionale. Anzi, con alcune delle nuove metodologie se ne verificano di meno. Di conseguenza, sempre secondo Efsa, alcune di queste tecniche hanno lo stesso livello di rischio delle tecniche convenzionali.

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Efsa non ha rilevato nuovi pericoli legati nelle piante ottenute con le nuove tecniche di manipolazione genetica, rispetto ai metodi tradizionali

Un altro punto cardine della questione dei “nuovi Ogm” sarà l’informazione ai consumatori, perché anche in questo caso ci sono idee diverse su come debba essere affrontata. Secondo alcuni, principalmente le associazioni e i produttori bio, è importante che gli alimenti derivati da piante e animali ottenuti con queste tecniche siano etichettati come Ogm. Altri pensano che scrivere sulle confezioni di questi prodotti la sigla “Ogm” equivalga di fatto a vietarli, dato la generale opposizione dei consumatori europei agli organismi geneticamente modificati.

Anche se sulle nuove tecniche genomiche e la loro regolamentazione restano molte questioni aperte, è probabile che, se non oggi, in futuro il quadro normativo europeo sugli Ogm avrà bisogno di un aggiornamento. È certo, infatti, che il settore delle biotecnologie si muove con rapidità e continuerà a presentare nuove sfide etiche, regolatorie e per la sicurezza dei consumatori. Qualsiasi decisione prenderà la Commissione – mantenere il regolamento Ogm così com’è o riadattarlo al nuovo scenario – ogni nuova politica adottata, si legge nello studio, dovrà avere l’obiettivo di raccogliere i benefici dell’innovazione, affrontando allo stesso tempo dubbi e preoccupazioni di portatori di interessi e consumatori.

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

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3 Commenti

  1. Avatar

    https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fenvs.2021.643847/full
    Front. Environ. Sci., 04 May 2021 | https://doi.org/10.3389/fenvs.2021.643847
    Le considerazioni sopra citate sarebbero i fondamenti di un cambiamento necessario, invece qualcuno ci sta convincendo ad accettare cose da confermare in campo aperto nel medio periodo perchè “avremo fame” e i vecchi sistemi non basteranno ( concetto discutibile considerati gli sprechi, il consumo poco efficiente dei terreni dedicati ai biocarburanti e a un mostruoso mercato di animali da allevamenti intensivi di terra e di mare)

    Per concludere, da parte mia, sull’argomento trattato anche nel precedente articolo, amaramente, le autorità sono prontissime a barcamenarsi continuando a privilegiare i grandi interessi come fatto finora, i bio-coltivatori e i loro sostenitori difficilmente ce la potranno mai fare a far prevalere le loro ragioni di fronte a un movimento largamente maggioritario così veloce e “mutante”, disegnato come un progresso senza apparente fine, da molto tempo ce ne siamo fatti una ragione, le promesse sono sempre le stesse ma bisogna aver pazienza, stiamo lavorando per voi.
    La lotta ovviamente continua con le azioni che ognuno di noi ogni giorno pensa e fa al momento degli acquisti.
    Cordialmente.

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      condivido il pensiero, solo vorrei rettificare che il movimento largamente maggioritario sarebbe da intendersi non nei numeri dei consumatori favorevoli agli OGM e similari (d’altronde ne è già fatta menzione nel commento), ma nella quantità e nella forza dei danari posseduti dalle multinazionali, pronti a sommergere i mercati con i loro immensi investimenti a favore delle biotecnologie in campo agricolo ed alimentare.

  2. Avatar

    E pensare che quando faccio l’orto mi disgusto perché nei normali negozi che vendono sementi o piantine si trovano solo sementi selezionate o piantite da sementi selezionati e non si trovano le sementi originali da cui ottenere quelle selezionate. Chissà come mi considerano questi innovatori che vogliono inventare le piante dicendo che il buon Dio o Madre Natura non ha fatto un buon lavoro. Mi sembra che un po di superbia ci sia in tutto questo.

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