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Li chiamano ?superfood?. Ci salveranno la vita?

Li chiamano “superfood” e sono vegetali con particolari proprietà nutrizionali. Sono il risultato di numerosi anni di ricerca agronomica finalizzata ad ottenere ortaggi e/o frutti con livelli maggiori di fitonutrienti e antiossidanti, molecole conosciute per il loro ruolo nella prevenzione di numerose patologie cronico-degenerative.

Alcuni non sono ancora una realtà commerciale e crescono solo nelle serre o nei campi sperimentali dei centri di ricerca, altri invece sono già una realtà.

L’ultimo di cui si è sentito parlare è la mela dalla polpa rossa ribattezzata Redlove e che ricorda agli appassionati di frutti antichi la pera cocomerina, varietà antica tipica dell’appennino tosco-romagnolo e già nota da secoli. 

Tornando ai “superfoods”, pioniere in Europa è stata la catena si supermercati inglese Sainsbury che con una campagna pubblicitaria lanciò nel 2002 la Purple Haze, una carota di colore viola, ricca non solo di betacarotene ma anche di antociani. 

Nel 2004 la stessa catena ha immesso sugli scaffali il pomodoro Maxantia, un “black tomato” più ricco di antociani e di vitamina C rispetto ai pomodori più conosciuti. Nonostante il prezzo decisamente elevato, si parla di circa 10 euro al kg, i consumatori apprezzarono la novità. 

Sempre nel Regno Unito sono in vendita i BroccoSprouts che secondo i dati di laboratorio  possiedono livelli maggiori di antiossidanti e di sulforafane rispetto alle altre varietà di  broccoli.

Nel 2008 è arrivato Bimi frutto di un incrocio tra un cavolo cinese e un tipo di broccolo, esaltato per il suo contenuto  in acidi grassi essenziali, vitamine, antiossidanti, glucosinolati e zinco.

In Nuova Zelanda invece sono stati messi in vendita i Booster Broccoli che possiedono un livello maggiore di fitonutrienti. Questi ortaggi non  hanno avuto  un grande successo, tanto che l’azienda produttrice ha deciso di toglierli dagli scaffali in attesa di un’adeguata campagna di comunicazione per sostenere il prodotto e convincere i consumatori all’acquisto, nonostante il prezzo maggiore.

Qualche iniziativa si rilscontra anche in  Italia.  Nel 2009 è stato presentato  il “superpomodoro”, nato da un progetto condotto da ricercatori napoletani del Cnr che hanno realizzato la nuova varietà da semi di San Marzano e di pomodoro di Black TomatoIl nuovo ortaggio si contraddistingue per il maggior contenuto di licopene, vitamina C e antocianine. Il progetto supportato dalla Provincia di Napoli e dalla Coldiretti, grazie all’impegno dell’assessorato all’Agricoltura, che ha stanziato da parte sua 10 mila euro, permetterà l’inizio della coltivazione su larga scala del nuovo pomodoro. Attendiamo il raccolto che non dovrebbe tardare. 

Per saperne di più: Nutrimenti, il blog sull’alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche

 

 

Gianna Ferretti

foto: photos.com, Wikimedia/Gordon Joly

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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