Misurino di latte in polvere, con biberon trasparente su sfondo verde-azzurro

latte in polvereIl British Medical Journal, una delle più importanti riviste mediche del mondo, con una decisione unilaterale e senza precedenti ha annunciato di bandire da tutte le riviste del gruppo qualunque tipo di pubblicità relativa al latte artificiale, e di voler rispondere così in modo definitivo alle sempre più aggressive politiche di marketing messe in campo dalle aziende, nonostante le molte e vuote dichiarazioni di buone intenzioni.

Nel 1981 l’OMS e l’Unicef hanno lanciato l’International Code of Marketing of Breastmilk Substitutes, rivolto esplicitamente alla pubblicità al grande pubblico di tutti i latti in polvere, destinati i bambini da zero a tre anni, per porre un freno all’aumento di alimentazione diversa dall’allattamento al seno, consigliato da tutte le società di pediatria e nutrizione del mondo.

Ma da allora ben poche sono state le azioni concrete, anche da parte degli stati. Per esempio, in molti paesi (Italia compresa), è permessa la pubblicità del latte di crescita o di proseguimento e in molti casi quella dei media per medici e pediatri è considerata più che aggressiva.

Risultato: l’industria del latte in polvere frutta ogni anno 44 miliardi di euro. Oltre a ciò, spesso emergono gravi conflitti di interesse tra le aziende e gli esperti che fanno parte di varie società scientifiche vere o supposte tali, e in realtà coperture di agenzie di marketing delle stesse aziende. Infine, molte di queste ultime affermano di aderire al codice solo perché non fanno pubblicità per i latti rivolti alle prime settimane di vita, ma ne fanno per tutti gli altri.

Il British Medical Journal, giornale per medici (ma letto anche da moltissime altre persone e dai giornalisti scientifici di tutto il mondo), ribadisce che il latte in polvere può avere un ruolo importante, e che la sua non è una guerra contro il prodotto in sé. Piuttosto, lo è contro la pubblicità, che impedisce un aumento delle percentuali molto basse di donne che allattano al seno in maniera esclusiva fino ai sei mesi, e poi unitamente ai primi pasti fino oltre i due anni del figlio, come consigliato. Le cause sono anche altre – precisa il giornale – ma di certo la pubblicità ha una grande responsabilità. E per questo è ora di dire basta. Anche se ciò significa rinunciare a introiti pubblicitari pari a 350.000 euro nel prossimo anno.

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