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Latte e bevande vegetali: gemelli fuori e diversi dentro

latte vegetale, mandorleLe bevande vegetali possono essere una valida alternativa al tradizionale latte vaccino? Senza dubbio questi prodotti sono sostituti molto utili sul piano della funzione in cucina, nell’ambito della colazione come nella preparazione di ricette dolci e salate. Rappresentano quindi una risorsa per chi desidera ridurre o eliminare i consumi di alimenti di origine animale, anche in relazione al loro impatto ambientale. Può essere però importante capire se la sostituzione sia altrettanto adeguata sotto il profilo nutrizionale. Prima di tutto occorre evidenziare che non tutte le bevande vegetali sono uguali, anzi, si tratta di preparati molto diversi, sia in relazione all’ingrediente principale, sia per la loro composizione. Ne abbiamo già parlato qui, anticipando anche in parte il confronto con il latte vaccino. Al di là delle differenze di ricetta tra le marche, le bevande vegetali più simili al latte vero e proprio sono quelle a base di soia. Trattandosi di un legume, infatti, questa bevanda si avvicina al latte sul fronte dell’apporto proteico e lipidico. Molto differenti sono invece le bevande di riso, farro e avena. In qualità di derivati dai cereali, questi prodotti contengono quantità decisamente inferiori di proteine e grassi e una maggiore quantità di carboidrati.

Una riflessione specifica va poi fatta sui grassi e le loro caratteristiche, analizzate in alcuni studi recenti, come quelli pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology e The American Journal of Clinical Nutrition. Da questi studi risulta che la semplice lettura della quantità di grassi saturi indicata sull’etichetta nutrizionale, per quanto utile, si caratterizza come un’informazione parziale. “In generale, occorre specificare che gli acidi grassi saturi non sono tutti uguali – spiega Pamela Manzi, ricercatrice del CREA, Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione –, ma differiscono per la lunghezza della catena di atomi di carbonio e possono incidere un maniera diversa sul rischio cardiovascolare. È comunque importante ricordare che un alimento non è la somma delle singole sostanze in esso presenti, ma bisogna tenere presenti le possibili interazioni che tali sostanze sviluppano tra loro. I prodotti caseari contengono probiotici, peptidi bioattivi, vitamine (soprattutto A, E, K tra quelle liposolubili e C, acido folico, riboflavina, B12 tra quelle idrosolubili), ma sono anche fonte di acidi grassi a catena corta e tutto questo sembra indurre un ridotto rischio di malattie cardiovascolari. Altri studi recenti hanno poi suggerito come proprio l’assunzione di latte sia associata a un ridotto rischio di obesità infantile e di malattie cardiovascolari e a un rischio neutro o ridotto di diabete di tipo 2”.

latte
L’assunzione di un nutriente nella sua matrice originale è generalmente più efficace e quindi da privilegiare rispetto all’integrazione

Sempre rispetto alla valutazione dell’impatto sulla salute dei diversi elementi nutritivi indicati, è utile considerare che molte formulazioni di bevande vegetali contengono dei minerali, solitamente aggiunti per arricchire il contenuto di micronutrienti, ma probabilmente anche con funzione di stabilizzanti e antiagglomeranti. Questi però mostrano una biodisponibilità molto variabile. Per quanto riguarda in particolare il calcio, la biodisponibilità nelle bevande vegetali è ostacolata dalla presenza di ossalati e ftalati, inibitori dell’assorbimento. “Anche se non è e non può essere l’unica fonte di calcio nella dieta – prosegue Manzi –, il calcio nel latte ha invece un’elevata biodisponibilità grazie alla sua presenza insieme ad altri composti, come il fosforo, il magnesio, il manganese, lo zinco, il lattosio e le proteine, che creano le migliori condizioni per il suo assorbimento”.

L’assunzione di un nutriente nella sua matrice alimentare originale è infatti generalmente più efficace rispetto all’integrazione. Nonostante la somiglianza, quindi, sembra che si possa concludere che le bevande vegetali considerate ‘sostitutive’ del latte sono prodotti estremamente diversi da un punto di vista nutritivo. Più che una sostituzione, quindi, la soluzione migliore potrebbe essere, se possibile, quella del consumo dei diversi prodotti. Non credo sia corretto paragonare le bevande vegetali al latte – conclude Manzi –, sono alimenti diversi e entrambi possono a mio parere essere inseriti nella dieta di un individuo sano, sempre, naturalmente, nelle giuste quantità e nel rispetto delle porzioni”.

© Riproduzione riservata; Foto: Fotolia, AdobeStock

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Roberto La Pira

  Chiara Cammarano

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Un commento

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    È in corso una tranquilla rivoluzione alimentare che sta cambiando il modo in cui le persone mangiano. In Europa, almeno 4 acquirenti su 10 stanno già scegliendo alcune alternative lattiero-casearie.

    Nestlé sta lanciando Wunda, nelle versioni Original, Senza Zucchero e al Cioccolato, una nuova serie di bevande vegetali a base di piselli gialli che forniscono proteine ​​di alta qualità e provengono da Francia e Belgio.

    Sono ricche di fibre, poveri di zuccheri e grassi, arricchiti con calcio e sono una fonte di vitamine D, B2 e B12. Le ricette originali, non zuccherate e al cioccolato ottengono tutte un punteggio nutritivo A in Europa.

    I piselli sono anche una delle fonti di proteine ​​vegetali più rispettose dell’ambiente.
    Le bevande Wunda sono a emissioni zero dal lancio e certificate dal Carbon Trust.
    Ciò si ottiene attraverso diverse misure lungo la catena di approvvigionamento, come l’utilizzo di energia rinnovabile nella produzione, riducendo le emissioni durante la distribuzione.
    Per le emissioni che non possono essere eliminate, il marchio investirà in progetti di compensazione di alta qualità.

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