Biberon con latte accanto a misurino con latte in polvere; concept: latte crescita, formula

C’è una tipologia di prodotti per l’infanzia per i quali, di fatto, non ci sono regole precise per la formulazione: quella del cosiddetto ‘latte crescita’, dedicato ai bambini tra i 12 e i 36 mesi di età. Infatti, mentre il latte che sostituisce in parte o del tutto quello materno è soggetto a una serie di regole e restrizioni, quello che dovrebbe solo integrare la dieta solida di fatto non ci sono criteri condivisi a livello nazionale e internazionale per quanto riguarda la composizione. Grazie a tale vacatio i produttori riportano sulle confezioni claim che possono essere fraintesi, fanno pubblicità indebite e cercano di spingere la vendita di prodotti sbilanciati dal punto di vista nutrizionale e comunque mai indispensabili allo sviluppo armonico dei bambini. 

Il rapporto dei pediatri americani

Ma ora l’Accademia americana di pediatria (Aap) prova ad arginare il fenomeno, pubblicando un report clinico sulle formule per bambini dai 6 ai 36 mesi. Nel testo gli esperti chiedono alcuni provvedimenti volti primariamente a regolamentare tutto il settore, a cominciare dalle denominazioni, di fatto libere e quindi inaffidabili. Innanzitutto, i pediatri continuano a dare la precedenza assoluta l’allattamento al seno, anche oltre lo svezzamento e fino ai due anni (e più, se la madre o il bambino lo desiderano). È con il latte materno che si dovrebbe integrare la dieta del bambino e con nient’altro. Quando l’allattamento non è possibile, dai 12 mesi si può introdurre il latte vaccino. 

Barattolo di latte in polvere, accanto a biberon con misurino; concept: latte di crescita
L’Associazione americana di pediatria ha pubblicato un report clinico sulle formule di proseguimento, il cosiddetto latte crescita

Tuttavia, è proprio per tale fase, e cioè tra i 12 e i 36 mesi, che il mercato si è inventato una serie di prodotti ‘di transizione’ o ‘di accrescimento’, con composizioni e denominazioni eterogenee e arbitrarie, che hanno come risultato la confusione dei genitori e dei pediatri stessi. E lo ha potuto fare perché per i prodotti consigliati per le età successive all’anno non vi sono regole rigorose. Ciò rende legali tutte le distorsioni commerciali denunciate dai pediatri statunitensi. In diversi tipi di latte, infatti, vi sono categorie di nutrienti squilibrate, che possono, tra l’altro, condizionare lo sviluppo del gusto del piccolo. Per esempio, possono esserci troppe proteine o troppo poche, troppo sodio oppure troppi zuccheri. In alcuni prodotti sono presenti anche dolcificanti, non sempre sicuri o comunque studiati per bambini così piccoli.

Latte crescita: il ruolo del marketing

Inoltre, questi prodotti sono decisamente più costosi rispetto la latte vaccino. Il prezzo maggiorato, solitamente, è giustificato dai costi di marketing, di pubblicità e dalle iniziative aggressive per la promozione commerciale di questi prodotti. Secondo i dati delle rilevazioni Nielsen, negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2015 le vendite di latte sostitutivo di quello materno sono diminuite del 5% (da 30 a 28 milioni di kg). Nello stesso periodo gli acquisti di formule di proseguimento sono cresciute del +158% (da uno a tre milioni di kg). L’aumento dei ricavi è stato pari a 53 milioni di dollari solo per il mercato statunitense, associato a investimenti pubblicitari quadrupli rispetto al periodo precedente.

Barattolo di latte in polvere per neonati o formula di proseguimento; concept: latte crescita, latte artificiale
Barattolo di latte in polvere per neonati o formula di proseguimento; concept: latte crescita, latte artificiale

Tra l’altro, fanno notare i pediatri, molti di questi prodotti sono pensati per fidelizzare il genitore, con formulazioni progressive (per esempio 1, 2 e 3): suddivisioni inesistenti in natura e non riconosciute dai pediatri e dai nutrizionisti, introdotte solo a fini commerciali. Lo stesso vale per la quasi totalità dei claim nutrizionali inseriti sulle confezioni, per aggiungere i quali, negli Stati Uniti a differenza che in Europa, non sono richiesti dati scientificamente solidi. Lo stesso vale poi per la grafica delle confezioni: tutto è permesso, pur di vendere, anche se è ben nota l’influenza di certi disegni sui desideri dei bambini.

Le raccomandazioni dei pediatri americani

Per i bambini dai 12 mesi in su il latte di proseguimento non apporta alcun beneficio nutrizionale. La dieta deve essere varia e includere, quando possibile, il latte materno o quello vaccino. Nessun prodotto può sostituirli dal punto di vista nutrizionale, e nessuno può essere pubblicizzato come se potesse farlo. Inoltre, è bene ricordare che il latte artificiale è costoso.

Per quanto riguarda i claim, devono distinguere in modo estremamente chiaro tra il latte indicato prima dell’anno, che risponde ai criteri di legge, e tutti gli altri. La distinzione va rispettata in ogni genere di materiale promozionale, compresi giochi o altro non strettamente alimentare. Non vi devono essere legami volti a fidelizzare tra le due tipologie, come numerazioni progressive, né termini ambigui (bevanda non lo è, latte lo è, da questo punto di vista). Anche per quanto riguarda il posizionamento nei negozi e supermercati, la separazione deve essere netta.

I pediatri devono spiegare ai genitori le differenze tra i vari prodotti, come parte integrante del percorso educativo incentrato sulla salute del bambino.

I pediatri devono valutare l’alimentazione del bambino, per individuare eventuali carenze o sbilanciamenti, e consigliare adeguate misure correttive.

© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, AdobeStock

Siamo un sito di giornalisti indipendenti senza un editore e senza conflitti di interesse. Da 13 anni ci occupiamo di alimenti, etichette, nutrizione, prezzi, allerte e sicurezza. L'accesso al sito è gratuito. Non accettiamo pubblicità di junk food, acqua minerale, bibite zuccherate, integratori, diete. Sostienici anche tu, basta un minuto.

Dona ora

5 1 vota
Vota
5 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Mahteo
Mahteo
8 Novembre 2023 09:05

Trovo questo articolo poco corretto: sembra che il latte di continuità sia sempre peggio del latte vaccino. Ma il latte vaccino non modificato ha un apporto proteico NON adeguato alle esigenze del lattante, anche dopo i 12 mesi. I pediatri considerano il latte vaccino tal quale un alimento complementare, che viene sempre dopo il latte materno e il latte modificato.

Valeria Nardi
Reply to  Mahteo
8 Novembre 2023 14:22

Nell’articolo viene spiegato che il latte formula che dovrebbe solo integrare la dieta solida, visto che non ci sono criteri condivisi a livello nazionale e internazionale per quanto riguarda la composizione, non è da preferire al latte vaccino. Stiamo parlando del latte formula e del latte vaccino nel loro utilizzo come “integrazione alla dieta”, non come sostituto al latte materno.

Mahteo
Mahteo
Reply to  Valeria Nardi
9 Novembre 2023 09:16

D’accordissimo sulla mancanza di normativa europea su questo tipo di prodotti. Però qui dite ” La dieta deve essere varia e includere, quando possibile, il latte materno o quello vaccino. ” La dieta del toddler non *deve* includere latte vaccino se non c’è latte materno. Trovo questi claim non corretti. Per una visione più ampia e scientifica consiglio la lettura del Manuale di Nutrizione in Età Evolutiva della SIPPS, liberamente scaricabile qui: https://www.sipps.it/attivita-editoriale/volumetti-guide-pratiche/manuale-di-nutrizione-in-eta-evolutiva/

Valeria Nardi
Reply to  Mahteo
9 Novembre 2023 10:10

Gentilissimo, ha ragione, non volevamo dire che il latte vaccino è un alimento che si deve consumare ma piuttosto che, se si vuole inserire nell’alimentazione complementare, è da preferire a quello formula. Abbiamo corretto dove non era chiaro. Grazie

gianni
gianni
12 Novembre 2023 16:53

La visione SIPPS non è una visione più ampia….è una visione di parte, contestata non solo in Italia o in Europa ma ovunque e riceve reprimende da molte delle principali istituzioni mondiali.