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Kellogg’s e Nestlé reclamizzano i loro prodotti nei programmi Tv per bambini: è corretto?

Salve. Domenica 27 febbraio, poco prima delle 8 di sera, ero davanti alla tv con i miei bambini e stavamo guardando i cartoni animati su Boeing tv, un canale digitale terrestre dedicato ai più piccoli. Tra un programma e l’altro, in pochi minuti e per giunta all’ora di cena, abbiamo ricevuto i “consigli per gli acquisti” dei prodotti Kellogg’s Krave e Nesquik cereali. Mi sembra di aver letto qualcosa a proposito del divieto di reclamizzare prodotti alimentari durante le trasmissioni destinate ai bambini, non è così? (Elena Giannetti, Bologna)

Al momento in Italia non esistono divieti esplici: non ve n’è traccia nelle leggi, come il Codice di Autoregolamentazione Tv e minori (vedi allegato) e la legge n. 122 del 1998, né nella legge Gasparri, né nel Codice del Consumo. Neppure nel Codice sorvegliato dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. L’unica eccezione riguarda gli spot di bevande alcoliche: il Codice di Autoregolamentazione Tv e minori infatti prevede che nella fascia oraria “dalle 16.00 alle 19.00 si dovrà evitare la pubblicità in favore di bevande superalcoliche e alcoliche, all’interno dei programmi direttamente rivolti ai minori e nelle interruzioni pubblicitarie immediatamente precedenti e successive”.

Però, se si guarda all’Europa, si scopre che  Kellogg’s e Nestlè hanno sottoscritto l“EU Pledge”. Un impegno volontario assunto da alcuni gruppi alimentari all’interno della Piattaforma europea per l’Azione sulla dieta, l’attività fisica e la salute, istituita nel 2005 dalla Direzione generale per la Salute e tutela del consumatore (DG Sanco) della Commissione europea, per incoraggiare iniziative sinergiche pubblico-private contro la crescente obesità in Europa. Le aziende aderenti  rappresentano circa i due terzi degli investimenti pubblicitari per alimenti e bevande in Ue. Alcune hanno assunto precisi impegni in materia di pubblicità destinata ai bambini, e il programma “EU Pledge” prevede anche il monitoraggio e la verifica dell’effettiva attuazione di tali impegni.

Tutte le aziende partecipanti si erano impegnate ad attuare entro il 31 dicembre 2008 una serie di azioni volontarie in materia di pubblicità di cibi e bevande rivolta ai bambini, che avrebbero dovuto soddisfare questi requisiti minimi:

1) nessuna pubblicità di alimenti e bevande destinata a bambini di età inferiore ai 12 anni su TV, stampa e Internet, fatta eccezione per quei prodotti che soddisfano precisi criteri nutrizionali basati su valutazioni scientifiche accreditate e/o direttive dietetiche nazionali e internazionali;

2)  nessuna partecipazione a comunicazioni promozionali correlate a prodotti alimentari e bevande nelle scuole elementari, salvo i casi in cui ciò avvenga a fini educativi su esplicita richiesta di o d’intesa con l’amministrazione scolastica;

3)  pubblicare ogni anno tutti gli impegni assunti dall’azienda su un sito Web dedicato www.eu-pledge.eu;

4)  commissionare a enti indipendenti apposite verifiche sul corretto adempimento degli impegni assunti in materia pubblicitaria su TV, stampa e Internet, a partire dal mese di gennaio 2009.

È stato anche precisato che, in tale contesto, per “pubblicità ai bambini sotto i 12 anni” si intende pubblicità su canali il cui pubblico sia costituito per almeno il 50% da bambini al di sotto dei 12 anni.

L’impegno è lodevole, senza dubbio. Ma nella nota a piè di pagina del “Monitoring Report Eu-Pldege 2010”, a proposito dei “criteri nutrizionali” summenzionati, si afferma che “al momento non ci sono linee-guide uniche per l’Europa, a causa delle sostanziali differenze nella cultura alimentari”: si fa quindi riferimento alle linee-guida nazionali e a quelle dell’OMS.

Si legge poi che “Le aziende che aderiscono a EU-Pledge hanno sviluppato le proprie guide nutrizionali sulla base di quelle internazionalmente più accettate (per esempio Who, Fao, Usda, Iom, Eurodiet). Così alcune aziende comprendono i prodotti di alcune categorie, altre solo di una categoria (per esempio soft drinks), mentre altre aziende hanno deciso di non pubblicizzare nessuno dei loro  prodotti ai bambini sotto i 12 anni”.

Insomma: ognuno decide da sé cosa soddisfi “precisi criteri nutrizionali basati su valutazioni scientifiche accreditate e/o direttive dietetiche nazionali e internazionali”. Risultato: in Italia, secondo una ricerca promossa dalla Coop nel 2007 e condotta dall’Università Roma Tre, qualsiasi bambino italiano che guarda la tv 3 ore al giorno – dalle 16 alle 19 – è costretto a subire uno spot alimentare ogni 5 minuti, per un totale di 32.850 pubblicità in un anno. Da noi gli spot che pubblicizzano alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sali rappresentano il 36% del totale di pubblicità. E pochi avvertono di consumare i prodotti con moderazione.

Dal sito dell’azienda Kellogg’s apprendiamo che i  Krave sono “croccanti fagottini di cereali, ripieni di una golosissima crema al cioccolato e nocciola”. Questi “croccanti fagottini” hanno ben 448 calorie per 100 g, 66 g di carboidrati, 16 g di grassi (6 di acidi grassi saturi), 1,15 g di sale. Gli ingredienti sono: farine di cereali (52%) (avena, riso e frumento), zucchero, olio vegetale non idrogenato (palma? ndr), nocciole (4%), cioccolato (4%) (zucchero, pasta di cacao, cacao magro in polvere, aroma), cacao magro in polvere, latte scremato in polvere, lattosio, sale, mandorle, coloranti (caroteni, annatto), emulsionante (lecitina di girasole), antiossidanti (ascorbil palmitato, alfa-tocoferolo), vitamine (PP, B6, B2, B1, folacina, B12) e ferro.

I Nesquik Cereali al sapore di cioccolato hanno invece 379 calorie per 100 g, 79 g di carboidrati, 3,8 g di grassi. Gli ingredienti: cereali 63% (farina di frumento integrale 32,2%, farina di mais, farina di riso), zucchero, cioccolato in polvere 16,6% (zucchero, cacao in polvere), destrosio, olio vegetale (quale?, ndr), sale, cacao magro in polvere, correttore d’acidità fosfato trisodico, aromi, vitamine (C, PP, B5, B6, B2, B1, folacina, B12), calcio e ferro

La questione è: chi si impegna davvero a che cosa e in quali Paesi, nello “EU-pledge”? Appare curioso il fatto che proprio Kellogg’s e Nestlè facciano pubblicità in Italia a prodotti ricchi in zuccheri e grassi, con un elenco degli ingredienti assai esteso e dal sapore estremamente dolce e perciò poco indicati a educare i bambini ai sapori semplici di una dieta equilibrata.

Lo “EU pledge” cita anche la riformulazione  delle ricette dei prodotti in chiave salutistica: ma anche su questo avranno previsto qualche clausola di deroga o ere geologiche per l’attuazione. Come se non bastasse, questi prodotti sono reclamati proprio su una tv rivolta ai bambini e in un orario strategico per attrarre la loro attenzione.

Il Codice di autodisciplina pubblicitaria sottolienea l’importanza di non sminuire il ruolo dei genitori nelle scelte alimentari. Ma forse qualcuno ha visto i genitori che servono porzioni misurate di questi prodotti nel contesto di una colazione o di uno spuntino equilibrato? E ancora, poiché lo stesso Codice prescrive di non abusare della credulità dei bambini, come interpretare l’associazione di questi prodotti ai personaggi dei cartoni animati o a bambini (normopeso) sorridenti e felici?

Insomma: se anche non si configurasse una violazione delle regole vigenti, questione che forse merita una verifica da parte delle autorità competenti, è così che si rispettano da noi i pur lodevoli impegni assunti solennemente a Bruxelles? E a Bruxelles, la DG Sanco e gli altri partecipanti alla Piattaforma, sono informati di quanto accade in Italia?

In altri paesi le associazioni di consumatori si sono mosse per fare “moral suasion” e costringere sia le industrie che i pubblicitari a cambiare registro: è successo nel Regno Unito, dove “Which?” già nel 2006 si è attivata contro le pubblicità di alcuni prodotti Kellogg’s, e negli USA, dove sempre nel 2006 il “Center for Science in the Public Interest” e la “Campaign for Commercial-Free Childhood” hanno citato in giudizio lo stesso gruppo per identiche ragioni. 

Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

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