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Juice Plus+, il mondo dei coach alimentari che vendono integratori sui social network. L’inchiesta della tv Svizzera Patti Chiari

integratori Juice Plus+ Patti ChiariTra le ragioni che, pochi giorni fa, hanno spinto l’Antitrust a sanzionare con un milione di euro Juice Plus+ c’è il modo in cui integratori e sostituiti del pasto erano venduti. Si tratta di un esercito di venditori – i coach alimentari– che, in gruppi segreti su Facebook (600 in Italia), si presentavano come semplici clienti soddisfatti desiderosi di dare consigli. Un fenomeno presente ormai da tempo sui social network, che la trasmissione svizzera Patti Chiari aveva preso in esame già due anni fa nella puntata “Magri Consigli”. Le storie raccontante nel programma sono andate così.

Mangi cinque volte al giorno! Non rinunci a nulla! Elimini la massa grassa!” Questo è solo uno dei tanti slogan che si possono leggere nei gruppi gestiti da coach alimentari su Facebook. Stiamo parlando di venditori e venditrici che in un primo momento sembrano dare consigli improntati al buon senso su sana alimentazione e attività fisica, ma poi, molto spesso, cercano di rifilare prodotti a tutte le persone che li contattano. Si tratta di pasti sostitutivi, barrette, integratori vitaminici e brucia-grassi, venduti all’interno di programmi di dimagrimento targati Juice Plus+ che possono costare molto e non essere adatti a tutti.

Ma che competenze hanno questi coach per dispensare consigli? Molto spesso nessuna. Come dimostra la testimonianza di una anonima cliente che per tutto il periodo in cui ha assunto i prodotti Juice Plus+ ha avuto problemi intestinali. Secondo la coach alimentare che la seguiva non c’era nulla di cui preoccuparsi, perché i prodotti erano naturali e, per questo motivo, senza controindicazioni. Ma naturale non sempre vuol dire innocuo!

Questo non significa che i prodotti Juice Plus+ siano pericolosi. Il problema, semmai, risiede nelle consulenze alimentari del tutto improvvisate e superficiali, dispensate senza alcuna competenza, e spesso accompagnate da foto-testimonianze ingannevoli di prima e dopo il dimagrimento. Immagini realizzate con pose studiate a puntino, inquadrature ricercate per nascondere la pancia e cambiamenti di luce per far apparire importanti perdite di peso modeste o inesistenti.

Patti Chiari Juice Plus+ esperimento programmi dimagrimento
Patti Chiari ha fatto contattare tre coach alimentari Juice Plus+ a tre volontarie sottopeso o in gravidanza: a tutte sono stati proposti programmi dimagranti

Per scoprire come operano i coach alimentari di Juice Plus+ Patti Chiari ha fatto contattare tre venditrici svizzere a tre consumatrici che non hanno alcun bisogno di dimagrire e che potrebbero invece mettere a rischio la propria salute seguendo programmi di questo tipo: una donna al settimo mese di gravidanza, una ragazza moderatamente sottopeso e la sua gemella molto sottopeso (a causa di un problema di salute).

Tutte e tre le coach interpellate dalle volontarie di Patti Chiari, hanno tentato di far comprare dei costosi kit di integratori e sostituti pasto marchiati Juice Plus+. Alla ragazza molto sottopeso, che è stata giudicata in forma e bisognosa solo di tonificare la muscolatura, è stato proposto un programma “brucia grasso” da 380 CHF (circa 330 euro). Alla consumatrice incinta hanno consigliato il kit più costoso, pari a 829 CHF (circa 730 euro), che per di più contiene un prodotto inadatto al consumo in gravidanza! E se in un primo tempo la terza volontaria si è sentita dire – giustamente – che non aveva bisogno di perdere peso, la coach le ha comunque proposto un programma anti-cellulite e uno tonificante alla modica cifra di 500 CHF l’uno (circa 440 euro)…

Interpellata da Patti Chiari, Juice Plus+ ha dichiarato di svolgere continuamente test in incognito per verificare l’operato dei suoi venditori, che non sono autorizzati a dispensare consigli su diete o cure e attribuire ai prodotti proprietà miracolose. Anche se, ammette Juice Plus+, un controllo capillare sulle migliaia di coach sparsi per il mondo è impossibile. E la sanzione dell’Antitrust ne è la prova…

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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