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Iodio e dieta, i consumatori pensano che si trovi nell’aria di mare. Help Consumatori ha intervistato Stefania Ruggeri del Crea

Quasi la metà degli italiani pensa che lo iodio si trovi solamente nell’aria di mare. È quanto emerge dalla ricerca “Tonno in scatola e iodio: quello che gli italiani ancora non sanno”, realizzata da Doxa per Ancit (Associazione conservieri ittici e delle tonnare), condotta nella prima settimana di settembre su un campione di 1.300 italiani tra i 18 e i 74 anni.  La buona notizia è che fino a poco tempo fa nella penisola la carenza di iodio era abbastanza  diffusa, mentre ora, secondo l’ultimo report condotto dall’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia dell’Istituto superiore di sanità, l’Italia avrebbe raggiunto la iodosufficienza

Sugli aspetti principali c’è una conoscenza sufficiente, ma in media, il 42-43% del campione non sa ancora che lo iodio regola il controllo della temperatura corporea, favorisce lo sviluppo del sistema nervoso centrale e dello scheletro, è importante per lo sviluppo e la crescita del feto e dei bambini e fa bene al cuore e alla circolazione. La carenza è dovuta sostanzialmente a una errata alimentazione anche se il minerale si trova in molti cibi e la conoscenza degli italiani si limita a pochi alimenti. Otto persone su 10 sanno della ricchezza di iodio nel sale marino integrale e nel pesce in generale, ma solo tre italiani su 10 sanno che si trova anche nel tonno in scatola, uno degli alimenti più amati dagli italiani “.

iodio
Stefania Ruggeri ricercatrice e nutrizionista presso il Crea il più importante ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare

Secondo i livelli di assunzione raccomandati di nutrienti, il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di 150 µg, nel bambino e nell’adolescente è tra i 90 e i 130 µg, mentre il fabbisogno aumenta fino a 200 µg al giorno in gravidanza e fino a 220 µg durante l’allattamento, necessario per un corretto sviluppo neurocognitivo. HelpConsumatori ha chiesto a Stefania Ruggeri, ricercatrice e nutrizionista presso il Crea, il più importante ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare come incrementare la quantità di iodio ingerita. “Mi spiace deludere gli amanti del mare – spiega l’esperta – ma le passeggiate sulla riva o persino vivere in una località marina non sono di grande aiuto per l’assorbimento dello iodio. Infatti, la quantità che riusciamo ad inalare al mare è realmente poca e non riesce a soddisfare i nostri fabbisogni. È quindi importante curare l’assunzione attraverso il cibo”.

Una fonte importante è il sale iodato raccomandato anche dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ma bisogna stare attenti,  perché il consumodi sale anche se iodato va limitato e si raccomanda di non utilizzarne più di 5 g al giorno. Questa quantità è ottimale e riesce a coprire il fabbisogno necessario per un adulto sano (150 µg). L’uso di sale iodato è utile e sicuro. Per prima cosa ci tutela da eventuali carenze ed è anche importantissimo per le donne in epoca preconcezionale e in gravidanza che hanno fabbisogni più elevati (200 microgrammi ). L’assunzione è sicura perché il limite massimo di iodio che possiamo assumere giornalmente dagli alimenti può arrivare a 600 µg e quindi anche se insieme al sale iodato aggiungiamo 1 porzione di pesce o di latte possiamo stare tranquilli.

sale sodio
Una fonte importante di iodio è il sale iodato, raccomandato anche dall’Oms

L’alimento più ricco di iodio è il pesce, quali le specie che ne contengono di più? Che quantità e frequenze di assunzione si raccomandano? “Ricordando sempre l’uso quotidiano del sale iodato, le specie ittiche più ricche sono: i crostacei (anche gamberi e gamberetti) con circa 300 microgrammi per 100g, da consumarsi 3 volte alla settimana. Per gli altri gruppi alimentari più ricchi di dovremmo mantenere le frequenze di consumo definite dalle Linee guida del Crea an nel 2018: legumi 3-4 volte alla settimana, 1-2 di latte al giorno, 2 volte alla settimana formaggi. In particolare, per quanto riguarda il tonno i livelli che variano tra 10 e 15 microgrammi per 100 g, ma ricordiamo che si tratta di un pesce di grande taglia e quindi accumulatore di metilmercurio da limitare nelle donne in gravidanza ad un uso occasionale: 1 volta alla settimana”.

E gli integratori? “Per l’uso degli integratori contenenti iodio valgono le stesse indicazioni che si danno per gli altri minerali e vitamine: non eccedere mai i livelli di assunzione suggeriti. Per questi supplementi sono pari a 225 µg. Per lo iodio suggerirei un’accortezza in più: consultare il proprio medico curante e valutare la reale necessità perché un surplus può causare danni alla funzionalità della ghiandola tiroidea”.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Buongiorno. Grazie per l’articolo molto interessante. Una domanda. Lo iodio va assunto tutti i giorni o si bioaccumula? Oppure come molte vitamine viene degradato dal nostro corpo in poche ore/giorni?

    • Roberto La Pira

      Lo odio si bioaccumula all’interno della tiroide, che lo utilizza ogni giorno per sintetizzare gli ormoni tiroidei. Chi ha una funzionalità tiroidea normale, non ha quindi necessità di assumere iodio quotidianamente?
      La risposta fornita da Enzo Spisni direttore del laboratorio di Fisiologia traslazionale e nutrizione all’Università di Bologna

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