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Integratori e principi attivi vegetali: i consigli dell’esperta per non correre rischi

IntegratoriGli italiani che usano integratori alimentari sono 32 milioni. Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati spesi per questi prodotti più di 3,5 miliardi di euro: è un mercato sempre in crescita, che non conosce crisi (ne abbiamo parlato anche qui). Gli integratori, dal punto di vista normativo, sono perfettamente analoghi agli alimenti: non sono curativi ma destinati a soggetti sani e aiutano a mantenersi in salute in situazioni particolari, come accade dopo aver assunto antibiotici, oppure in gravidanza. Nella pratica sono utilizzati anche per prevenire una condizione patologica, per esempio se il colesterolo ematico è mediamente elevato, ma non al punto da richiedere un farmaco, il medico potrebbe consigliare l’uso di integratori a base di riso rosso fermentato, che contengono un principio attivo analogo alle statine presenti nei farmaci.

Le sostanze utilizzate negli integratori vanno dai “classici” minerali e vitamine, di cui sono noti ormai da tempo effetti e dosi efficaci, a principi attivi sempre nuovi, spesso estratti dai vegetali. Nel settore si definiscono botanicals le piante e i loro estratti, utilizzati per preparare integratori o prodotti fitoterapici.

Bisogna chiarire che i fitoterapici (ne abbiamo parlato qui) sono veri e propri medicinali il cui principio attivo è una sostanza vegetale. Questi sono approvati ufficialmente dall’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), che ne verifica qualità, efficacia e sicurezza, e sono venduti esclusivamente nelle farmacie, alcuni dietro presentazione di ricetta medica ed altri come medicinali senza obbligo di prescrizione o medicinali da banco.

Gli integratori, diversamente, non sono soggetti alla normativa che riguarda i farmaci ma i produttori devono garantire esclusivamente che siano sicuri per la salute, come accade per gli alimenti.

capsule curcuma integratori alimentari
Lo scorso anno si sono verificati diversi casi di infiammazione del fegato dovute all’uso di curcuma

Gli estratti vegetali utilizzati negli integratori sono più complessi di semplici minerali o vitamine, perché contengono una miscela di sostanze, alcune delle quali possono essere utili per la salute. Quando tali effetti sono dimostrati da studi scientifici, l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) esprime parere positivo sugli specifici claim. Per esempio, l’indicazione “La fibra di frumento contribuisce all’accelerazione del transito intestinale” può essere posta sugli alimenti o gli integratori che contengono almeno 3 grammi di fibre per 100 grammi di prodotto.

I claim relativi a effetti per la salute autorizzati dall’Efsa, non sono molto numerosi, ma in ogni caso tutti gli integratori riportano indicazioni d’uso e dosi consigliate, stabilite in base alle conoscenze scientifiche sull’argomento.

Lo scorso anno si sono verificati diversi casi di infiammazione del fegato dovute all’uso di curcuma in persone che erano particolarmente sensibili a questa pianta, senza esserne a conoscenza (leggi articolo). In seguito a questi episodi, considerando anche i rischi dovuti alla sempre maggiore diffusione degli acquisti di integratori online (leggi qui) si è costituito l’Advisory Board Qualità degli integratori di origine botanica, un gruppo multidisciplinare di esperti italiani e internazionali dedicato a tale argomento.

Abbiamo chiesto un parere a Mariangela Rondanelli, direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Pavia, componente del panel. “Per poter mettere sul mercato un integratore è sufficiente inviare la notifica al Ministero della salute, che controlla la correttezza dell’etichetta e le concentrazioni delle sostanze utilizzate. – Dice Rondanelli – Questo non comporta un controllo sulla qualità, quindi sul mercato, accanto a prodotti di qualità elevata, ne troviamo altri in cui questa è piuttosto scarsa. Se poi facciamo acquisti su siti internet, non di rado possiamo imbatterci in prodotti non notificati al Ministero, che quindi possono contenere sostanze non autorizzate.”

È sempre preferibile evitare il fai da te e i consigli degli amici ma rivolgersi piuttosto al medico

Il problema è particolarmente importante quando consideriamo prodotti a base di botanicals. “I preparati ricavati dalle piante sono ricchi di principi attivi molto utili – fa notare Rondanelli  – però per garantire efficacia e sicurezza è necessario seguire uno specifico iter. Questo riguarda innanzitutto la qualità della materia prima: la pianta deve essere identificata con certezza (anche con analisi del Dna, quando necessario) e coltivata in modo adeguato; l’estratto botanico deve essere purificato da eventuali sostanze tossiche e standardizzato, cioè prodotto in modo da garantirne la costanza di composizione dei costituenti, e la stessa titolazione (ossia la concentrazione della classe chimica caratteristica). Per valutare l’efficacia di un integratore bisognerebbe poi considerare gli studi relativi all’ingrediente specifico, alla sua formulazione, che può renderlo più o meno disponibile per l’organismo, e alle effettive attività fisiologiche salutari, verificate da studi clinici analoghi a quelli che portano all’autorizzazione dei farmaci.”

Visto che queste informazioni non si trovano sulle confezioni degli integratori, cosa possiamo fare per distinguere prodotti efficaci e affidabili da altri di scarsa qualità? “In generale è opportuno evitare gli acquisti online. – Raccomanda l’esperta – Poi è sempre preferibile evitare il fai da te e i consigli degli amici ma rivolgersi piuttosto al medico o al farmacista per un parere sulla scelta e l’opportunità di un prodotto. È opinione diffusa che tutto ciò che è naturale “faccia bene”, o per lo meno non possa essere nocivo, ma non è così. Un integratore a base di piante può per esempio interferire con un farmaco, con effetti negativi. Il minimo che possiamo fare, in assenza del parere di un esperto, è cercare in rete informazioni sull’azienda che produce un certo integratore, confrontare più prodotti e cercare i riferimenti scientifici relativi all’efficacia e alla sicurezza dei prodotti”.

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  Valeria Balboni

Valeria Balboni

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10 Commenti

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    Antonio Iannibello

    Trovo ridicolo dire che la curcumi infiammi il fegato…. Date info correte o rimanete in silenzio…. È ridicolo

    • Valeria Nardi

      Gentilissimo Antonio, come riportato nel nostro apporfondimento “Si stima che il 5% delle persone che assumono questi prodotti manifestino problemi al fegato, soprattutto dopo un consumo prolungato (oltre un mese), in concomitanza con l’assunzione di farmaci e in assenza di un controllo medico. Il ministero della Salute ha deciso che in futuro sulle etichette degli integratori a base di curcuma e curcumina dovrà essere presente un’avvertenza che sconsiglia il consumo alle persone con alterazioni della funzione epato-biliare e a quelle con calcoli delle vie biliari. Sulle confezioni, poi, dovrà essere presente anche l’invito a consultare il medico prima di utilizzare questi integratori nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci.”
      per leggerlo tutto lo trova qui: https://ilfattoalimentare.it/curcuma-assolta-integratori.html

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      La curcuma è l’esempio perfetto del prodotto mediatico, da totalmente sconosciuta in Italia sino a pochi anni fa eccetto che per gli amanti della cucina orientale è diventata di colpo “curcuma is the new prezzemolo” infilata in enneantamila preparazioni culinarie e immediatamente osannata come rimedio supremo di tutti i mali, dall’unghia incarnita alla peste, e consigliata a fiumi e vagoni perché “naturale”.

      Valutazioni fatte dagli organi competenti hanno poi rivelato che gran parte dei benefici della curcuma erano illusori in quanto “falsi positivi”, e che inoltre il fegato di una percentuale significativa di persone reagiva male all’assunzione di curcuma.

      Ma il consumatore quadratico medio non va oltre il “è naturale dunque non fa male” (Socrate avrebbe da ridire su questa valutazione, ma era solo un palloso di qualche millennio fa, giusto?) e non vuol sentirsi dire che il suo toccasana in realtà serve se serve solo quando serve e magari nelle dosi opportune e prescritto da un medico e non da un qualsiasi blog .

      Mauro

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    maurizio andriollo

    Scrivete:….”ma rivolgersi piuttosto al medico o al farmacista per un parere sulla scelta e l’opportunità di un prodotto…”: ma l’erborista sapete che esiste? E che forse è quello che ne sa di più sui derivati di erbe officinali? Questa costante omissione della figura del professionista è quasi “offensiva”…

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      Peró l’erborista, figura che ritengo molto valida, potrebbe non essere informato delle patologie e terapie di chi si rivolge a loro.

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    1. Purtroppo ci sono molti prodotti commerciali che fanno gran pubblicità (es. per unghie e capelli) ma perfettamente inutili, eppure consigliati dal medico.
    2. Conosco una persona allergica (non intollerante) alla curcuma, ci andrei piano ad assumerla come integratore con leggerezza.
    3. Mi spiegate su cosa si basa il numero di persone che assumono integratori, data la capillarità di vendita, la multi-assunzione e l’impossibilità di verifica del dato?
    4. Anche a spanne, escludendo neonati e malati di cancro (sconsigliati integratori) devo presumere che tutti gli altri assumano integratori?

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    Valeria Balboni

    Getile Lauretta,
    premesso che sono d’accordo con lei sui punti 1 e 2, la stima del numero di persone che fanno uso di integratori proviene da un’indagine Censis, che può trovare qui:
    http://www.censis.it/welfare-e-salute/salute-gli-integratori-alimentari-utilizzati-da-32-milioni-di-italiani
    32 milioni sarebbero coloro che li usano almeno ogni tanto, oltre 18 milioni gli italiani che ne fanno uso abituale.
    4: sì, dobbiamo presumere che tutti ne facciano uso. Pensi solo alla diffusione della vitamina D per prevenire l’osteoporosi, all’uso di fermenti lattici dopo aver preso antibiotici, alle numerose formulazioni multivitaminiche usate inn momenti di stress o per potenziare il sistema immunitario…In effetti il valore del mercato degli integratori, pari a circa 3,5 miliardi di euro è enorme, basta pensare che il mercato della pasta in Italia vale circa 2,5 miliardi di euro.

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      Grazie Valeria. Concordo sul commento in generale, ma dunque è solo una stima, non sono dati reali. Grazie della risposta.

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    “ A seguito delle indagini condotte sui casi di epatite colestatica segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari contenenti estratti e preparati di Curcuma longa, e, in un caso, dopo il consumo di Curcuma in polvere, il gruppo interdisciplinare di esperti appositamente costituito e la sezione dietetica e nutrizione del comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale hanno concluso che, ad oggi, le cause sono verosimilmente da ricondurre a particolari condizioni di suscettibilità individuale, di alterazioni preesistenti, anche latenti, della funzione epato-biliare o anche alla concomitante assunzione di farmaci.”
    http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3842

    Per fare corretta informazione, occorre specificare che non è la SOSTANZA, ma l’AMBIENTE, cioè come asserito dal Ministero della Salute, la “suscettibilità individuale”.
    Ricordo inoltre che anche l’ERBORISTA è, riconosciuto per legge, insieme al FARMACISTA, il referente delle Piante Officinali .

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    Valeria Balboni

    Gentile Milena Maddalena,

    nell’articolo si legge che “si sono verificati diversi casi di infiammazione del fegato dovute all’uso di curcuma in persone che erano particolarmente sensibili a questa pianta”.
    Proprio perché ognuno di noi ha una propria suscettibilità e non conosce le possibili interazioni fra integratori e farmaci, è sempre opportuno chiedere il parere di un esperto.
    In effetti abbiamo trascurato la figura dell’erborista, la ringrazio per la segnalazione. Rimedieremo in futuro.