Home / Sicurezza Alimentare / Attenzione ai fitoterapici, non sono semplici integratori! Tutto quello che c’è da sapere sui “botanicals” per non correre rischi

Attenzione ai fitoterapici, non sono semplici integratori! Tutto quello che c’è da sapere sui “botanicals” per non correre rischi

Yellow curcuma root with wooden spoon and pills on orange backgroundLa recente pubblicazione del ministero delle Salute sugli integratori ha giustamente sottolineato che non curano patologie e che possono avere degli effetti indesiderati. Ma dove si collocano i prodotti da erboristeria o fitoterapici (botanicals)? Sono anch’essi degli integratori o qualcosa di diverso? Già si è fatto cenno parlando di integratori al riso rosso fermentato (monacolina K) e alla curcuma, ma un concetto non emerge chiaramente dal decalogo del ministero della Salute: i fitoterapici sono una categoria diversa rispetto ai semplici mutivitaminici o multiminerali.

I farmaci contengono in genere un principio attivo (sostanza monomolecolare) in quantità misurata, che esercita una specifica funzione metabolica. Il fitoterapico (ad esempio l’iperico o il ginseng) invece contiene dei fitocomplessi (cioè diverse sostanze che possono avere un effetto sinergico). La botanica sta oramai entrando in una nuova fase della sua storia: grazie all’impiego di spettrofotometri di massa, HPLC e TLC è possibile determinare con precisione i principi attivi che sono presenti in diverse partite di ginseng, ginkgo biloba o aglio, per esempio.

fitoterapici
I prodotti fitoterapici, al contrario degli integratori, contengono fitocomplessi che possono avere effetti farmacologici e/o interferire con i farmaci

I fitoterapici hanno una composizione diversa a seconda di come sono stati prodotti (tipo di pianta, diverso terreno di crescita, andamento della stagione, tempo di raccolta, preparazione…). Agiscono a livello farmacologico su diversi sistemi di detossificazione che gli esseri umani possiedono per metabolizzare le sostanze estranee all’organismo (i cosidetti xenobiotici). Uno di questi è il citocromo P450, in realtà una famiglia di citocromi, che a sua volta comprende numerose sottofamiglie. Quasi tutti i farmaci che noi assumiamo vengono metabolizzati da qualche sottoclasse del citocromo P450, ma lo stesso accade anche con i fitoterapici, che vanno quindi ad interferire con il metabolismo di diversi medicinali.

Alla base, c’è un problema culturale molto importante:

  1. I prodotti da erboristeria sono considerati alla pari degli integratori alimentari, mentre agiscono con meccanismi simili ai farmaci. Se vengono usati da persone competenti secondo le evidenze scientifiche sono dei farmaci a tutti gli effetti (medicina allopatica).
  2. Vengono assunti autonomamente dalle persone con l’idea che possano fare solo bene e che non abbiano alcun effetto collaterale.
  3. Anche se i medici chiedono esplicitamente ai pazienti se assumono integratori, i pazienti dimenticano di dire che assumono fitoterapici perché non li considerano neppure integratori. È necessario che i medici chiedano direttamente se oltre agli integratori assumono anche prodotti da erboristeria.
  4. La normativa per registrare un farmaco è molto complessa e onerosa, quindi le varie aziende preferiscono registrare i fitoterapici come integratori.
  5. I medici tedeschi studiano la botanica durante il corso universitario e prescrivono di routine fitoterapici ai loro pazienti. Alcuni fitoterapici sono anche rimborsati dal sistema sanitario tedesco.
  6. In Italia il corso di laurea in medicina non prevede più lo studio della botanica dagli anni ’30 del secolo scorso. I medici italiani, a meno che non seguano dei master post laurea in fitoterapia, non conoscono la materia. I farmacisti spesso sono molto più preparati.
medico sovrappeso
Riferire sempre al proprio medico se si assumono fitoterapici, che potrebbero interferire con la terapia farmacologica o avere effetti tossici

Quindi attenzione: non assumete prodotti da erboristeria in maniera autonoma, ma fatevi sempre consigliare da farmacisti o persone competenti. Non sono semplici integratori, bensì prodotti che possono essere utili, ma anche tossici per fegato e reni, e possono interferire con il metabolismo di farmaci che già assumete. Quindi comunicate sempre al medico che vi ha in cura (medico di famiglia, cardiologo, oncologo…) se assumete fitoterapici. Sarà suo compito valutare con l’ausilio di programmi adeguati se il prodotto che state assumendo può essere tossico e/o interagire con i farmaci che assumete.

L’autore dichiara di non avere alcun conflitto di interessi

© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare

  Antonio Pratesi

Antonio Pratesi
medico nutrizionista

Guarda qui

latte in polvere

Latte in polvere, dopo l’epidemia di Salmonella arrivano le raccomandazioni dell’Anses. Consigli anche per i genitori

Nel 2017 in Francia, tra agosto e dicembre, 38 neonati di pochi mesi sono stati …

4 Commenti

  1. Avatar
    Annabella Vitalone

    Solo una precisazione: i “fitoterapici ” sono farmaci e vanno ben distinti dai prodotti erboristici e dagli integratori alimentari! Si veda sito del ministero della salute per una corretta definizione di quanto riportato.

  2. Avatar

    Salve io sono laureata in scienze erboristiche corso di laurea che fa parte di farmacia. Il problema è sorto nel momento in cui il ministero ha deciso di far rientrare i fitopreparati nella categoria integratori alimentari. Il farmacista studia solo le.famiglie più grandi di principi attivi vegetali per Il resto sono appunto gli erboristi a conoscere bene piante e p.a. vegetali. Prima i medici non sapevo cosa fosse aloe o malva, quando le case farmaceutiche hanno capito che il settore integratori alimentari era in crescita hanno iniziato a produrre di tutto, cosicché i rappresentanti delle stesse case le hanno proposte ai medici e questi ultimi prescrivono senza conoscere a fondo piante e p.a.. Bisognerebbe dare a Cesare ciò che è di Cesare.Perché case farmaceutiche farmacie parafarmacie e medici non si riferiscono alla figura preposta che è l’erborista? Esiste in disegno di legge presentato tanti anni fa che riqualifichi tale figura, la sua legge risale al 1931.
    Propongo un articolo su tale tema contattando direttamente il presidente della FEI federazione erboristi italiani. Io ho perso il lavoro proprio per l’ignoranza sul tema.

  3. Avatar

    Buongiorno,
    certamente parlare di salute sarebbe la cosa principale di un farmacista o meglio ancora di un medico.
    Dal mio punto di vista non basta un principio attivo, una pianta o frutto vive in un contesto completo,
    può a questo punto un principio attivo fare le funzioni complete di quanto vorremmo se sintetizzato?
    quindi: Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo, e che sia completo.

  4. Avatar

    Buongiorno Dott. Pratesi,
    terrei a farle presente che oggigiorno coloro che sono titolari e/o lavorano in erboristeria sono sempre più persone preparate, laureate (anche con più titoli universitari) nel settore, con conoscenze consolidate in termini di utilizzo, proprietà, trasformazione, sinergie, interazioni con farmaci e tutto ciò che concerne la sicurezza d’uso di tali estratti. Forse non è a conoscenza del fatto che c’è un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche che prepara in modo estremamente serio e mirato operatori che poi andranno ad occuparsi di ciò che riguarda il settore delle sostanze di origine vegetale (e che per ora il Ministero della Salute definisce integratori alimentari).
    Sono d’accordo sul porre l’attenzione che il “fai da sé” non debba essere l’approccio corretto e fossi in lei consiglierei ai suoi pazienti di chiedere consiglio ad un erborista che tratta tutta la materia con rigore e passione, piuttosto che rivolgersi a chi si occupa di integratori solo per venderli.
    Mi auguro ci possa essere maggior chiarezza in futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *