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Integratore alimentare Fat Burner, la pubblicità secondo lo Iap è ingannevole

La pubblicità dell’integratore alimentare Fat Burner usa termini ed espressioni scorrette e illusorie per accreditare un’inverosimile efficacia dimagrante. Per questo motivo il messaggio  pubblicitario   “Brucia le calorie con Fat Burner”, rilevato su Diva e Donna del 10 maggio 2022, è stato censurato dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (ingiunzione 14/22 del 29/6/22). Il messaggio pubblicizza un integratore a base di erba mate, colina e tè verde, le cui compresse vengono presentate come capaci di contribuire alla perdita di peso attraverso frasi come: “aiutano a bruciare i grassi efficacemente”; “brucia le calorie con Fat Burner”; “Aiuta a bruciare i grassi in maniera efficiente e ti aiuta anche a mantenere un peso salutare”.

La comunicazione – si legge nella sentenza – conferisce al prodotto effetti ad esso non riconoscibili, posto che all’erba mate possono essere attribuiti unicamente effetti fisiologici sull’equilibrio del peso corporeo, lo stimolo del metabolismo e il metabolismo dei lipidi e non certo un’azione brucia grassi e di mantenimento.  Il messaggio usa infatti  termini ed espressioni tali da accreditare un’inverosimile efficacia del prodotto. Le promesse veicolate risultano di per sé scorrette e illusorie, prive di una indicazione chiara sulla necessità di adottare un regime alimentare ipocalorico e uno stile di vita coerente con l’obiettivo della perdita di peso, lasciando intendere che tali risultati siano facilmente conseguibili e mantenibili grazie al solo uso del prodotto pubblicizzato”.

integratori
Non c’è sufficiente evidenza a sostegno degli effetti positivi di alcuni integratori sulla prevenzione del declino delle funzioni cognitive

Sempre a proposito di promesse degli integratori il sito Epicentro  – portale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità – segnala che il numero di luglio 2022 della newsletter Clinical Digest, curata dal National Center for Complementary and Integrative Health (Ncch) americano, sintetizza lo stato delle conoscenze scientifiche relative ai benefici degli integratori alimentari sulle funzioni cognitive, la demenza e l’Alzheimer. Sebbene qualche studio abbia mostrato effetti positivi di alcuni integratori sulla prevenzione del declino delle funzioni cognitive, non c’è ancora sufficiente evidenza a sostegno di questo effetto. Per approfondire consulta la newsletter “Dietary Supplements and Cognitive Function, Dementia, and Alzheimer’s Disease”.

Nonostante questi e altri pareri scientifici che avanzano un certo scetticismo nei confronti degli integratori, secondo uno studio recente dell’area studi di Mediobanca l’Italia  è il più grande mercato degli integratori alimentari in Europa (oltre un quarto del totale) e si prevede di  sfiorare i 5 miliardi di vendite nel 2025.

© Riproduzione riservata – Foto: Adobestocks, Fotolia

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Roberto La Pira

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Come sempre l’ingiunzione è arrivata dopo che la campagna mediatica era ormai esaurita da tempo e aveva ampiamente ottenuto lo scopo di comunicare al consumatore che l’intruglio gli consentiva di mangiarsi un cinghiale a pasto e grazie alla pilloletta di continuare a indossare la taglia 42, e quindi pura aria fritta in termini di efficacia sanzionatoria ed educativa.

    Finché le pubblicità e le etichette degli pseudo-para-quasi-forse medìcinali, integratori, sport drink eccetera non saranno sottoposte per legge al vaglio e all’approvazione ***PREVENTIVI*** degli organi competenti questi continueranno a spegnere incendi arrivando col Canadair su di un letto di ceneri neppure più fumanti.

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