Larve su un piatto con erbe, acanto a forchetta e cucchiaio; concept: insetti commestibili

Mentre il governo vara nuovi decreti che regolano la commercializzazione degli insetti commestibili, l’atteggiamento del pubblico sta cominciando a cambiare, orientandosi verso posizioni più favorevoli a questa innovazione. È quanto emerge da un incontro promosso dall’Università di Bergamo, nel corso del quale è stata presentata un’indagine sulle opinioni del pubblico realizzata, specificano i ricercatori, tra ottobre 2021 e settembre 2022, prima che l’argomento diventasse di attualità. I dati che arrivano da un campione rappresentativo della popolazione mostrano che un 30% degli intervistati può essere considerato mediamente propenso (21%) o addirittura molto incline (9%) al consumo di insetti. I più aperti nei confronti del nuovo alimento sono  in maggioranza uomini, di età più matura rispetto ai più diffidenti, e tra loro ci sono anche i consumatori più attenti sia all’ambiente che alle proprietà salutistiche degli alimenti, oltre che quelli con maggiore propensione alla curiosità e alla sperimentazione di nuovi cibi: “Un risultato non molto diverso da quello che emerge in altri paesi europei”, spiega l’autore dell’indagine Riccardo Valesi, ricercatore del Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bergamo. “È interessante notare che i più favorevoli sono anche quelli che hanno già avuto occasione di assaggiare alimenti a base di insetti”.

Cosa che per ora non è affatto facile, almeno in Italia, salvo sporadici esperimenti come quelli degli hamburger con farina di grillo da poco disponibile a Milano. “L’ho assaggiato e posso testimoniare che si tratta di un prodotto gustoso, che mostra come la farina di insetti possa entrare in alimenti come pane, biscotti, snack,  arricchendoli dal punto di vista nutrizionale se presente in quantità adeguate”, spiega un altro dei relatori al convegno, Carlotta Totaro Fila, fondatrice e amministratrice di Alia Insect Farm, una start up agricola lombarda che si prepara a produrre polvere di grillo. “L’indagine realizzata dall’Università di Bergamo è interessante perché mostra un gradimento del prodotto apprezzabile, offrendo per la prima volta una profilazione del consumatore italiano”, sottolinea l’imprenditrice.

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Il mercato europeo si concentrerà su insetti in polvere, da usare per arricchire di proteine e nutrienti altri alimenti

Altri paesi sono più avanti di noi: in Svizzera la Essento sta già commercializzando snack a base di grilli e tarme della farina disidratati “Secondo la FAO, in tutto il mondo gli insetti fanno già parte della dieta di oltre due miliardi di persone”, ricorda Steven Barbosa, intervenuto a Bergamo in rappresentanza di IPIFF (International Platform of Insects for Food and Feed) un’associazione che rappresenta presso le autorità europee gli interessi dei produttori di insetti. Per il momento IPIFF ha 77 rappresentanti, non solo all’interno dell’Unione Europea, tra cui le italiane Alia Insect Farm, BEF Biosystems e Italian Cricket Farm oltre a varie Università e istituti zooprofilattici. Dai dati emerge che in Europa il settore è destinato a crescere, grazie anche alla crescente richiesta di alimenti ad alto contenuto proteico: “Oggi la produzione europea di insetti è di poche tonnellate, e tra le aziende impegnate nel settore ci sono anche produzioni legate a settori più tradizionali come il pet food o l’agricoltura integrata”, spiega Barbosa, ma la situazione sta cambiando: “gli investimenti hanno già superato il miliardo e mezzo di euro e sono destinati a raddoppiare nel giro di un paio di anni”. Secondo IPIFF, se nel 2019 solo 9 milioni di europei hanno consumato insetti e prodotti derivati, nel 2030 questa cifra potrebbe arrivare a 390 milioni.

In Europa gli alimenti a base di insetti sono regolati come novel food, il che richiede una valutazione da parte dell’Efsa che per ora è stata ottenuta per quattro tipologie di prodotto, mentre altre domande sono ancora in discussione. Ma i preparati realmente disponibili sono ancora pochi: “per ora le polveri di grillo autorizzate sono due, una europea e una vietnamita”, spiega Totaro Fila. “Credo comunque che il mercato europeo si concentrerà su insetti in polvere, da usare per arricchire di proteine e nutrienti altri alimenti, più che sugli insetti in quanto tali che suscitano ancora disgusto”. Anche Alia non ha ancora avviato la produzione, ed è in attesa di autorizzazione: “l’iter di approvazione è molto complesso, e credo che questo sia una garanzia ulteriore per i consumatori”, prosegue l’imprenditrice. “La nostra farina di grillo poi sarà prodotta con un processo esclusivo di atomizzazione che prevede prima un abbattimento di temperatura per addormentare l’insetto, e poi il riscaldamento per processarlo”.

Fried insects
Rispetto ad altre produzioni animali, gli insetti permettono di risparmiare mangime, acqua e superficie impiegata

Con questo metodo si preservano al meglio le proprietà nutrizionali dell’insetto e il suo sapore resta abbastanza neutro, oppure con sentore di noccioline nel caso di polvere tostata. “Rispetto ad altre produzioni animali, gli insetti permettono di risparmiare mangime, acqua e superficie impiegata, eppure la burocrazia rende ancora difficile ottenere sostegno per questo tipo di produzioni”, spiega Totaro Fila, “ma le prospettive sono interessanti, anche in termini di economia circolare, pensiamo alla possibilità di utilizzare le deiezioni degli insetti come fertilizzante”. E non solo: “Tra i settori destinati a crescere”, ricorda Barbosa, “c’è quello dell’allevamento di insetti per l’alimentazione di animali – pesci ma anche pollame e maiali – che entro il 2030 potrebbe coprire il 40% del mercato”.

E anche il recente decreto ministeriale non suscita particolari preoccupazioni: “Credo che i politici siano stati spinti dalla necessità di arginare una valanga di fake news sul tema, riproponendo informazioni che sono già incluse nei decreti europei”, osserva Totaro Fila. “Indubbiamente la presenza di insetti sarà evidenziata dai produttori, perché valorizza il prodotto, e anche gli scaffali dedicati ipotizzati dal ministro potrebbero avere questa funzione”. Il rischio, semmai, conclude l’imprenditrice, “visto che i regolamenti europei stabiliscono la percentuale massima di polvere di insetti che può essere inserita nei diversi prodotti, ma non la minima, è che alcune aziende inseriscano nei loro prodotti una quantità minima di insetti – con un limitato apporto nutrizionale – solo per poterli dichiarare in etichetta”.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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Gina
Gina
3 Aprile 2023 04:47

La mia posizione( a differenza di ciò che si scrive in questo articolo ) riguardo alla farina di insetti, non cambierà” MAI “e non solo perche ‘ sono vegetariana , ma perché questa operazione di sperimentazione europea di “novel food ” di grilli o insetti in genere “mi disgusterebbe anche se fossi carnivora ..
Oltre a leggere molto bene le etichette di ogni singolo prodotto, oltre ad acquistare meno e solo prodotti di qualità e *made n Italy *,ho deciso di tagliare l acquisto di tutti quei prodotti che potrebbero contenerla ….La strategia di selezione di ciò che acquisto ogni volta che entro in un supermercato è già in atto da qualche mese.. ..!!!

Mirko
Mirko
4 Aprile 2023 06:37

Tempo ci vuole, e si scoprirà che chi parla, chi scrive, chi porta avanti consigli e promuove questo obbrobrio si scoprirà con conflitto di interessi, le viro star presenti in tv insegnano qualcosa. Per il popolino gli insetti per i nobili il pesce e la fiorentina. Fa bene il governo che vuole ghettizzarli in un angolino del punto vendita.

Roberto La Pira
Reply to  Mirko
4 Aprile 2023 13:19

Veramente i prodotti con farina di insetti costano decisamente più di quelli comprati dal “popolino”

Andrea T.
Andrea T.
Reply to  Roberto La Pira
6 Aprile 2023 16:53

e verrebbe da chiedersi:
se è vero che sono proposti come cibo alternativo perchè “inquina meno”, perchè “costa meno produrlo”, ecc. ecc. , perchè costa di più al consumatore? sarà una mossa commerciale per via della “moda”?
personalmente sono onnivoro, viva la carne ITALIANA, allevata in ITALIA, con metodi corretti sia per il consumatore che per la legge che per l’animale. Ma se proprio devo trovare una fonte proteica non derivata da allevamenti di grandi mammiferi, allora meglio le proteine vegetali.

saluti

F. Brioschi
F. Brioschi
4 Aprile 2023 08:36

Mai sentito il detto: “chiedere all’oste se il suo vino è buono?”
Questi se la suonano e se la cantano senza contradditorio!

Giorgio D.A.
Giorgio D.A.
4 Aprile 2023 12:38

Qualche considerazione casuale perchè se ne possono fare a centinaia che vengono solitamente taciute.
Se come è vero due miliardi di persone si nutrono di insetti, è altrettanto vero che gli altri 6 miliardi ne fanno (volentieri?) a meno.
I due miliardi di persone che utilizzano insetti, non hanno diete a base di. Gli insetti vengono considerati solitamente uno snack, da servire per accompagnare la birretta o altri drink. Tranne forse la zuppa di bachi da seta coreana e le uova di formiche tailandesi, il resto è pressochè assimilabile a patatine fritte e simili.
Gli entomofagi gli insetti li mangiano davvero, non spargono farina di grillo o di larve per ogni dove. Quindi neanche stiamo importando una tradizione, come il sashimi giapponese, stiamo facendo qualcosa di nuovo, studiato a tavolino, di cui si fatica a comprendere lo scopo, a meno di accettare le teorie e la ben finanziata e ubiquitaria propaganda del WEF che cibarsi di insetti riduca il “cambiamento climatico”.
Considerato che il target attuale sono i cittadini dei paesi “avanzati”, quelli che maggiormente hanno problemi di obesità e malattie causate da eccesso di grassi e proteine animali, aggiungere altre proteine animali sembra avere poco senso.
Avrebbe invece senso investire in educazione alimentare, che andrebbe inserita come materia di studio fin dall’infanzia, cosa puntualmente disattesa, per insegnare ai cittadini che il cosa e il quanto si mangia impatta anche pesantemente su salute e benessere, oltre che sull’ambiente e risorse disponibili.
Con un miliardo e mezzo di esseri umani in sovrappeso nel pianeta, ci sarebbe parecchio da fare con quello che abbiamo già disponibile, conoscenze e buon senso.

Roberto La Pira
Reply to  Giorgio D.A.
4 Aprile 2023 13:27

Il problema è che l’educazione alimentare è un tema sconosciuto ai ministeri della Salute e dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste

Giorgio D.A.
Giorgio D.A.
Reply to  Roberto La Pira
4 Aprile 2023 15:21

Purtroppo è vero, anche in senso lato, che sia un tema che non pare preoccupare nessuno. Per il ministero della Salute la priorità sembra sia non ostacolare una medicina politicizzata e meccanicistica, assediata da pressioni economiche che prevedono vaccini e farmaci a fiumi, mentre la prevenzione pare una chimera cosí come i servizi medici di base.
Capisco il ministero dell’Agricoltura, che segue i desiderata dei sui elettori. Tutto sommato tra i tanti è il meno peggio, fa gli interessi di una parte consistente di chi di agricoltura ci campa ed è già qualcosa.
Resterebbe il ministero dell’Istruzione, perchè no, forse il più indicato a occuparsene. Parliamo di educazione, non ci sarebbero neppure evidenti conflitti.

Roberto La Pira
Reply to  Giorgio D.A.
4 Aprile 2023 17:55

Ripeto non se ne occupa nessuno

Mirko
Mirko
Reply to  Roberto La Pira
5 Aprile 2023 15:25

Chissà perché è sconosciuta, ma sentito parlare di lobby che vanno a braccetto con la politica? È tutto studiato a tavolino, non fanno nulla al caso.

Giorgio D'Alò
Giorgio D'Alò
29 Aprile 2023 18:06

Sono favorevole all’utilizzo della polvere di insetti commestibili come ingrediente per le preparazioni alimentari. I vantaggi in termini di salvaguardia di risorse sono irrinunciabili.

Giancarlo Frigeni
Giancarlo Frigeni
30 Aprile 2023 09:38

Sugli insetti non state più facendo informazione, ma state palesemente facendo una campagna pressante che con tutta sincerità inizia a far pensar male. Ma possibile che non venga tenuto in considerazione il fatto che se 2 mld di persone si nutrono anche con insetti è perchè probabilmente l’offerta nei loro paesi e le loro tradizioni alimentari li hanno portati ad utilizzarli. E come dimenticare che il nostro microbiota intestinale, almeno quello degli europei non è affatto predisposto al consumo di questi prodotti. Perchè non utilizzare le vostre capacità per promuovere un consumo consapevole delle proteine animali, piuttosto che promuovere l’utilizzo di queste farine per la gioia della UE e delle startup che le produrranno.

Roberto La Pira
Reply to  Giancarlo Frigeni
30 Aprile 2023 12:56

Si tratta di un mercato poco presente fino ad ora in Italia e che anche in futuro avrà probabilmente quote marginali. Forse qualcun altro ha creato steccati in modo pretestuoso nei confronti di un nuovo ingrediente senza fondati motivi