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Influenza aviaria, i primi casi del virus H5N8 negli esseri umani. Il mercato delle uova risente della crisi

Alla fine, dopo mesi di continui focolai in tutta Europa e, contemporaneamente, in Asia, e nonostante la soppressione di milioni di volatili, è avvenuto quello che si temeva: si sono verificati i primi contagi umani di influenza aviaria del ceppo H5N8. In Russia ci sono sette casi confermati in persone che hanno maneggiato polli in un impianto di lavorazione (nessun contagio è avvenuto durante la preparazione di cibo). I pazienti stanno bene, sarebbero asintomatici, e la situazione sembra sotto controllo, anche se viene monitorata attentamente. Per il momento, inoltre, si esclude la trasmissione diretta da persona a persona. Ma vista la grande capacità di mutare di questi virus, l’attenzione è alta.

La reazione della Russia, riferita dal capo dell’agenzia Rospotrebnadzor, cui è delegato il controllo della salute pubblica, non a caso è stata rapida. Dopo aver controllato i pazienti e aver comunicato all’OMS l’avvenuto salto di specie, l’istituto virologico Vector di Koltsovo, in Siberia, sta mettendo a punto test specifici per gli esseri umani e lavorando a un vaccino, in modo da essere pronto in caso la situazione peggiori.

Ma la crisi dell’ influenza aviaria, che in alcuni Paesi asiatici si somma a quella delle peste suina africana, sta comunque avendo ripercussioni in Europa e, soprattutto, nel mercato delle uova. In particolare, i problemi nascono dal fatto che l’aviaria ha colpito in modo grave in Polonia, il primo Paese a livello continentale per produzione di pollame. Nonostante la soppressione di 5 milioni di volatili, non è stato possibile eliminare del tutto i focolai, e ne sono risultate conseguenze negative nel mercato delle uova, con aumenti di prezzo all’ingrosso anche del 20% nel Paese, e di entità solo di poco inferiore in Germania, in Francia e in altri Paesi (ma non in Spagna, diretto competitor della Polonia per numero di esemplari allevati).

Nel 2019 la Polonia aveva prodotto 648 mila tonnellate di uova, piazzandosi al sesto posto in Europa, mentre la Germania ne aveva prodotte 1,7 miliardi di unità, guadagnando oltre 300 milioni di euro dalle esportazioni nei Paesi Bassi, in Belgio, Austria e nella stessa Polonia. Ora il timore è che, oltre ad aumenti dei prezzi, ci siano blocchi del mercato, con divieti che si sommano alle limitazioni imposte dal Covid.

I focolai di influenza aviaria in Polonia stanno avendo ripercussioni sul mercato delle uova

Anche in Francia l’influenza aviaria ha fatto danni, soprattutto nel sud del Paese. Lì infatti ci sono stati i maggiori focolai, soprattutto nelle oche e nelle anatre allevate per il ricco mercato del fois gras. Nonostante la soppressione di 3 milioni di volatili, che rappresentano il 3,5% del totale degli esemplari macellati in un anno, e il successivo rallentamento della malattia, la situazione non è ancora sotto controllo. Germania, Svezia e Regno Unito hanno dovuto eliminare migliaia di uccelli ma continuano a dover fronteggiare focolai.

In Italia, per ora, stando a quanto riportato dal bollettino dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, si segnala qualche focolaio soprattutto nel Nord Est (in Friuli e Veneto), ma anche Emilia Romagna e Puglia, sia in animali selvatici che in un allevamento, ma non si sono verificate crisi come quelle degli altri Paesi europei.

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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