;
Home / Benessere animale / Influenza aviaria: in Italia abbattuti 9 milioni di galline, tacchini, polli e 200 allevamenti chiusi

Influenza aviaria: in Italia abbattuti 9 milioni di galline, tacchini, polli e 200 allevamenti chiusi

influenza aviariaIn Italia il numero di animali colpiti dall’influenza aviaria e abbattuti ha raggiunto quota 9 milioni. Il centro del focolaio iniziato alla metà di ottobre 2021 è sempre il Veneto, più precisamente le province di Verona e Padova, e in parte la Lombardia (fonte: Istituto zooprofilattico delle Venezie, dati aggiornati al 14 dicembre 2021). All’inizio sono stati colpiti solo i tacchini, ma adesso sono coinvolti anche allevamenti di polli e galline e negli ultimi tempi si registra la chiusura di circa 30 allevamenti al giorno.

Secondo alcuni addetti ai lavori  siamo di fronte alla più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia, anche se in realtà quella del 1999/2000 interessò oltre 16 milioni di volatili. La situazione è tutt’altro che tranquilla e a poco più di due mesi dall’inizio, il bilancio comincia ad essere pesante e non si vedono segni di inversione di rotta. La conseguenza più probabile è che adesso cominceranno le importazioni di polli e di uova dall’estero, un’operazione fino ad ora del tuto marginale, essendo l’Italia un paese autonomo da questo punto di visita.

allevamento intensivo polli Depositphotos_37754611_S influenza aviaria
L’influenza aviaria dei polli non si trasmette facilmente agli esseri umani

N0n bisogna però agitarsi troppo, perché alla domanda sulla possibilità del passaggio di specie tra gallina ed esseri umani, la risposta degli esperti è sempre stata negativa (il virus colpisce difficilmente le persone, tant’è che in Italia non abbiamo mai avuto casi conclamati). Il corpo umano ha pochissimi recettori per il virus dell’influenza aviaria e sono presenti  soprattutto a livello polmonare. Il virus quindi deve essere respirato in grande quantità in modo da riuscire ad arrivare direttamente negli alveoli, altrimenti si ferma prima e non attecchisce. Qualche caso di passaggio di specie si è registrato nel Sud-Est Asiatico ma in situazioni di promiscuità abitativa tra persone e animali.

© Riproduzione riservata Foto: fotolia.com, IzsVe, depositphotos.com

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Pulcini maschi: la Camera approva lo stop all’abbattimento selettivo. La proposta passa al Senato

Ieri, 16 dicembre, la Camera dei deputati ha approvato l’emendamento che prevede, entro la fine …

8 Commenti

  1. Avatar

    Quindi, negativo il riscontro scientifico sulla trasmissione animale-uomo, e perché abbattere i capi allevati? Così, non chiedo da animalista, ma da cultore della logica, e magari ho ancora da imparare ()

  2. Avatar

    A prescindere dal fatto che il virus dell influenza aviaria possa difficilmente colpire l essere umano, non si comprende come in un Italia del Nord, Veneto e Lombardia in primis, dove imperversano i mega e orrendi allevamenti intensivi di polli debbano succedere certi accadimenti così incresciosi e molto rischiosi per la salute pubblica, con conseguente sofferenza per la vita di milioni di animali e con successivo inquinamento ambientale..Il presupposto giusto da cui partire è che tutto ciò è sbagliato, a prescindere che l essere umano possa difficilmente prendersi un influenza aviaria…

    • Avatar

      Sono pienamente d’accordo su tutto. La questione è sempre la stessa. Il denaro prima di ogni cosa, salute degli esseri umani e dei poveri animali.

  3. Avatar

    Esiste un altro modo per arginare la pandemia da influenza aviaria , ossia :non allevare bestiame in allevamenti intensivi. E il metodo più semplice, sicuro, che garantirebbe anche una sostenibilità ambientale..